Masseto 2006 | Come ti boccio la boccia

di Alessandro Morichetti

Certi vini non capitano a tavola tutti i giorni. Francesco Fabbretti – enotecario, sommelier Master Class e docente presso la Loyola University di Roma – ha condiviso con noi questo recente assaggio.

massetoMasseto è il merlot in purezza più celebrato e costoso d’Italia. Proviene da una collina di soli 7 ettari nella Tenuta dell’Ornellaia. Pare che sulla Place de Bordeaux il Masseto 2007 en primeur (cioé venduto ancor prima che sia terminato l’affinamento) sia quotato esattamente come il celeberrimo Chateau Petrus: 700 eurini + iva. Va detto che, nell’apprezzamento dei critici più influenti, l’annata 2006 ha sbancato, risultando preferita anche al coetaneo Sassicaia. Bando alle ciance, ho sganciato 500 euri per comparne una boccia e poter così dire, un giorno, “io c’ero”. Immaginate la scena: pranzo di Capodanno, sacra bottiglia aperta col dovuto anticipo e menù ad hoc. Le condizioni per un successo epocale c’erano tutte.
Versato il nettare nel bicchiere, comincio ad ammirarlo per godere dello spettacolo cromatico di questo rubino inpenetrabile e splendente, sangue di piccione diresti in punta di manuale. Faccio per accostare il naso cosciente dell’importante tenore alcoolico (15%), curioso di capire come sia stato gestito. L’attacco è straordinariamente ricco: per dare un’idea del profumo si potrebbe prendere un manuale in cui si elencano tutti i sentori immaginabili in un vino rosso, concentrarlo e metterne il succo per intero nella stessa bottiglia. Emozionante passare dal ribes al carrubo, dalla vena chinata ai richiami ematici, dal goudron (sentore di catrame, mai sopra le righe) alla ciliegina rossa. Insomma, fuochi d’artificio. Da buon amante della Langhe preferisco vini più freschi, acidi, spogli, ma qui mi inchino di fronte a tanta complessità.

Eccoci quindi al palato. La corrispondenza olfattiva è perfetta, vino prontissimo fin da subito, succoso e perfetto agli “occhi” dei commensali. Veniamo al dunque. Perfetto, complesso, pronto, ovviamente buono, però dopo una pappardella e uno stracotto al cinghiale c’è ancora mezza bottiglia e non vedo nessuno disposto a versarsi ancora un goccio. “Timidezza” penso “con quello che l’ho pagato magari aspettano che mi serva io per primo”, quindi prendo la boccia e faccio per versare a tutti un altro bicchiere. Nessuno si muove. Le facce, pur sorridenti, non sono entusiaste come mi aspetterei e noto che il vino viene bevuto a gocce più che a piccoli sorsi.

Ciliegina sulla torta. Arriva il dessert in tavola e il mio vicino mi bisbiglia “senti, finiscitelo tu perché io non ce la faccio più”, porgendomi il bicchiere praticamente intatto. Con un misto di soddisfazione e dispiacere lo prendo e tracanno il vino, provando un senso di saturazione eccessivo. Il pranzo si conclude e mi dirigo verso la macchina con una serie di domandone in testa:

D – Ho fatto bene a spendere ‘sto pacco di soldi per questo vino?
R – Sì: il vino è conoscenza costante, ed io ho colmato una lacuna significativa.
D – Come è questo vino?
R – E’ così perfetto da dubitare che esista davvero.
D – E’ un vino legato al territorio?
R – Che il terreno sia di prima classe e il posizionamento delle vigne di prim’ordine è fuori discussione, certamente manca di quel “fascino dell’imperfetto” che è per me imprescindibile e che è spesso marcamento di uno specifico terroir.
D – L’abbinamento ideale di questo vino?
R – Ricoperto da una teca di vetro a prova di furto, adagiato su un cuscino di velluto issato su un piedistallo a fianco di altre opere d’arte (chi l’ha detto che il vino si deve bere, no?)
D – Rispenderei questi soldi per berlo nuovamente?
R – Il vino è conoscenza, io questa conoscenza l’ho colmata. Adesso, ognuno per la sua strada senza rancori.

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Alessandro Morichetti

Tra i fondatori di Intravino, enotecario su Doyouwine.com e ghost writer @ Les Caves de Pyrene. Nato sul mare a Civitanova Marche, vive ad Alba nelle Langhe: dai moscioli agli agnolotti, dal Verdicchio al Barbaresco passando per mortadella, Parmigiano e Lambruschi.

19 Commenti

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Andrea Gori

circa 10 anni fa - Link

boh a me il Masseto in genere piace a prescindere. E penso che il 2006 abbia bisogno di tempo, anche parecchio, per arrivare ad un livello di espressività e piacevolezza del suo rango. Per cui non me la sentirei di bocciarlo in maniera così tranchant...

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gallico

circa 10 anni fa - Link

Ho avuto la fortuna di assaggiare davvero parecchie annate di questo grande Merlot, ed il cambio riguardevole dal '97 in avanti ha fatto davvero storia. L'anno scorso, quando assaggiai il 2005 in mezzo a tutti i migliori bordolesi (anch'essi 2005), e tutto alla cieca, rimasi davvero eccitato dall'incontro col nettare, soprattutto perché lo giudicai migliore di molti ammirevoli Saint-emilion e Pomerol. Ho provato il 2006 quest'anno alla Leopolda di Firenze: spero sia stata la confusione a distrarmi, ma non ho piu' ritrovato LA CLASSE dell'annata precedente. Il prezzo ed il contenuto alcolico non fanno altro che riprendere la scia lasciata dai grandi Bordeaux degli ultimi tempi... purtroppo. Il tempo credo che non aiuterà a smorzare questa eccessiva presa di posizione che si manifesta in bocca e credo invece che rimanga fedele a questa sua scordatura iniziale. E giusto un mio parere ma arrivare a 15 gradi penso sia eccessivo. Spero d'essere smentito e godere in futuro di questa grande bottiglia frutto di un grande terroir e di una grande equipe. A tres bientot.

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Francesco Fabbretti

circa 10 anni fa - Link

devo dire per correttezza che se mi fossi trovato a una degustazione in cui, notoriamente, il vino viene versato con il contagocce, starei a sperticarmi di lodi senza se e senza ma. Altra cosa è prendere la bottiglia e finirsela. Sinceramente l'ho trovato eccessivo: un vino fatto più per stupire che per essere bevuto. non avendo avuto il piacere di bere annate precedenti non mi permetto di fare paragoni, però nel 2006 (che dalla media ponderata dei punteggi assegnatigli dalle varie guide internazionli è risultato "The best of the bests") non ho trovato quello che tante volte avevo letto. Detto francamente sembra un vino progettato per piacere a Parker e Suckling, più che a un palato italiano.Arrivare sul tetto del mondo è meritorio ma fa un po' di tristezza sapere che ci si arriva perdendo l'identità di un territorio

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Riccardo Margheri

circa 10 anni fa - Link

IMHO troppo spesso ci si dimentica che i grandi bolgheresi (e il Masseto è fra questi, che sono pochi) sono attraenti in gioventù più per polposità di frutto che per profondità e finezza tannica, ma danno il meglio di sé dopo un tempo a volte sorprendentemente lungo. Anzi, capita a volte che più sono suadenti e gradevoli appena usciti e più hanno gittata corta. L’esempio topico di questa parabola evolutiva è il Sassicaia, vino reticente se ce n’è uno a Bolgheri, ma anche il Masseto rientra in questa fattispecie (con l’eccezione del 2001, che era buonissimo fin da subito e per me era ed è un iradiddio). Ovvero, quando l’annata lo consente e si estraggono le grandi strutture, non è solo per arrapare artatamente i Suckling e i Parker della situazione, ma anche per garantire al vino quel corpo che gli donerà vita longeva e felice. Quindi, se in gioventù i tagli bordolesi di casa nostra sono più attraenti degli originali (maggiore opulenza di frutto), con il tempo il rapporto di forze si ribalta: diversi sono i suoli, diversa la curva di maturazione per il clima più caldo (anche se le ultime annate hanno ridotto questa differenza), diversa soprattutto è l’età dei vigneti. Queste prospettive di evoluzione sono difficilmente conoscibili in questo momento. Personalmente il Masseto di quest’anno mi ha dato straordinaria impressione di massa e compattezza, ma forse il Sassicaia (assaggiandoli fianco a fianco) mostra un tannino ancora più fitto e maggiore leggerezza (che non è un’accezione negativa). Comunque il vino è indietrissimo, e chissà cosa potrà diventare. Se davvero ha perso in riconoscibilità territoriale, credo sia presto per dirlo, e comunque sarei disposto a fare la prova anno dopo anno… ;-)

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Francesco Fabbretti

circa 10 anni fa - Link

Dunque, vediamo se capisco male, pare che il Masseto non sia pronto. Parlando in punta di manuale direi che il vino è sicuramente "pronto", altra cosa sarebbe definirlo "maturo", esprssione che, detto tra le righe, io non ho usato. Se l'amico Riccardo mi permette direi che sta proprio nella sua citazione del Sassicaia 2006 la chiave di lettura dell'intera questione. Qunado, parlando con il prof. Rosa alla Tenuta S. Guido, mi sentii dire per la prima volta "Un attimo, la DOC Bolgheri è una cosa, la DOC Bolgheri Sassicaia è un'altra e non c'entra nulla" pensai di trovarmi di fronte ad un atteggiamento sposcchioso e nulla più. Frequentando con assiduità nel cosro delle annate il vino mi sono dovuto ricredere. Se c'è un vino che prescindendo dal vitigno "significa" in modo esaustivo e profondo il terroir di bolgheri è proprio il Sassicaia, con i suoi richiami così profondamente iodati, con una trama tannica inizialmente burbera in cui sembrano fiammeggiare i versi di Cecco Angiolieri "S'io fossi foco....". Ora mi domando se, indipendentemente dal vitigno, siano queste le direttrici olfattive del Masseto 2006, con una risposta ovviamete negativa. Quanto alla maturazione stiamo attenti a pesare bene le parole; il vino sicuramente maturerà e si "spoglierà", ma se c'è una certezza è che il tenore alcoolico non diminuirà, per cui, visto che parliamo in prospetiva, senza dati certi, mi domando: una volta ceduta la trama sericamente tannica e un po' di opulenza gusto-olfattiva, come si terrà insieme un vino con una gradazione così imponente?

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Riccardo Margheri

circa 10 anni fa - Link

Non sono poi tanto d’accordo che il Sassicaia in gioventù abbia un tannino “burbero”, direi piuttosto che è un vino reticente, che fatica ad aprirsi, ma che in ogni annata sin dall’inizio della sua vita, mi dà un’impressione di compiutezza assai diversa da certe riuscite muscolari di altri Bolgheri pure blasonati. Concordo che il terroir del Sassicaia è unico: provvidamente, per salvaguardarlo, le sue vigne furono “separate” con la sottozona (forse per evitare inciuci?). La superficie vitata quella è e quella rimane, le bottiglie più di tante non possono essere, viene impedita la possibilità di influire con apporti di uve esterne sul risultato finale, ma, al contempo, ridotta anche la possibilità di giostrarsi con scelte vendemmiali (perché per ragioni di marketing sotto certi livelli produttivi è difficile scendere). Risultato, un’identità del vino che mi sembra di riconoscere annata dopo annata. Ricordiamoci peraltro che la varietà del suolo di Bolgheri ha poco da invidiare a quella di Bordeaux, e bene fece l’associazione dei produttori a promuovere una zonazione capillare, una delle poche fatte in Italia, che dà informazioni puntuali su cosa piantare (quanto poi i produttori medesimi diano retta, è un altro discorso). Per tornare al Masseto, che poi è il nocciolo della questione, è pur sempre il prodotto che a Bolgheri ha introdotto il concetto di cru, in accezione più borgognona che bordolese: ovvero una singola vigna baciata da Dio per l’esposizione e la diversità del suolo (la famosa “stratificazione” su tre livelli – e suoli – diversi). Quelle poche volte che ho avuto occasione di assaggiarne vecchie annate anche nel Masseto ho trovato costanti: mineralità, una bella evoluzione su note terziarie eleganti e complesse, ecc. La tua domanda finale è legittima, e naturalmente anch’io non so rispondervi (era proprio quello che scrivevo): però non credo che il vino si “spoglierà”, anzi potrebbe guadagnare in complessità (più o meno lo ha sempre fatto); il tannino è fitto sì, ma ha ampi margini di miglioramento, ecc. Concordo sull’impressione dell’alcool un po’ “in avanti”: non metto la mano sul fuoco che piuttosto che mancanza di equilibrio non sia un minimo di scompostezza dovuta alla gioventù. Appunto, il tempo lo dirà.

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gallico

circa 10 anni fa - Link

Gentile Riccardo: vorrei per piacere sapere secondo te quali sono le annate prima del 97 nelle quali trovi mineralità, una bella evoluzione su note terziarie eleganti e complesse, ecc. Poi quali sono i tagli bordolesi di casa nostra sono più attraenti degli originali. Un saluto e grazie.

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Riccardo Margheri

circa 10 anni fa - Link

Ricambio i saluti e spero non sia troppo tardi per augurare buon anno ;-) Da qualche parte Diosolosaddove dovrei avere le note di deg di una verticale di Masseto che si tenne Alle Corti del Vino a San Casciano anni fa. Non ricordo esattamente tutte le annate, ma una certa qual matrice comune nell’evoluzione mi sembrò di riconoscerla (e non solo io). Chiaramente si comportavano meglio certe annate su cui si contava, ’97, ’99, piacevole ma forse un po’ più semplice nel suo spettro aromatico il ’98, forse un po’ più evoluto di quanto mi aspettassi il ’95. Comunque, una gran bella batteria. Non ho esattamente detto che i tagli bordolesi italiani sono meglio degli “originali” francesi, piuttosto che in gioventù possono avere una maturità di frutto più accattivante, e quando non si esagera con l’estrazione e l’apporto del legno ciò rende il vino molto accattivante. Come vadano avanti è un altro discorso, ma non mancano le eccezioni. Parlando soprattutto della Toscana: ho avuto gran belle esperienze con il Pareto di Nozzole ’97 e ’01, per esempio, e a una verticale di Cabreo Rosso che si è tenuta da Burde. Mi piace molto il Guardiavigna di Podere Forte, ma non ho mai assaggiato vecchie annate. A Bolgheri sono un grande fan del Paleo più che del Guado al Tasso, del Sassicaia ho già detto. Sta emergendo a mio parere molto bene il Castello di Bolgheri, ben fatti ma ancora molto semplicemente sul frutto (in debito di profondità, IMHO problema di età dei vigneti) Campo alla Sughera e l’Argentiera. E non dimentichiamoci assolutamente del Castello del Terriccio, anche se è fuori zona. Fuori Toscana amo la classe del San Leonardo (anche nell’evoluzione), e mi viene in mente l’immediata piacevolezza del Rosso dell’Abbazia in certe annate (gittata più corta, però, mi sembra). Sono stato assai piacevolmente sorpreso da un Cab. Sauv. ’91 di Tasca d’Almerita bevuto un anno fa. Poi ci sono tantissimi vini di prezzo medio, che sono molto piacevoli da bere, ma forse non rientrano nell’ambito dei fuoriclasse. Mi scuso per le numerose omissioni.

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giulio

circa 10 anni fa - Link

Soli 7 ettari?? "SOLI"?

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Francesco Fabbretti

circa 10 anni fa - Link

@ Giulio.... il "soli" stona parecchio, pardonez moi @ Riccardo: 1- hai detto sostanzialmente quello che avevo scritto in un intervento, ovvero che in degustazione classica sarebbero partiti i fuochi di artificio per lodare il vino. L'inghippo emerge quando anzichè il classico mezzo dito da degustazione te ne bevi un paio di bicchieri. Con tutte le debite differenze di proporzioni, vitigno, terrori e quant'altro mi ha ricordato l'effetto che mi fece un paio di annia fa uno chardonnay di Tasca d'Almerita: restammo per l'ennesima volta affascinati dalla completezza gusto olfattiva ma la bottiglia non la finimmo 2- Castello di Bolgheri non lo seguo molto e mi hai dato un buon motivo di apporfondimento; quanto agli altri preferisco gli "originali" fatta eccezione per la produzione intera di Tenuta San Guido (con le debite differenze tra i tre vini) e per il grattamacco di cui, stranamente, ancora non mi sono stancato (mi stanco facilmente in generale). 3-Podere forte non può avere vecchie annate, visto che la produzione è iniziata nel 2000 (cmq, se mi posso permettere chiedi all'ingegner forte se ti da un paio di salumi della sua riserva privata: capolavori di cui è gelosissimo!!!)

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Riccardo Margheri

circa 10 anni fa - Link

@Francesco: 1-Come ho già scritto, anche a me il 2006 ha dato l'impressione di un alcool un po' in avanti, ma vari altre caratteristiche del vino non è detto che non ci guadagnino, col tempo. 2-Grattamacco non l'ho citato perché c'è un taglio di Sangiovese e si parlava di tagli bordolesi; piace anche a me, anche se con le vecchie annate appena apri la bt esulti, dopo una mezz'oretta... meno. N.B.: Castello di Bolgheri è più austero degli altri. 3-Sarebbe comunque interessante assaggiare adesso il 2001

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Francesco Fabbretti

circa 10 anni fa - Link

per pura curiosità, senza entrare nel merito di questo o quel produttore, non hai l'impressione che l'utilizzo esclusivo dei cosiddetti vitigni internazionali e l'estrazione esasperata del frutto portino questi prodotti sempre più vicini a quello stile gustativo che nel medoc è stato abbandonato già da 3/4 anni? cioè, al di la dei gusti personali, non credi che si stia seguendo una strada commercialmnente già battuta per lungo e largo e che anche a livello internazionale segna il passo? Se non sbaglio è stato nel febbraio scorso che suckling su WS fece un editoriale in cui esprimeva una sorta di ipocrita "mea culpa" per aver prediletto vini pieni alla leggerezza su cui, a suo dire (io non sono un fan, beninteso) si sarebbe fondata la tendenza dominante del prossimo futuro.

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Riccardo Margheri

circa 10 anni fa - Link

Suckling ha la coda di paglia, e se si accorge di certi suoi oltranzismi (indipendentemente dai gusti personali che sono sacri), non è mai troppo tardi… In questa sede volutamente non adopero l’espressione “secondo me” perché basta leggere i suoi articoli per rendersene conto. Secondo me (stavolta) il “problema” a Bolgheri è che tutti vogliono fare il “vinone”, ovvero il rosso potente, polposo, bello grasso in bocca, e bello strutturato così da garantire evoluzioni mirabolanti fino alla prox era geologica ;-), dimenticando che il cerchio si quadra male, ovvero che è un po’ difficile coniugare l’immediata piacevolezza con il grande potenziale, SPECIE QUANDO L’ETA’ DEI VIGNETI E’ QUELLA CHE E’. Senza contare che per l’appunto questo stile gode di grande riscontro presso certa stampa italiana ed estera, e che con questi quarti di luna di cambiamenti climatici, ottenere maturazioni fenoliche adeguate senza sforare i 14° è veramente difficile. E meno male che a Bolgheri ci sono meno problemi di siccità rispetto alla Val di Cornia… E’ comunque un poco astratto a mio giudizio proporre il paragone tra Bolgheri e Bordeaux, stanti le condizioni differenti. Ma è pur vero che certi prodotti sembrano un poco forzati. Spero di essere smentito quando assaggerò i Bolgheri Superiore 2007, visto che certi DOC base pendevano pericolosamente verso la surmaturazione. Bisognerà fare molta attenzione ad andare in degustazione non prevenuti, e riservarsi il giudizio causa la consueta (fortunata) capacità di stupire a distanza di mesi o anni. Per esempio proprio stasera a cena bevuto Guado al Tasso 2005. Alcool un po’ evidente, certo, ma legno meno invasivo e tannino meno aggressivo di quanto ricordavo. Non è il mio vino, ma si poteva bere…

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Francesco Fabbretti

circa 10 anni fa - Link

grazie per la risposta con cui in linea di massima concordo. Il guado al tasso non è nemmeno il mio vino come non lo sono in genere i tagli bordolesi o simil-tali (questo però, appunto, è gusto personale). Cmq, io stasera a cena mi sono intrattenuto su un brunello pian dellì'orino 2004: un biodinamico giovanissimo che, per dirla con le parole di un caro amico sommelier "quando lo versi nel bicchiere ti gurada in facci!" p.s. Buona salute a tutti

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Simone e Zeta

circa 10 anni fa - Link

Ciao carissimo, se non hai ancora provato il loro splendid rosso 2006, ti consiglio l'assaggio per un tuo parere..Stai bene

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Francesco Fabbretti

circa 10 anni fa - Link

dici il rosso di montalcino? se è così non ho ancora avuto modo

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Leone

circa 10 anni fa - Link

Quoto: "certamente manca di quel “fascino dell’imperfetto” che è per me imprescindibile e che è spesso marcamento di uno specifico terroir." Belle parole! ..e infatto amo Sangiovese e Nebbiolo anche e soprattutto per i loro magnifici difetti..

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leonardo

circa 9 anni fa - Link

io cmq ho delle bottiglie 2007 da vendere a 335,00 , fatemi sapere MASSETO 2007

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