Made in Italy | Una verticale di Luce (Montalcino) da Richard Ginori (Firenze)

di Leonardo Romanelli

C’è una realtà industriale importante del settore porcellane e affini, nei dintorni di Firenze: Richard Ginori. E c’è un’azienda vinicola che sta lavorando per unire le eccellenze italiane del settore artigianale, Luce a Montalcino. Insieme si organizzano per una giornata, dove un fiorentino come me scopre la sapienza di artigiani che ancora oggi decorano a mano i piatti, e riscopre un vino che, alla sua uscita, generò non poche discussioni tra gli addetti ai lavori. Parliamo anche di crisi: quella di un’azienda che ha più di 300 operai, ed è stata messa in liquidazione malgrado gli ordini continuino ad arrivare regolari ma che, a causa della liquidità mancante, ha bisogno di una ristrutturazione. Tradotto, vuol dire quasi sicuramente posti di lavoro eliminati. Malgrado questo, si opera con entusiasmo al suo interno, si prosegue nel portare avanti una tradizione di lavoro che ha posto l’azienda fra le eccellenze mondiali del settore.

L’incontro con Luce avviene grazie al progetto “Casa di Luce”, ed il piatto creato appositamente per questa occasione prende il nome di “Geni di Luce”: si tratta di una nuova opera, che si unisce al decanter soffiato a Murano da Carlo Moretti nel 2009, il formaggio affinato da Hansi Baumgartner nel 2010,  e la lampada disegnata lo scorso anno da Alexander Bellman per Viabizzuno. Alla fine, ecco i vini: una verticale piccola ma significativa di Luce, che parte dal 1995 per finire al 2009. Le sorprese non sono mancate, su un vino che sembrava nato solo per soddisfare un’esigenza di co-marketing tra due aziende come Mondavi e Frescobaldi. Oggi invece, che l’azienda viaggia da sola, meno “Luce” sull’etichetta e fari puntati sul vino.

LUCE 1995
Granato di bella luminosità alla vista. Odora di antico, tra note di cioccolato e confettura di more, che fanno poi venir fuori un ottimo salmastro, con spezie variegate appena accennate. In bocca l’attacco è morbido, dai toni caldi, tannini lievi, ben distribuiti. Il retrogusto tira fuori elementi terziari come tabacco e cuoio. Con asciugatura finale appena accentuata. 89

LUCE 1999
Ancora rubino al colore, piuttosto vivo e intenso. Al naso emergono soprattutto le note minerali, supportate da frutti di bosco in bella evidenza. Si mantiene fresco e vivace grazie a note di erbe aromatiche miste. L’ingresso in bocca è sottile, elegante nel corpo, con un’acidità bilanciata e godibile. Buon finale appetitoso, prolungato, di beva gustosa. 90

LUCE 2004
Porpora deciso all’esame visivo. Si dimostra ancora giovane al naso, il legno fa capolino tra frutti di bosco rossi, come lampone e ribes e spezie decise, quali cannella e chiodi di garofano. Gradevole al gusto, morbido ma non troppo largo, tannnini non aggressivi; risulta un po’ asciugante sul finale. Pulito e franco nel retrogusto. 87

LUCE 2006
Bel colore rosso porpora forte e attrattivo. Nel bicchiere si fondono frutti misti, dalla ciliegia alla fragola, con sentori precisi di cioccolato e vaniglia, e qualche nota di liquirizia. In bocca è voluminoso, grasso, caldo nella parte alcolica, rotondo. Finale prolungato, di note tostate.  86

LUCE 2009
Bel colore porpora, limpido e vivace. Note intense colpiscono il naso, con la grafite come primo elemento, accompagnata poi da cuoio. La base è fruttata di frutti neri, come prugna e mirtillo, poi mora sul finale. L’attacco in bocca è avvolgente, tannni ben distribuiti, vena acida allettante, saporito il finale, che regala una buona persistenza. 89

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Leonardo Romanelli

“Una vita con le gambe sotto al tavolo”: critico gastronomico in pianta stabile, lascia una promettente carriera di marciatore per darsi all’enogastronomia in tutte le sfaccettature. Insegnante alla scuola alberghiera e all’università, sommelier, scrittore, commediografo, attore, si diletta nell’organizzazione di eventi gastronomici. Mescolare i generi fino a confonderli è lo sport che preferisce.

1 Commento

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Silvana

circa 7 anni fa - Link

Non ho (ancora) mai assaggiato Luce - inteso come vino -, tuttavia il post non può non evocare il vero made in Italy, anzi l'autentico 'fatto a mano' di cui è ancora ricco questo nostro paese. Ginori (e Richard) è un incanto, e Murano (Venini?) un crogiolo di tesori. Questa è la bella Italia che stentiamo a riconoscere e a cui è sempre più complicato dare il giusto valore. Bravo a chi li ha messi insieme.

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