di | ven 01 giu 2012 ore 16:10
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Loira iconoclasta | Pascal Simonutti, líder máximo del vin de soif

I vini golosi, da “tracannare”, sono il vezzo di ogni degustatore duepuntozero. Il palato, annoiato da liquidi boriosi, spessi ed indigeribili, necessita di cura tramite inoculazione periodica di bevande alcoliche semplici e dinamiche. Ecco, parlando di “vini da sete” è impossibile non scomodare Pascal Simonutti – vigneron a Mesland – uomo bizzarro e produttore imbizzarrito, specchio perfetto di una Loira alternativa e ghiotta. Giusto per mettere le cose in chiaro e delineare in due righe il personaggio, basta dire che Puzelat a confronto è una mammoletta e Nicolas Joly un fottuto conservatore. Lo intuiamo solo guardando le etichette, che definire personali è dire poco; qui citazioni rockettare e provocazioni a tutto andare si intrecciano, aiutandoci a disegnare il profilo sghembo del dissetatore. E se non vi piace il “vino della bagnarola” (Vin de Bagnole) con il suo layout alla Sex Pistols (blend di Gamay e Pineau d’Aunis) e se non siete d’accordo riguardo al fatto che bere uccida (Boire tue! stesso vino, etichetta differente, imbottigliato esclusivamente in magnum) cambiate aria: questo non è un paese per vecchi.

Teorico del vino da tavola, del quale nulla implementa le sgangherate e colorate bottiglie se non lo stretto necessario dal punto di vista legale, e vate dei calici che si svuotano da soli, Pascal riesce a mettere nella stessa riga le parole bevibilità, territorio e stile, con grande facilità. In vigna, fra ceppi vecchissimi (30-100 anni), si muove con fare ecosostenibile. I vini che realizza – tecnicamente semplici e particolarmente goderecci – sono capaci di riconciliare l’assaggiatore seriale con la sua appendice naturale: il bicchiere. Ecco gli assaggi.

Boire Tue! Frutto scuro, carnoso. Note di mirtillo, mora e pepe lungo. Buona struttura, sorretta da freschezza e tannino carezzevole, appena accennato. Il fatto di essere imbottigliato esclusivamente in magnum è un indizio: un formato minore sarebbe insufficiente alle vostre necessità.

Pineau d’Aunis 2009 “Scarabocchio Arancione”*. Il colore è granato scarico, non perfettamente limpido. Piccola riduzione iniziale e poi: ciliegia, granatina, pepe di Sarawak, succo d’arancia e noce moscata. In bocca il vino corre veloce, ma non si dissolve. I ricordi aromatici tengono grazie ad una sensazione moderatamente glicerica che trattiene e rilancia le sensazioni fruttate e speziate.

Gamay 2009 “Scarabocchio verde”*. Il colore è più denso del precedente, sempre vagamente opalescente ma non torbido. Al naso è piacevolissimo, polposo: piccoli frutti rossi, gelso, fragola “Ana Blanca”. Il sorso, neanche a dirlo, è invogliante e fresco. Assetto più largo dell’etichetta arancione, ma si tratta di millimetri e la bevibilità permane come elemento fondamentale. Vivaddio. Insomma, annotate bene produttore e vini, e se vi dovesse capitare di sbatterci il muso contro ricordatevi che si beve alla grande sotto i dieci euro.

*nomi inventati  di sana pianta da me.

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Info su Mauro Mattei

Sommelier multitasking (quasi ciociaro, piemontese d'adozione, siculo acquisito), si muove in rete con lo stesso tasso alcolico della vita reale.
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18 commenti a Loira iconoclasta | Pascal Simonutti, líder máximo del vin de soif

  1. avatar Francesco

    leggendo pepe di sarawak (o sale dell’himalaya) forse il sig Pascal si metterebbe a ridere…

  2. In ogni caso una maniera intrigante di raccontare questi vini, che mi invoglia a prendere l’auto e partire per cercarli.

  3. avatar answer

    non si trovano in Italy????

  4. Che io sappia non sono importati. Li trovi però al Ristorante Consorzio di Torino. Quei ragazzi ne sanno una più del diavolo…

  5. avatar Nelle Nuvole

    Mattei sei bravo e hai scritto un post accattivante. Qui su IV avevamo bisogno di un consiglio esperto per vini al di sotto di 10 euro.
    Però se io fossi tuo figlio ti citerei per appropriazione indebita di immagine. Negli USA ti manderebbero gli assistenti sociali a casa.

    • ragazzi, la foto sul cesso di mio figlio Pete è un manifesto programmatico. Che sia chiaro. Viva i vini da sgargarozzo, mica si può bere sempre Sciatò Margò :D

  6. avatar Angelo Cantù

    Confermo, vini di Simonutti introvabili in Italia. Stesso discorso, ahimè, per il pepe di Sarawak. Il mio negozietto indiano di spezie mi ha proposto in alternativa l’essenza di peperoncino di Mompracem, ottimo, lo consiglio a tutti.

    • avatar armando trecaffé

      ma quel sarà stato il vino preferito di Sandokan?

  7. Mauro, mi ha fatto scoprire il Consorzio. Dio che carta dei vini!

  8. avatar armando trecaffé

    vino della bagnarola” (Vin de Bagnole)

    Caro Mauro Mattei..volevo precisare che in francese moderno bagnole vien utilizzato nel seso di autovettura e non bagnarola e in questo caso serva per prendre in giro i vins de garage…

    • ..e lo sappiamo, lo sappiamo! Anche in italiano, però :D

      bagnarola s.f.
      1. region. tinozza, mastello
      2. fig., scherz. (di automobile o natante) catorcio, macinino, caffettiera, rottame.

  9. avatar francesca e Amane

    Noi che conosciamo Pascal, confermiamo che è un pazzo pankettaro, vi assicuriamo che la Loira è un luogo ricco di personaggi e vini incredibili.
    A Cheverny Herve Villemade, Tessier,Lemasson,Venier e ovviamente i fratelli Puzelat e P-Olivier Bonhomme e non lontano nella vallee du Cher il grande Potaire (per i petillant è il piu’ grande di tutti!!) Noella Morantin e via dicendo.
    La lista potrebbe diventare enorme se ci spostiamo verso Jasnieres fino as Anjou e Saumur!!
    Andate in Loira, sarete accolti alla grande e il vino non mancherà mai!!
    francesca e amane

  10. avatar armando trecaffé

    la lontananza dall’italia fa male (a me)..cmq grazie della segnalazione ci andro’ di sicuro…

  11. Mauro, di quest’articolo e dei vini di Simonutti mi sono ritrovato a parlare due sere fa con i ragazzi di Tenuta Montiani a Indy (Roma, Brancaleone). Purtroppo trovo già la risposta al quesito mio e dei sopraccitati: ci toccherà una trasferta a Torino.

    • Emanuele, se ti va di “allungare” fino ad Alba ho ancora qualcosa in cantina: Gamay e Pineau d’Aunis, nonchè il fantomatico “Simonutti Wine Explosion” 100% Grenade (!!). Dovrebbe essere un metodo ancestrale, ma chi può dirlo? :D

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