La playlist del Lunedì di Pasquetta con gli abbinamenti di Intravino

di Antonio Tomacelli

Formiche, vento e pallone dribblato tra i piatti: la mia Pasquetta finisce in genere così, tra cotolette che volano basse e parolacce che invece no. Da perfetto masochista ho prenotato anche quest’anno uno spicchio di prato dalle parti della foresta Umbra e sono pronto a sopportare le ingiurie di un clima che i metereologi classificano con tre secchi. Il solo conforto saranno le scorte di vino copiose e per non sbagliare ho chiesto agli editor di Intravino di segnalarmi un vino a testa. Oddio, forse dovrei dire “costretto”, visto il fuggi-fuggi che il mio invito ha provocato ma, giuro, quelli che hanno spontanemente contribuito passeranno la santa Pasqua con i loro cari. Ecco, dunque, la lista:

Il Fiano Minutolo della Cantine Polvanera mi ha riconciliato con un vitigno sempre un po’ sopra le righe ma, evidentemente, ci voleva quel diavolo di Filippo Cassano per farmi cambiare idea. Ha un naso finissimo di albicocca e fiori banchi che ritornano in bocca con un plus di freschezza che in genere il minutolo non ha. Secco e affilato come la lama che sta per tagliare questo caciocavallo podolico invaso dalle formiche, si abbina benissimo su qualunque cosa si muova o stia fermo sul plaid di ordinanza.
Antonio Tomacelli

Con il casatiello a Ischia (Tony Tammaro docet) una bella bottiglia di Biancolella Frassitelli di Casa d’Ambra piuttosto fresca. Poi a giocare a pallone sulla spiaggia dei Maronti con applauso finale al tramonto.
Francesca Ciancio

È Pasqua, quindi comprate uova fresche e fateci una bella frittata. Nella mia ci finiranno i “bruscandoli” (luppolo selvatico), le “castraure” che sono una sciccheria nota come carciofo violetto di Sant’Erasmo (isola della laguna di Venezia), fave fresche e guanciale. Questo tripudio della primavera si beve col Metodo Classico di Silvano Follador, un prosecco insolito la cui leggera nota amarostica finale scampanellerà il vostro palato mentre la dritta secchezza del dosaggio zero vi desculperà dal piacere trimalcionico del guanciale unto e croccantino. Iabadabadu!
Giovanni Corazzol

Non teme l’untuosità di un bel piattone di fettuccine o di lasagne al ragù il Libeccio 225 di Denny Bini, Lambrusco Grasparossa in purezza. Prugna e lampone, cacao e spezie si tengono per mano in un quadro piuttosto complesso per la categoria; in bocca ha un bel corpo, un tannino vigoroso che aiuta a ripulire, un’austerità e una profondità sorprendenti in un Lambrusco. Vino rustico ma di gran carattere, non gli si farà torto se si continuerà a berlo anche con il secondo.
Fabio Cagnetti

Il Montepulciano Nocenzio della cantina La Distesa è il perfetto abbinamento al capretto (o all’agnello, a seconda dei gusti e delle tradizioni). Un bicchiere profumato e succoso, la cui trama tannica avvolge il palato, supportato da una bellissima vena di acidità.
Jacopo Cossater

Gli animalisti mi odieranno ma con l’abbacchio non riesco a trovare miglior abbinamento del Montepulciano, e il Vignafranca dei Fratelli Barba è un gran rappresentante. Vino virile nella sua freschezza, tra cenni animali e grande impatto fruttato, con quel tocco caffettoso e di violetta che tanto richiama il vitigno. Con il piccolo ovino è la morte sua (amen).
Alessio Pietrobattista

A me più che la colomba soffice da pasticceria gourmet piacciono quelle cose junk tipo Pinguino Pasqualino alle sette creme. Su tutti e due ripulisce degnamente un Moscato d’Asti, quello di Cascina Barisel da Canelli.
Fiorenzo Sartore

Il Moscato passito Milirosu della Masseria Falvo è di un bel colore ambra passionale che annuncia un naso esemplare dove albicocca e fiore d’acacia sono netti e squillanti. La bocca è equilibrata e dinamica con poche smancerie, grande la freschezza ma soprattutto la sapidità che tiene banco regalando una bevuta insospettabilmente piacevole. Grande passito.
Andrea Gori

Aleatico dell’Elba Acquabona. Sgranocchi in maniera assente i resti dell’uovo semi sbriciolato, quando l’arrivo della bottiglia desta curiosità. Al naso la ciliegia, la fragola e il ribes dialogano guardando stupiti la cannella e i chiodi di garofano messi sulla vetta. Cenni di pepe nero aumentano la percezione che porta a gustare un vino dal corpo pieno ma non denso, vivace, cenni di freschezza che si uniscono ad una dolcezza sobria, unita ad una lunghezza carnosa, dal retrogusto di erbe aromatiche: l’alloro è quella vincente.
Leonardo Romanelli

Arrivato alla fine della merenda, quando pensi di non farcela proprio più a bere un goccio di qualsiasi cosa, restano gli avanzi delle uova di cioccolata: ecco, a quel punto arriva in soccorso il Barolo Chinato di Schiavenza, che è dolce il giusto, austero il giusto, e ha quel tocco medicinale da amaro fatto in casa: il fine pasto ideale.
Fiorenzo Sartore

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Antonio Tomacelli

Designer, gaudente, editore, ma solo una di queste attività gli riesce davvero bene. Fonda nel 2009 con Massimo Bernardi il blog Dissapore e, un anno dopo, Intravino e Spigoloso. Lascia il gruppo editoriale portandosi dietro Intravino e un manipolo di eroici bevitori. Classico esempio di migrante che, nato a Torino, va a cercar fortuna al sud, in Puglia. E il bello è che la trova.

9 Commenti

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Mario

circa 8 anni fa - Link

Quali gli abbinamenti possibili per l' agnello al forno? Barolo, barbaresco? Altri?

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Giovanni Corazzol

circa 8 anni fa - Link

il Montepulciano suggerito da ben due colleghi proprio non ti garba? Io che di abbinamenti ci capisco poco ti direi un bel dolcetto. Penso a San Fereolo, magari un 2004.

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Marco De Nardis

circa 8 anni fa - Link

su capretto o agnello io ci abbino obbligatoriamente un aglianico, di Taurasi o del Vulture, scegliete voi. E' la morte sua....

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Nelle Nuvole

circa 8 anni fa - Link

Secondo me nel caso dell'agnello, o del capretto pasquale per una volta vale il detto "Mogli e buoi dei paesi tuoi", sostituendo il bue con l'agnello. Quindi, a rischio di cadere in un trivio campanilismo, per la cucina dell'Italia centrale e meridionale dove abbonda il tenero animale belante, è consigliabile un vino delle stesse zone. Anche sconfinando in Sardegna, ma qui ci vorrebbe Fabbretti per un consiglio ad hoc. Il Barolo e il Barbaresco proprio non ce li vedo, se proprio vuoi una B, puoi sempre optare per un bel Rosso di Montalcino, che di una B è figlio. Del tipo giovane, non precocemente invecchiato.

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Francesco Fabbretti

circa 8 anni fa - Link

Eccomi tesoro, tu mi chiami io giungo in volo! Abbinamenti suggeriti per l'abbacchio: 1-(Da Romano) Cesanese del Piglio DOCG Priore Ju Quartu - La Visciola 2- Montepulciano d'Abruzzo DOC Vigneto Sant'Eusanio - Valle Reale (Esagerando passerei al San Callisto) 3- Rosso Piceno Pongelli - Bucci 4- Terre di Romangia IGT Chimbanta, Ottomarzo o Tuderi - Dettori 5- Marsannay "La Longeroise" - Domaine Bart 6- Vosne Romanée - Mougneret Gibourg 7- Vosne Romanée Village "Le Clos Gouillotte"- Domaine Prieure Roch prezzi: 1- L'annata 2010 dovrebbe uscire intorno ai 17 euri 2- 10 e 20 euri 3- 11 euri 4- 20, 20 e 18 euri 5- 20 euri 6- 50 euri 7- 200 euri

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Pietro Caputo

circa 8 anni fa - Link

Peccato non abitare a Roma, penso sarei un tuo cliente fisso :) Mi illumini su Ottomarzo di Dettori? Il Chimbanta sarebbe il Monica? Grazie

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Nic Marsél

circa 8 anni fa - Link

Secondo me, pasquetta o non pasquetta, all'agnello bisognerebbe lasciare almeno la possibilità di diventare grande. Condivido l'apprezzamento di Fabio Cagnetti per Denny Bini anche se preferisco il suo Ponente 270.

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Pietro Caputo

circa 8 anni fa - Link

Grazie Corrazzol, sperimentato "Castraure più metodo classico dosaggio zero" anche se non di Follador (non so dove trovarlo a PD, se hai indicazioni, ben accette!) Tra l'altro, le migliori castraure mai mangiate quest'anno. Mondiali.

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Giovanni Corazzol

circa 8 anni fa - Link

Padova non so, hai provato da Severino? Sicuro a Loreggia alla Locanda Aurilia dall'amico Ferdinando.

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