di | ven 20 nov 2009 ore 9:00
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appuntamenti al buio

La nouvelle vague dei Lambruschi

Così, a mente piuttosto fredda, si potrebbe dire che le chiavi di lettura siano sostanzialmente due. Da una parte le modalità, dall’altra la sostanza. Tutto è successo piuttosto rapidamente su Twitter. Come la prima volta un manipolo di appassionati si è organizzato per tornare ad assaggiare uno dei vini italiani più rock’n'roll, il Lambrusco. Qualche messaggio per organizzare, altri per aderire, e il più era fatto. La stragrande maggioranza delle successive discussioni servivano a ingannare il tempo, aspettando che arrivasse il momento.

Una parte del panel di degustazione

I socialcosi sono così, si comincia in pochi fortemente motivati. Poi la conversazione si amplifica. Ancora ed ancora. Fino a fare sembrare naturale che una ventina di persone prendano automobili e treni da ogni parte d’Italia per raggiungere Reggio nell’Emilia e assaggiare insieme il vino più povero che ci sia. Buzz marketing, praticamente. Enoviralità, per noi.

Queste le modalità. Quanto alla sostanza—al vino—era una degustazione piuttosto mirata. Tutte varietà di Lambrusco presenti e vinificate nel reggiano, più un intruso. Campioni eterogenei, interpretazioni più industriali contrapposte ad altre, certamente più naturali. Con tutto quello che ci può essere nel mezzo, per dire.

Uno dei lambruschi inclusi nella degustazione alla cieca

Si potrebbe semplificare raccontando di assaggi abboccati e facili. Anche femminili. Di vini freschi, di grande bevibilità, non particolarmente complessi ma piacevolissimi. E al contrario, di assaggi scuri e profondi, più introspettivi, decisamente amari. O magari ricordare di quel produttore che si stupiva di fronte ad un bicchiere, senza accorgersi (non subito, almeno) di avere in mano il suo Lambrusco, piacevolmente evoluto. Profumi inaspettati, si sono sentite nominare la camomilla, la mimosa, il rabarbaro, il rosmarino.

Mondi e modi di concepire lo stesso vino decisamente lontani, eppure così vicini, almeno misurando lo spazio in chilometri.

Alcuni dei partecipanti alla degustazione

Quanto agli indici di gradimento, e non è tanto questione di classifica, a questo manipolo di appassionati, magari poco avvezzi al consumo quotidiano del Lambrusco, sono piaciute le interpretazioni più complesse. Qualche nome? Barbaterre, Cà de Noci, Cinque Campi.

Per l’intruso, poi, una vera acclamazione, anche se vale poco, era un parmense. Trattasi di quel Camillo Donati dallo stile inconfondibile, di stoffa, di profondità.

Altri partecipanti alla degustazione

Tutti Lambruschi, certo. Ma non proprio di realizzazione classica, anche se vinificati in purezza. Dei quasi-Lambruschi, si potrebbe azzardare, ma solo perchè diversi da troppe interpretazioni banali. Cosa dite, assisteremo davvero alla nouvelle vague della denominazione, quella predetta da Intravino il mese scorso?

Andrea Bezzecchi dell'Acetaia San Giacomo di Novellara, Reggio Emilia, dove è stata organizzata la degustazione

Grazie ad Andrea Bezzecchi, per aver messo a disposizione spazi ed attrezzi, a Alessandro Setti per l’impeccabile organizzazione, a Fabrizio Gallino, per avere contribuito a questo post. Immagini di Alessandro Morichetti.

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Info su Jacopo Cossater

Wine blogger (e giornalista) per passione, operaio della comunicazione per mestiere, sognatore per vocazione.
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28 commenti a La nouvelle vague dei Lambruschi

  1. I miei ringraziamenti vanno a chi ha percorso 400 chilometri per essere dei nostri, a chi ha saputo narrarci il lambrusco e illustrarci ogni tecnica, a chi ci ha meravigliosamente ospitati, a Stefano Caffarri, uno e trino.

    Tutti pronti per lambruschi 3 in Franciacorta?

  2. Io c’ero…è stata una grande serata e la conferma di quanto il lambrusco sia un vino piacevole e per niente banale. Sottolineo che i produttori che hanno avuto più successo a questa degustazione sono quelli che hanno scelto la via del biologico e della rifermentazione naturale in bottiglia.
    Un applauso anche a Giovanni Masini di Ca de Noci che ha avuto l’ardire di affrontare il nostro tavolo, si aspettava critici altezzosi, si è trovato di fronte anarchici e carbonari del vino ed è rimasto travolto dalla passione tanto da non riconoscere il suo stesso lambrusco.
    Una grande serata!

  3. Una serata fuori dai canoni. Gli appassionati riuniti che convergono sulle valutazioni dei vini più “difficili”, il produttore che si sorprende del proprio vino e anche del tono sinceramente pacato, della passione e della competenza dei “bevitori”.
    La praola riassuntiva della Lambrusco experience è stata coniata dal più idolatrato (ho visto cose che voi umani non potete neanche immaginare) dei presenti: enoviralità.

  4. avatar mugellesi ivano

    io avrei voluto esserci.Perchè da semplice appassionato un parere non tecnico, ma da consumatore sarebbe stato intrigante.Per Jacopo ci mancano le tue bevute…Ciao

    • Anche io avrei voluto esserci… perché l’ho seguita su Twitter, e se la convivialità e la simpatia trasparivano dal socialcoso figuriamoci dal vivo (per non parlar dei Lambruschi… è uno di quei vini che non conosco e mi è venuta una gran curiosità)

    • Ivano, magari per #Lambruschi3 in Franciacorta, non si sa mai. ;)

  5. E’ stata una serata magnifica.
    Bellissima atmosfera e compagnia davvero piacevole.

  6. Mi unisco anch’io al coro:bellissima serata, fuori da ogni “schema”.
    Sono solo un po’ arrabbiato, Morichetti aveva già parcheggiato “il mezzo digitale”, non siamo in nessuna foto… :)

  7. avatar dejan

    Condivido con piacere la bella serata di martedì sera sui lambruschi con tutta la piacevole e variegata compagnia, abbiamo sentito tante cose interessanti e altre un po meno. Alcune con i lambruschi ci entravano veramente poco ma è sempre di grande gioia la discussione che il vino sa creare intorno a se. Perchè non riproporre una serata di lambruschi 3 o 4 ricercando vinaioli che ancora non mettono l’etichetta sulla bottiglia ma che in compenso fanno lambrusco da 40 anni? Provocazione o malsana realta? Ai posteri l’ardua sentenza!

  8. scusate ma proposito di lambrusco lo avete assaggiato il lambrusco di Cavicchioli Vecchia Modena ultimamente omaggiato dei tre bicchieri rossi sul Gambero fra l’altro premiazione storica un tre bicchieri al lambrusco, bhoo bhoo o io non ci capisco una mazza o non so……. ciao lido

    • Non era nella batteria ma c’era l’altro trebicchierato, il Concerto 2008 di Ermete Medici.
      Mettiamola così: buono ma non tra quelli che hanno entusiasmato.
      Forse -- a non capirci una mazza -- sei in buona compagnia. Scherzi a parte, quelli premiati sono forse più immediati e riconoscibili, ma posso assicurare che almeno altri 4 o 5, nel nostro panel assolutamente non rappresentativo di alcunché se non di curiosi enomaniaci, sono stati preferiti.

      • diciamo che il Lambrusco è un mondo a sè, e chi non ha “tettato ancellotta” tende a preferire bicchieri più rassicuranti.
        Ed alla fine vincono prodotti di livello qualitativo superiore alla media, ma privi del “brivido caldo” delle perle seducenti e avventurose dei rifermentati in bottiglia.

    • avatar Il Cristo

      Oltre a non capirci una mazza confondi Chiarli con Cavicchioli.
      Sei troppo indietro.

      • é vero ho confuso in preda ai fumi dell’alcol chiedo venia è chiarli ma cambiando l’ordine dei fattori il prodotto non cambia, tu che sei troppo avanti non pretenderai mica che migliori il prodotto. ciao

        • avatar Il Cristo

          Mi basterebbe trovare migliori degustatori.
          Ma internet è anche questo: ubriachi che si mettono dietro a una tastiera a sproloquiare.
          Au revoir.

          • Sig. Cristo, mi ripugna questo suo atteggiamento.Ci saranno ubriachi dietro la tastiera, ma ubriachi seri che degustano con metodi seri e svolgono la professione in maniera altrettanto seria. Se poi un vino non rientra nei gusti personali, e a mio avviso non rientra nei gusti di tanti, non vedo perché dover offendere.
            Svolgo la professione di sommelier in maniera a detta di tanti ottimale, e non mi passa per la testa di offendere un cliente se non gli piace un vino, nel caso lo educo ma lei è il cristo quindi è in alto.
            Si sgonfi e venga per terra.
            saluti da uno meno borioso di lei.

          • avatar Il Cristo

            Vannucchi, l’ha detto lei che era in “preda ai fumi dell’alcol” mentre scriveva.
            Dalle sue ultime parole deduco che per lei esser sobrio è un eccezione.
            Non ha neanche capito che Cristo è riferito alla frazione di Sorbara dove nascono i migliori lambruschi.
            Ma lei che ne sa?
            Suvvia, si renda utile. Rallegri l’ambiente.
            “Quel mazzolin di fiori….”

  9. grazie Alessandro effettivamente ho assaggiato pure io l’altro
    trebicchierato ma niente di nuovo sul fronte qualità.ciao lido

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  13. avatar dejan

    ma non ci sono altre immagini della serata?
    o siamo troppo brutti da essere pubblicati
    Dario
    ps
    a me il Vigna del Cristo di Cavicchili piace molto !

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