I vini di Michel Rolland, eterna lotta tra bomba fruttata e terroir

di Andrea Gori

Famoso per le “fruit bomb” confezionate a casa d’altri, il flying winemaker Michel Rolland suona tutt’altra musica nella Rolland Collection: questo, in sintesi, il succo emerso dalla piacevolissima degustazione di 22 etichette provenienti dalle proprietà di Michel Rolland. Lo stereotipo di globalizzatore del vino derivatogli dal film Mondovino di Jonathan Nossiter, dove Rolland gira in Mercedes tra le vigne più prestigiose del mondo, riuscendo ovunque a fare vini da 90 punti usando “microbullage” (la microssigenazione del vino per ingentilire i tannini) e barrique è duro a morire.

Vale la pena fare un passo indietro e studiare il fenomeno Rolland partendo dalla storia familiare, radicata nel Pomerol (Bordeaux) – “home of the brave” del merlot e di mostri sacri come Petrus – nella tenuta di famiglia Le Bon Pasteur, discreto cru piantato a merlot e cabernet franc. Michel è allievo di Emile Peynaud, si laurea in enologia e nel 1973 apre un laboratorio con cui arriva a controllare, ripulire e sistemare i vini di un centinaio di aziende soltanto a Bordeaux. Da nomi altisonanti caduti in disgrazia qualitativa come Chateau Lascombes ad altri che sotto la sua guida rifulgono di nuovo splendore come Angélus, Troplong Mondot e Beau-Séjour Bécot e altre che diventano superstar in pochissimo tempo come Chateau Pavie, uno dei favoriti di Robert Parker. Il punto di forza di Rolland è una grande competenza tecnica incorniciata da utilizzo massiccio delle nuove tecnologie, uso forte del legno, maniacale attenzione per la pulizia e uno spiccato senso per il fruttato del merlot. Non a caso, la maggior parte delle sue consulenze sono tra Pomerol, Saint Emilion e altre appellation dove il merlot la fa da padrone, pur lavorando anche nel Medoc. Poi l’espansione nel mondo al grido di “ovunque si può fare un grande vino” e quindi in rapida successione le tappe di un flying winemaker: Sud Africa, Argentina, Italia (Ornellaia e  il neo trebicchierato Tolaini in Toscana per dirne due), Spagna, Brasile, Cile e altri ancora.

E non si tratta solo di consulenze a cantine già esistenti, spesso supervisiona la nascita di grandi progetti e ogni tanto acquista vigneti e proprietà in terreni adatti e vocati. Ed è in questo che avviene un parziale miracolo o meglio è qui che si capisce che in realtà la fruitbombness di Rolland è se non un mito almeno qualcosa di attribuibile a molte sue consulenze, molto meno ai vini di proprietà. Prima dei vari assaggi ci viene servita una bella dimostrazione pratica di terroir usando una tenuta suddivisa in tre Aoc nel corso dell’ultima suddivisione: assaggiamo Rolland Maillet a St Emilion e la gemella Bertineau a 50 metri di distanza, stesso uvaggio, stessa cantina (deroga legislativa), stessa annata:

Rolland Maillet St. Emilion 2008
Da 3,5 ettari 75% merlot and 25% cab franc. Fresco delicato con pepatura che sale dal bicchiere intenso senza esagerare, pepe bianco e ribes rosso, tabacco, bocca ricca e fresca con finale di cassis. 88

Bertineau Leland de Pomerol 2008
Da 5,6 ettari 75% merlot and 25% cab franc. Più intenso ma meno largo, più frutta amarena e anice, china, legno e vaniglia appena, bocca diretta molto minerale più affilato e maschile, meno pronto e più fresco del gemello. 86

Proseguiamo quindi con una verticale dello Chateau di famiglia, il Pomerol Chateau le Bon Pasteur. Ogni anno, il blend all’incirca è sempre 80% merlot 20% cab franc, 30mila le bottiglie prodotte, 15-18 mesi in barrique nuove, 7 ettari (metà di Petrus e un quinto di Cheval Blanc).

1997: immagine poco bella, prezzi alti, qualità non enorme e costante, rosso granato, scatola di sigaro, peperone, bel tabacco, prugna e ribes in confettura, bocca molto fresca, tannino discreto, si apre su speziature orientali. 83


2005: La mitica annata del Bordeaux ha colore ricco e bella sostanza, naso tranquillo di frutta rossa mela, ginger e lampone, bocca ricca con tannino finissimo, molto sfaccettato ma si percepisce che siamo all inizio di un bel viaggio. 89
2006: Annata bella ma purtroppo dopo la 2005, in effetti ha freschezza notevole e forse naso più equilibrato, carnoso, materico, canditi e cotognata, bocca molto fresca intensa affatto piaciona, bel finale pepato. 92
2007: Late harvest addirittura primi ottobre , naso ricco carnoso più fragola e lamponi con bel mirtillo, anche floreale convincente, cardamomo e mirto, bella bocca , estratto notevole , finale con tannino un poco ispido, finale ferroso molto lungo. 88
2008: Da questo anno usata una nuova tecnica, ovvero niente tank di acciaio ma solo legno e fermentazione in botti aperte.
Floreale, alloro, miele di melata, tamarindo, bocca stupenda con frutto pieno ma fresco, tannino fine e pungente, ricco. 94

Ed infine le Tenute in Sud Africa, Spagna, Argentina e nel resto della Francia, illustrate dal genero di Rolland, Davide Lesage:

SUD AFRICA

Remhoogte 2005 South Africa (Merlot 60%  pinotage 30% e cab sauv 10%)
Spezia scura tabacco e alloro, leggero fumè, bocca in evoluzione giusta, sapida, mineralissims con una sua classe particolare e con il pinotage che si fa sentire nel bene  e nel male. 85

Bonne Nouvelle cape blend 2004 (Merlot 62% cab 32% pinotage 6%)
Fragola e cioccolato, liquirizia e cuoio, bocca molto piacevole dolce e con tannino soffice e ben presente. Gustosissimo. 90

SPAGNA

Campo Alegre 2007 Toro DO
Filo di barbecue, senape e mirtillo, pepe, mirtillo salato in bocca con finale non lunghissimo e tannino delicato. 81

Campo Eliseo 2004 Toro
Scuro e pieno molta spezia e cassis, bocca con acidità ed estratto, non male anche se davvero “big”. 85

ARGENTINA

Mariflor Argentina Sauvignon 2009
Ricco dorato molta pesca e poco fiore, bocca verdognola simpatica con alcol non banale 82


Mariflor Pinot Noir 2008
Naso quasi Riesling minerale e floreale quasi giallo, frutta di bosco leggera ed elegante, bocca di struttura ma mantiene idea di pinot con tocco sudamericano ben colto e contenuto senza eccessi alla californiana 89
San Pedro de Yacochuya 2008 salta
Malbec d’altura, nota stranissima tra la salsedine e l’oliva, minerale e appena verde, bocca dinamica, bel finale pepato con frutta che sale piano piano e conquista la scena senza mai dominarla. 86

Yacochuya Cafayate Salta 2003
Una delle vigne più alte del globo (2035m slm, vigneto di 60 anni, microirrigazione, qui sennò crescono solo i cactus alti come una casa a tre piani) Ancora impenetrabile al colore, profumo di mughetto rosmarino e lavanda, naso particolarissimo e seducente senza smancerie con mineralità emergente, bocca delicata con pienezza e profondità 91

Val del Flores Mendoza 2005 Malbec 100%
Pepe e caffè cassis pieno, bocca di bella profondità ma tannino che raspa un poco. 80

FRANCIA

Chateau  la Grand Clotte 2008 Bordeaux Blanc Lussac
Su vigneto piantato da un precedente proprietario che non amava i rossi… Sauvignon blanc e gris 60%,   muscadelle 15% e semillon. Piccolissima produzione 6 ettolitri in cemento nella mitica egg tank che aiuta a gestire le fecce, naso molto pieno e deciso con semillon in evidenza con fico nero poi melone bianco, ginestra, miele di tarassaco, bocca studiata per cibo orientale o formaggi e comunque con roba robusta, molto corpo accenno quasi di tannino, ricco e finale molto fresco nonostante l’alcol, finale citrino e appuntito con sapidità alta ma sicuramente da aspettare. 92

La Grande Clotte 2008 Lussac St. Emilion
Fresco e floreale, diretto e immediato, solo acciaio, bel finale , gran rapporto qualità prezzo 87

Rolland Maillot 2007
Cacao e caffè , molta amarena, bocca discreta 83

Bertinaeau St vincenti 2007 Lalande de Pomerol 2007
Fresco, fragola e lampone, finale speziato delicato 84

Chateau Fontenil Fronsac 2006
Cotognata, peperone e pepe nero, bocca grafite e pronta, cacao e tabacco nel finale 86

Le Defi Fontenil vin de table Merlot 100%

Questo è il il famoso vino ottenuto coprendo il terreno con teli di plastica per non avere troppa pioggia e trattenere il più possibile i nutrienti per le uve; sbattuto fuori dall’AOC all’istante perché “modifica il terroir”. In effetti, i risultati sono decisamente sovrannaturali con impressionante  colore e ricchezza, molto minerale, scuro e pieno, bocca durissima e densa giovanissima e appuntita di matita di lapis finale ferroso e di china, una esperienza di certo ma non del tutto piacevole. 84

Sorvolando sull’eccesso caricaturale di un vino come Le Defi, abbiamo trovato nei vini francesi un’attenzione non tanto all’impatto o alla potenza ma piuttosto alla mineralità, alla piacevolezza complessiva e alla voglia di stare bene a tavola invece che sul banco di un degustatore. La mano enologica si sente di più sui vini prodotti fuori dalla Francia, dove il “metodo Rolland” viene applicato su terroir meno particolari. Detto questo, i vini argentini e sudafricani sono notevoli esempi di NON globalizzazione del mondo in quanto rispecchiano i territori d’origine al contempo non scontentando il gusto del pubblico enofilo “medio” mondiale. E offrendo tutto questo a prezzi ragionevoli,  che non è per niente poco.

[photo credit Argentina Cavas del Oeste]

Andrea Gori

Quarta generazione della famiglia Gori – ristoratori in Firenze dal 1901 – è il primo a occuparsi seriamente di vino. Biologo, ricercatore e genetista, inizia gli studi da sommelier nel 2004. Gli serviranno 4 anni per diventare vice campione europeo. In pubblico nega, ma crede nella supremazia della Toscana sulle altre regioni del vino, pur avendo un debole per Borgogna e Champagne. Per tutti è “il sommelier informatico”.

4 Commenti

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Alberto G.

circa 8 anni fa - Link

E' quasi ora che faccia qualche vino differente,che non sia una sorta di fotocopia replicabile quasi ovunque.mi auguro che anche altri illuminati e famosi enologi,ogni tanto facciano qualcosa di diverso da quelli che han sempre costruito con la loro "equipe".

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Andrea Gori

circa 8 anni fa - Link

ma infatti Alberto la sorpresa della degustazione è stata proprio il trovare, salvo in alcuni casi, molto più gusto del terroir che stile Rolland. Sono convinto che le fotocopie replicabili gliele chiedono proprio i clienti stessi!

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Alberto G.

circa 8 anni fa - Link

Si e' vero,molti clienti (dell'enologo in questo caso) chiedono tutto, subito e a buon prezzo|costo. Magari un po si e' stancato anche lui,anche in considerazione del fatto che una fetta di mercato ha cambiato decisamente le sue preferenze,e' piu'informata e meno influenzabile. Almeno spero.

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Woornebreenna

circa 7 anni fa - Link

Chi e dove organizzare quest'estate in licenza , condividono le tue informazioni .

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