Gli stili della birra | Se bevi vino devi conoscere i barleywine


Secondo me il 2012 sarà l’anno dei barleywine, uno stile che ha tutto per piacere: complessità, personalità, calore ed un certo distacco dall’idea tradizionale di “birra”. Ma come sono queste birre? Con barleywine intendiamo un particolare stile di birre di stampo anglosassone e di alto tenore alcolico, di solito intorno a 10 gradi e più. Tradizionalmente, è la birra a più alta gradazione prodotta dal birrificio e necessita una lunga maturazione per essere messa sul mercato all’inizio dell’inverno. Nobile, complessa e costosa, probabilmente ha questo nome – letteralmente “vino d’orzo” – per il suo essere “come un vino”. E’ uno stile particolarmente adatto all’invecchiamento e spesso esprime il meglio di sé dopo aver riposato qualche anno in cantina. I barleywine, dopo un periodo di oblio, stanno vivendo una seconda giovinezza anche grazie alla nuova spinta allo stile proveniente da oltreoceano.

Questa tipologia raggruppa una gran varietà di birre abbastanza eterogenee quindi non c’è una vera e propria linea-guida per riconoscerle. In generale, i barleywine inglesi sono caratterizzati da un aroma fortemente maltato con note di frutta secca. Le note alcooliche non sono mai pungenti al naso. Con l’invecchiamento le note di melassa e toffee si arricchiscono di un buquet quasi da sherry, con note ossidative e vinose. In bocca è presente una certa dolcezza di base ed un corpo pieno con caratteristiche tipicamente vinose e vellutate. L’alcolicità è presente, ma non dovrebbe essere ruvida o troppo “calda” ma quasi nascosta. L’utilizzo di luppolo è di solito generoso, ma in amaro e non in aroma e con l’invecchiamento tende a scemare; in bocca, ben supportato dal malto, tende a dare una piacevole lunghezza alla birra.

Negli Stati Uniti veniva chiamata “barleywine” qualsiasi birra ad alta gradazione alcolica (indicativamente sopra il 10%) per il semplice fatto che non si sapeva (ancora) come catalogare queste birre. I barleywine americani, a differenza di quelli inglesi, sono caratterizzati da una forte presenza del luppolo, spesso anch’esso statunitense, anche in aroma; con le sue note agrumate o/e resinose “stampa” questo stile rendendolo inconfondibile mantenendo comunque una grande enfasi anche sulla parte maltata, ricca e complessa, che dona alla birra un gran persistenza in bocca.

Bene, la teoria è questa, ora facciamo i nomi. Alcuni esempi di barleywine inglese sono la Thomas Hardy’s Ale (ormai non più in produzione ma non introvabile ed ottimo esempio di invecchiamento) , la J. W. Lee’s Harvest Ale, brassata come tributo al raccolto e messa in vendita il primo dicembre e la Fuller’s Golden Pride.

Sull’altro lato dell’oceano come esempi dello stile abbiamo, tra le altre, Sierra Nevada Bigfoot, Great Divide Old Ruffian, Avery Hog Heaven Barleywine, Anchor Old Foghorn e Flying Dog Horn Dog.

E in Italia? Tra le molte produzioni artigianali sono buoni esempi dello stile La Prima Luna e l’Ultima Luna (Prima Luna con ulteriore maturazione in botte) del Ducato e la SediciGradi del Borgo. Esempi “border line” dello stile ma da provare sono anche la Torbata di Almond 22 e la O.G. 1111 del Carrobiolo; due birre che hanno in comune l’utilizzo di malti torbati e la capacità di sorprendere. Gli esempi possono essere molti e sono curioso di capire chi tra i lettori ha già avuto modo di farsi un’idea su queste birre.





25 commenti a “Gli stili della birra | Se bevi vino devi conoscere i barleywine

  1. Schigi Schigi commenta:

    Come si può dimenticare la Xyauyù?(nelle sue varie versioni…la mia preferita l’introvabile Fumé.)
    Come sono Mussiano, in questo periodo… ;-)

  2. Jade Jade commenta:

    lo dico da ragazza e da beer-dummie: i barleywine sono la mia nuova religione.
    carezze di velluto che arrivano all’anima.
    roba che al confronto il comfort-food è cartavetro.

  3.  Fabio Cagnetti commenta:

    Stile che adoro, certo non sono session beer ma per chiudere una serata non chiedo di meglio. Nelle fotine ci sono le mie due preferite (Thomas Hardy’s e Old Foghorn), oltre alla già citata Bigfoot aggiungerei un altro paio di yankee, la Behemoth di Three Floyds e la Angel’s Share di The Lost Valley.

  4. Marco Marco commenta:

    Io mi ricordo che quando ero giovine e collezionavo etichette di birra col mi babbo pur nella completa ignoranza del prodotto… la Thomas Hardy’s Ale fu l’unica birra che per due volte non riuscimmo a strozzare…
    Adesso che sono sommelier, ancor più appassionato di birra con almeno una infarinatura (almeno…. ;-) ) del prodotto, e con qualche migliaio di etichette nella collezione…. non so che darei per riassaggiarla…

  5. terry terry commenta:

    Bell post!
    Io ho ottimi ricordi della xiaoyu nella versione xfumè: una delizia e anche la Geisha di Troll

  6. David David commenta:

    Tecnicamente, non sarà al 100% un barley wine, ma posso dire che la BB10 del birrificio Barley è guduriosa assai?

  7. Nic Marsèl Nic Marsèl commenta:

    Conosco bene l’invernale torbata del Carrobiolo ma non sapevo che rientrasse nella categoria barleywine (che invece credo di non conoscere). La abbino con grande goduria al “Cusiè” di Beppino Occelli, formaggio affinato in orzo maltato e whisky. Bevuta da sola rappresenta un ottimo dopo cena, dato che, grazie al suo finale lunghissimo, ne basta un bicchierino. Nel caso il resto della bottiglia lo avanzo per altre gustose serate.

  8. Marino commenta:

    Aggiungerei Mikkeller Big Worst, De Molen Bommen&Granaten, Nøgne Ø Sunturnbrew (malti torbati)e Andhrímnir di italiani invece oltre al già citato Carrobiolo (che è il migliore per me) è interessante quello di Elav Progressive Barley Wine poi aggiungerei Noa di Almond 22 e l’interessante Barley Bock di Menaresta dove ci sono anche le carrube!

  9. Leonardo Leonardo commenta:

    La butterò di fuori (non so se si può infilare tra i barleywine) ma fra le italiane mi piace segnalare pure La Turbata di un birraio fiorentino che si chiama Real Beer (di cui mi piace quasi tutta la gamma, devo dire).

    Ovviamente, dal nome, si capisce che viene fuori da malti torbati. :-)

  10. SR SR commenta:

    a me mi piace la Xtrem del Bi-Du

    bevi bene bevi sano bevi italiano (cit.)

  11. Lido Vannucchi commenta:

    Scusate una riflessione ma ora questa moda dei Micro birrifici, molti di essi producono buone birre, ma alcuni non stanno Luppolando troppo, un uso smodato del Luppolo non fa effetto barrique, vino. ? a voi la risposta.
    ciao Lido

  12. Lido Vannucchi commenta:

    @sr. Cosa vuole dire bevi Italiano, malto, orzo, altri componenti, luppolo, coltivati in Italia, oppure importati e lavorati in Italia. La cosa e’ ben differente. Ciao Lido

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  • SR: purtroppo - notizia di servizio - ha da
  • SR: non hai tutti i torti. secondo me il
  • SR: è una battuta che può capire solo chi
  • Lido Vannucchi: @sr. Cosa vuole dire bevi Italiano, malto,
  • Tyrser: Discorso ampio e complicato. Il luppolo è uno