Giovanni Menti, il Gambellara Classico come non lo avete mai bevuto

di Elia Cucovaz

L’inizio di questa storia mi piace immaginarlo così: con un turbine dai grandi occhi scuri che corre fra i filari su per le ripide colline vulcaniche di Gambellara. Un bambino cresciuto al ritmo delle fasi lunari e delle stagioni, vissute e interiorizzate attraverso i lavori, i colori e i profumi che ogni annata porta con sè nel vigneto. Un ragazzo in cui maturava la scelta di vivere nella sua terra, con le sue viti e per il suo vino. Uno come ce ne sono tanti, forse. Ma uno con la testa piena di domande, che un giorno di molti anni fa chiedeva a suo padre: ma perchè usiamo i lieviti selezionati?
Da allora Stefano (erede di Giovanni, che ha dato il nome all’azienda) ha trovato in se stesso tante risposte. Ora è un uomo dalle spalle larghe e dal sorriso spontaneo, ma i suoi occhi sono ancora quelli di quel ragazzo. Occhi pieni di entusiasmo, mentre riversa addosso al suo ospite una valanga di storie, di osservazioni di teorie, che raccontano tutte di una grande passione per il suo lavoro e di un genuino rispetto per quel che c’è di naturale e di vivo nel vino. Occhi pieni di curiosità, che diventa inesauribile attenzione spesa a seguire tutte le evoluzioni del suo vino per comprenderne la natura cangiante e vitale e metterlo in condizione d’esprimersi al meglio. Anche a costo di rompere gli schemi, di battere sentieri alternativi, di rischiare e crescere con l’esperienza.

Il vigneto è condotto con responsabilità ecologica rinunciando ai prodotti di sintesi chimica e strizzando l’occhio al biodinamico, ma senza tanti clamori. Tutti i vini sono vinificati con lieviti indigeni, ed in generale secondo un’idea di minimo interventismo. Che non si traduce nel lasciarli in balia di se stessi ma, piuttosto, nel raddoppiare la propria attenzione nel ricorrere al momento giusto a piccoli accorgimenti che ne indirizzano l’evoluzione nella direzione voluta. Accorgimenti che un po’ arrivano dalla tradizione familiare, un po’ sono maturati nella ricerca continua di un’espressività genuina: territoriale e personale al contempo. In tutti i vini di Stefano in effetti traspare questo binomio tra rispetto dell’integrità e piacere di sperimentare.

A partire dal Lessini Durello Doc Omomorto, spumante (extra), brut che sarebbe poco corretto chiamare semplicemente Charmat. L’autoclave non è impiegata infatti per la ri-fermentazione, ma come contenitore per la prima fermentazione del vino, che dopo i batonnage esce già arricchito di anidride carbonica. Assaggiata l’annata 2010 che esprime al naso una nota minerale iodata, cristallina, e un frutto citrico. Sensazioni che riverberano in bocca nel perlage brillante, con grande sapidità e spinta acida, equilibrata dalla percezione di un lievito morbido.

Sono comunque i Gambellara Doc il cavallo di battaglia di Stefano Menti. 100% Garganega proveniente da quattro vecchi vigneti della zona Classica, ben differenziati tra loro per caratteristiche pedoclimatiche. Quattro esempi di Gambellara che dimostrano le grandi capacità della Garganega di leggere il terroir, restituendo nel vino la sua natura profonda.
Il Paiele, è il più immediato del quartetto, ma non per questo si fa lasciare da parte. Un vino che nell’annata 2010 al naso parla di polpa acerba con uno spunto volatile, ma assolutamente non fuori posto. Non c’è da aspettarsi un dinamismo e una struttura che non gli appartiene: la sua natura è sfumata, lieve, ma saporita e piacevole come le piccole soddisfazioni quotidiane.

La musica cambia eccome quando nel calice entra il Riva Arsiglia 2010, vino che si manifesta immediatamente con una personalità più forte e ben delineata. Note floreali d’acacia e biancospino composte avvolgono la polpa succosa. Una pienezza olfattiva che termina con note mielose che dischiudono il finale minerale. In bocca il vino è subito dinamico, si aggrappa sapido alla lingua ed alle pareti della bocca, rinfresca e pizzica, lasciandola su un nota di pietra focaia che ammicca all’idrocarburo. Tutto lascia supporre una bella parabola evolutiva!
Veniamo quindi al Monte del Cuca, affinato in barrique di ennesimo passaggio con permanenza sulle fecce. Il più complesso fra i Gambellara Giovanni Menti è declinato nell’annata 2008 su profumi minerali e polpa bianca e gialla matura, con terziari interessanti nei loro ricordi speziati ed appena un punto di legno. In bocca plana con grande equilibrio: freschezza, mineralità, ma soprattutto un senso di morbidezza che abbraccia tutto l’incavo. Chiude amaricante, su note eteree che ricordano il ruhm. Anche qui le potenzialità di invecchiamento sono certamente grandi.
Chiude la carrellata dei Gambellara un vino estremamente piacevole e di grande personalità: una Garganega sui lieviti frizzante naturale: un Gambellara col fondo, per intenderci. Servito torbido rivela aromi floreali ed agrumati, con una sottile nota mielosa. La percezione carbonica è sottile e pizzicante ed aggiunge grande piacevolezza ad un vino succoso, morbido e chiacchierino, con una bella sapidità che ti abbona alla beva (su cui si narrano storie quantomeno poco edificanti).

Ma la terra e la tradizione di Gambellara sono anche quelle dei passiti e Stefano Menti arricchisce la sua gamma con ben tre etichette di questa tipologia. Manco a dirlo, si tratta di appassimento naturale, condotto nel sottotetto arieggiato del casolare settecentesco dove ha sede la cantina. Fino a una settimana fa questo ambiente era meravigliosamente addobbato di grappoli, intrecciati tra loro su spaghi ed appesi ai travi secondo la tecnica tradizionale dei picai (ottima per l’arieggiamento e la caduta spontanea degli acini poco sani).

Il Recioto di Gambellara Docg Albina, annata 2009, è di un bell ambrato carico e dentro al calice il naso trova la sultanina ed il dattero, la mandorla tostata ed una delicata scorza d’agrume. Zuccherino in bocca, e grasso, ma subito fresco, grazie all’acidità caratteristica della tipologia. Persistenti e ricche retrosensazioni, che chiudono su una nota amaricante di tabacco scuro.
Un’interessante variazione sul tema è rappresentata dal Passito della Tradizione: rifermentazione in bottiglia a partire dal Recioto fermo che dà luogo ad un vino dolce e petillant. Nota bene: in effetti questa tipologia a Gambellara, costituisce il più tradizionale Recioto, sebbene sia stata marginalizzata dall’economia di scala per l’equilibrio instabile del mix di zuccheri e lieviti (per di più indigeni!). Ho assaggiato insieme a Stefano il 2009: bicchiere piacevolissimo, di un bel giallo dorato, che al naso offre frutta passa e agrumi canditi, rosa e focaccia dolce alle mandorle. In bocca una vivacità cremosa stuzzica il palato sollevando sulle punte quel corpo dalle suadenti abbondanze: dolce ed al contempo amarognolo, cangiante nelle sue persistenze.
Veniamo infine ad un altro tesoro di tradizione gambellarese, sparito per anni e poi recuperato da un manipolo di produttori appassionati. È il Vin Santo di Gambellara Doc, la cui particolarità è la fermentazione in piccoli caratelli scolmi che avviene nello stesso sottotetto in cui l’uva appassisce: gelido d’inverno, torrido in estate. Fra interruzioni e riprese naturali il Vin Santo fermenta per quattro anni, sotto un velo di flor che permette un’ossidazione lenta e controllata che sviluppa un profilo organolettico unico. Il 2004 è un vino sontuoso, fin dal suo presentarsi alla vista: dorato, concentrato e cristallino. Il naso è intenso e ricchissimo, con ricordi di miele di castagno, caramello e biscotto secco, mallo di noce e spezie pungenti, con un’acmè balsamica volatilizzata da un sottile spunto acidulo. Il sorso è denso, sia dal punto di vista della percezione glicerica sia da quello delle suggestioni gusto-olfattive. Un vino dialettico, che richiede concentrazione e la induce!

Una selezione ampia quella delle etichette Giovanni Menti, che testimonia la curiosità, la voglia e la capacità di confrontarsi con tante esperienze differenti. Un selezione che si andrà presto arricchendo di due nuovi prodotti: un Lessini Durello Metodo Classico 60 mesi, e un Gambellara fermentato sulle bucce… Stay tuned!

Giovanni Menti – www.giovannimenti.com
Via Dottor Bruzzo, 24 – Gambellara (Vi)
tel. (+39) 0444 444 137

Twitter: @giovannimenti

10 Commenti

avatar

Francesco Amodeo

circa 8 anni fa - Link

Io sono rimasto particolarmente colpito dalla Garganega sui lieviti "frizzante naturale". Il colore del vino è davvero torbido; la bottiglia è fatta di vetro trasparente, per cui si può guardare il colore del vino attraverso di essa. Sul fondo della bottiglia si vede chiaramente uno strato di circa mezzo centimetro fatto dai lieviti. Insomma, tutto sembra dire che all'assaggio il vino non sarà certo un capolavoro di finezza. E invece no, come si dice giustamente qui sopra, profuma di fiori d'arancio e note agrumate (lime addirittura) espresse con precisione millimetrica, zolfo e leggere, per nulla invasive, note di pane; sapidità notevole, concordo.

Rispondi
avatar

Marco De Tomasi

circa 8 anni fa - Link

Elia ! i miei complimenti per l'articolo ... davvero ben fatto. Amo molto la "mano" di Stefano e la sua Garganega sui Lieviti ha avuto il merito di farmi riconciliare con l'intera categoria dei Sur Lie ! Il Paiele 2010 va ben oltre a mio avviso da quello che si potrebbe intendere dalle tue righe: un gran bel vino sia pur nella sua semplicità. Ogni volta che ne apro una bottiglia finisce in un amen. P.S.: la foto di Stefano è mia. Quasi quasi faccio causa ad Intravino così ci guadagno un centone ! (scherzo ovviamente).

Rispondi
avatar

OsteRobi

circa 8 anni fa - Link

Complimenti a Tutti!! Articolo,Produttore e prodotti.. Ma se devo dirla tutta..la Garganega Sur Lie è qualcosa di fenomenale..dalla presentazione a cosa trasmette e anche dal prezzo. P.s. Provate Provate Provate

Rispondi
avatar

Roberto Dal Ponte

circa 8 anni fa - Link

Finalmente. Bell'articolo. Solo che poi i voti alti li date a Fattoria dei Barbi e a Ca' del Bosco.

Rispondi
avatar

Francesco Amodeo

circa 8 anni fa - Link

:-)

Rispondi
avatar

Olimarox

circa 8 anni fa - Link

Le firme di iIntravino sono una certezza. Quella dell'enoprofeta Elia lo è in senso positivo. Come al solito articolo ben scritto ed interessante. Si sa qualcosa dei prezzi, più o meno?

Rispondi
avatar

Marco De Tomasi

circa 8 anni fa - Link

Qualcosina sui prezzi lo scrissi a suo tempo qui http://vitisblog.wordpress.com/2010/08/03/giovanni-menti-gambellara-vi/

Rispondi
avatar

Stefano Menti

circa 8 anni fa - Link

Buongiorno a tutti. Elia mi chiede di darvi i dettagli relativi ai prezzi in cantina: - Omomorto € 10,20 - Garganega sui Lieviti € 5,90 - Paiele € 6,20 - Riva Arsiglia € 8,40 - Monte del Cuca € 12,50 - Passito della Tradizione € 13,60 - Albina Recioto di Gambellara € 24,00 la bottiglia da 750 ml e 17,00 € la 375 ml - Vin Santo di Gambellara € 50,00 solo 375 ml

Rispondi
avatar

gian paolo

circa 8 anni fa - Link

Stefano at dal deg in dialet : te dimandi brev!!!:) E il Gambellara col fondo è buonissimo ...porta molte bottiglie in fiera che te le bevo tutte io !!ciao GP

Rispondi
avatar

Michele

circa 8 anni fa - Link

Domenica, anche grazie al biglietto vinto con Intravino, sono stato al vinitaly e alla postazione di giovanni menti. L'artico di Elia mi aveva molto incuriosito, mi aveva proprio fatto venire la voglia di assaggiare i vini di menti. Devo dire che, alla prova dei fatti, quanto scritto si è rivelato perfettamente in linea con i vini assaggiati ma anche con i miei gusti. Ho fatto tanti complimenti a Stefano (Menti) per i suoi vini e la disponibilità, ma i complimenti vanno anche ad Elia per la chiarezza e bravura nel pezzo. P.S.: Stefano mi ha detto che siete andati in incognito e poi vi siete svelati ma vi ha fatto i complimenti per la professionalità dimostrata.

Rispondi

Commenta

Sii gentile, che ci piaci così. La tua mail non verrà pubblicata, fidati. Nei campi segnati con l'asterisco, però, qualcosa ce la devi scrivere. Grazie.