Fiano-che-mi-piace | Vigna della Congregazione di Villa Diamante

di Mauro Mattei

Il fiano è tra le mie varietà preferite, lo posso dire serenamente. Ha un carattere unico, spiazzante, e gioca in maniera autonoma marcando ad uomo il territorio. Passata indenne la sovraesposizione mediatica degli anni ’90, pare rinato nelle interpretazioni più crude e meno sornione. È un’uva semi-aromatica e può essere multiforme: grassa, affilata, marcata, esile, esplosiva, alcolica, moderata. Eppure non perde mai di riconoscibilità. Se il terreno è giusto, il risultato strabilia. Il fiano fa  il botto quando il suolo ha matrice vulcanica, quando il clima è cangiante – freddo se necessario, assolato al momento giusto – e la temperatura mutevole tra giorno e notte. Se gli impianti sono ad altezza considerevole, la raccolta delle uve può essere incredibilmente tardiva ed il tratto diventa nordico.

Mi riempirei la pancia  di nomi che stuzzicano l’appassionato ma non sempre affollano le carte dei vini: Colli di Lapio, Pietracupa, Picariello, Vadiaperti, Marsella. Spesso espressioni diverse rese solide da prese di posizioni stilistiche e territori radicalmente differenti. Nel turbinio dei nomi che segnano la rinascita di questa varietà ce n’è uno che rimbalza ossessivamente nella mia testa: Vigna della Congregazione di Villa Diamante.

Villa Diamante è una micro-azienda: pochi ettari a Montefredane (Av) curati con approccio bio e rese basse. Si lavora quanto più possibile in armonia con la natura, in cantina non si chiarifica né filtra, usando solo l’acciaio per conservare il profilo aromatico dell’uva. Villa Diamante ha vigne che poggiano su un terreno caratteristico, chiamato in dialetto “sassara”. Ed ho detto tutto. I vini riflettono il suolo, marcato nella composizione da marne argillose e da uno strato roccioso. Chi ne conosce i vini, sostiene che siano longevi ed un filo imprevedibili. Nello storico degli ultimi anni, il 2002 è un’annata di riferimento, 2004 e 2006 sono considerati  millesimi di grande pregio. Io ho trovato notevolissime anche due versioni che per i guru campani sono interessanti ma meno brillanti di quelle citate.

Vigna della Congregazione 2007
Buonissimo, anche se troppo giovane per goderne a pieno, il vino è segnato da un frutto visibile, anche se composto e minuto. Il naso rimanda a sensazioni di erbe officinali e fiori, con la roccia in secondo piano. La bocca è asciutta, fresca e affumicata. Da bere a secchiate con incoscienza o da conservare un paio d’anni per non avere rimpianti.

Vigna della Congregazione 2005
I profumi vertono tutti sulla complessità: roccia, idrocarburi e una nota di frutta secca. In bocca è minerale e succoso. Inizialmente  si mostra poco, sembra avere spalle strette e zero muscoli. Eppure ripaga nel finale con una sorprendente nota fumé che gustosamente prolunga i ricordi aromatici. Uno scatto di reni che distende magnificamente il vino.

Non so se questa azienda sia un punto di riferimento nell’avellinese, né se il suo Fiano sia un’icona del territorio di Montefredane. Di certo questi vini non passano inosservati. Ed è un piacere vederli muoversi, con austerità, fra il ricordo della tradizione e l’espressione netta della vigna e di chi il vino lo fa. Non sono tipo da certezze assolute ma una sicurezza non me la toglie nessuno: il fiano-che-mi-piace fa Vigna della Congregazine di nome e Villa Diamante di cognome.

Mauro Mattei

Sommelier multitasking (quasi ciociaro, piemontese d'adozione, siculo acquisito), si muove in rete con lo stesso tasso alcolico della vita reale.

5 Commenti

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Nelle Nuvole

circa 9 anni fa - Link

Mi fa piacere che qualcuno scriva di Villa Diamante. Ho assaggiato l'annata 2006 l'anno scorso al Vinitaly ed è stata un'illuminazione. E' praticamente impossibile assaggiare un vino per bene nei padiglioni del Vinitaly, con luci, odori e rumori tutti sbagliati. Eppure per lavoro se ne assaggiano molti, troppi. Quello che mi ricordo con emozione e che mi é rimasto dentro é proprio questo di cui Mauro ha scritto. Grazie

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Simone Della Porta

circa 9 anni fa - Link

Grandissimo Vino, Grandissimo Antoine.

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Danilo Ingannamorte

circa 9 anni fa - Link

Il fiano è davvero un vitigno incredibile. Vini come quelli che ci segnali dovrebbero insegnarci a saper anche aspettare per far esprimere al meglio un'uva che può dare la biada a tanti cugini d'oltralpe. Un tesoro da proteggere e far conoscere! (Non vedo l'ora di assaggiare il Picariello che ho ordinato da poco). Ebbravo Mauro!

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Roberto Giuliani

circa 9 anni fa - Link

Antoine Gaita è molto bravo e il suo Villa Diamante una pietra miliare, persino in annate "minori" come la 2002.

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Roberto Giuliani

circa 9 anni fa - Link

volevo dire Vigna della Congragazione (ah la testa...)

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