Fattoria di Fibbiano e lo strano gemellaggio cistercense tra San Colombano e Peccioli

di Andrea Gori

Cosa significa essere coltivatori custodi? Significa, per esempio, ritrovarsi nel vigneto (12 ettari più 6 in affitto, dal ’97 solo autoctoni italiani) un vitigno come la Colombana. Da quel momento, è come se lo adottassi. E’ un’idea nata nell’ex Arsia Toscana per promuovere la responsabilizzazione dei viticoltori nei confronti di certe varietà, sempre più attuale dopo che per molti anni nessuno sembrava curarsene. Fattoria di Fibbiano, con sede a Peccioli nelle colline pisane, ha i vigneti al centro di un agriturismo autosufficiente dal punto di vista energetico, grazie al fotovoltaico (30 kW) e completamente bio; citata in documenti storici già dal 1300, rinasce nel 1997 quando la famiglia Cantoni, dal Lodigiano, la acquista per cambiare stile di vita. Il caso vuole che tra gli ettari di vigneto venga trovata uva bianca “colombana”, identica a quella che viene coltivata in Lombardia con il nome San Colombano, portata quaggiù, pare, da un monaco cistercense scozzese dalla Certosa di Pavia (vicinissima a San Colombano al Lambro e non lontano da Lodi da dove proviene la famiglia).

Ma la colombana non è l’unico sforzo nella direzione del recupero, come dimostrano i lavori con l’Università sull’appassimento del Trebbiano e gli studi su Sangiovese Polveroso, Brunellone e San Forte – questi vi mancavano, eh? Tutto ciò si ritrova nei vini, dove il tocco enologico è minimo ma appassionato, e Matteo e Nicola (i due fratelli Cantoni che gestiscono la Tenuta) ci mettono il loro entusiasmo per tirar fuori il meglio dai sangiovese e colorino locali, sperimentando tecniche e assemblaggi. Avevamo già assaggiato i vini della Tenuta con Emiliano Falsini nel 2008 e nel 2009 ma mai come quest’anno ci sono sembrati precisi e allineati con le aspettative del pubblico moderno.

Fonte delle donne 2011 Igt
Prende il nome da una fonte antichissima al centro della tenuta, ed è il vino che raccoglie la vinificazione della Colombana (San Colombano) e Vermentino, mentre in precedenza era costituito  anche da trebbiano e malvasia, adesso è prodotto appunto con solo Vermentino che dà corpo e struttura, e Colombana che dà aromi anche molto intensi. Il vino è in effetti pesca, susina, gelso, nota sapida e gessosa, bocca bella integra, di allegra succulenta. 85 (a meno di 9 euro sullo scaffale).

Chianti DOCG Superiore 2010
Sangiovese e Canaiolo, sei mesi di botte grande: viola e ribes rosso, amarena, ricco e scuro ma senza note legnose; bocca delicata all’inizio, e finale pulito di lamponi e more. Sapido e dissetante, Canaiolo sugli scudi, criomacerato e presente almeno per il 10% nel blend. 83

L’Aspetto Igt 2008
Canaiolo (anche qui da criomacerazione) e Sangiovese 50 e 50, un anno di legno, barrique e tonneau usati; floreale ampio e dolce, con resina e pigna, ribes nero; bocca molto decisa ma rotonda, finale medio, ematico e originale. 85

Ceppatella 2007 Sangiovese
Tonneau e barrique, da uve di una vigna centenaria, con resa minima; guyot. E’ profondo, rigoroso e avvolgente: amarena e tabacco, leggero tocco di legno, resina e noci; bocca fine ma aggraziata. 86

Ceppatella 2008 Sangiovese
Arioso floreale, speziato e avvolgente: frutta sotto spirito, intenso, mentolo e timo, finocchio selvatico; bocca compatta decisa e sferzante, ma felpato, con bel finale di classe. 91

Una gamma di vini moderna e ben attrezzata con belle etichette e aspetto molto invitante. Nel bicchiere sanno dare brividi di piacere, e una vera scossa per il Fonte delle Donne e soprattutto il Ceppatella che sembra maturo per il grande salto: l’apprezzamento da parte del pubblico dopo anni di successo underground.

Andrea Gori

Quarta generazione della famiglia Gori – ristoratori in Firenze dal 1901 – è il primo a occuparsi seriamente di vino. Biologo, ricercatore e genetista, inizia gli studi da sommelier nel 2004. Gli serviranno 4 anni per diventare vice campione europeo. In pubblico nega, ma crede nella supremazia della Toscana sulle altre regioni del vino, pur avendo un debole per Borgogna e Champagne. Per tutti è “il sommelier informatico”.

1 Commento

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Francesco

circa 9 anni fa - Link

Matteo, neanche col bicchiere in mano nella vigna sembri un contadino!Quei pantaloni a quadretti poi sono inguardabili. Ciao

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