Edi Kante, tutti i vini e le rivoluzioni di un uomo di confine

Edi Kante, tutti i vini e le rivoluzioni di un uomo di confine

di Andrea Gori

Scavare con la dinamite per 20 metri sottoterra, sperando di trovare una grotta e incappare invece nella roccia madre di Minecraft. Strappare sassi dalla terra, e sostituirli con terra rossa nelle doline, per ricavare ettari di vigneti. Affrontare poi il clima politico ed economico degli anni ’80 con spavalderia e fiducia nel futuro, e intanto tirarsi dietro tutta una generazione di produttori che da Edi Kante (e i suoi compagni di sperimentazione Gravner, Radikon, i fratelli Bensa de La Castellada, Mlečnik) sono partiti per esplorare strade affascinanti e diverse.

La ricetta di Edi Kante comprende anche la baruffa, la contrapposizione, la polemica mai fine a se stessa. È un perfetto personaggio di confine del nostro vino. In questa terra avara, battuta dai venti e sempre sinonimo di vita dura e pastorizia ai limiti del sostentamento, il piccolo grande miracolo del vino carsico è già stato ampiamente celebrato in tutte le forme e tutt’oggi è uno di quei vini che volano sopra le polemiche dei vini naturali, con calviniana levità. Lieve come i vini di Edi, che oggi paiono all’apice dell’ennesima rivoluzione stilistica che farà sicuramente discutere. Primo a macerare e far nascere gli orange, a togliere quasi del tutto la solforosa, ad usare le barrique (Taransaud) per far crescere i suoi vini, e a marchiarli in maniera grassa e robusta, oggi pare aver trovato pace e serenità nel concetto del meno è meglio, un togliere che scarnifica i vini e li rende se possibile ancora più sassosi, schietti e diretti, contribuendo anche a far storcere il naso ai suoi fan della prima ora che ne amavano certe concentrazioni e ricchezze.

Kante - cassetta

Niente volatili, niente aromi strani e concessioni al bioqualchecosa nella costruzione dei suoi vini, ma la cantina in cui puoi assistere in diretta alla percolazione dell’acqua durante la pioggia ha un qualcosa di selvaggio, ribelle e guerriero, che ti tocca dentro, eccome.

Nei 6 ettari vitati (sparsi in vari comuni) quasi solo uve bianche, a partire dalla vitovska dalla buccia spessa e resistente ai venti, la malvasia, lo chardonnay, il sauvignon, tutti i vitigni che compongono oggi l’immaginario del vino friulano. Per tutti vendemmia e vinificazione separata delle parcelle, fermentazione e riposo in barrique per 10 mesi (ma anche fino a 24 nelle versioni riserva) e poi stabilizzazione in acciaio per altri 8, con vini che escono sul mercato 2-3 anni dopo la vendemmia per le versioni annata, e fino a 10 anni dopo per le versioni definite “riserva” proposte con l’etichetta artistica a distinguerle dalle altre.

Si aggiungono di recente due metodo classico, nati dopo l’amicizia con Christian Bellei, uno a base chardonnay e malvasia e uno da pinot nero che un paio di volte a decennio viene pure vinificato in rosso.

Metodo Classico Blanc de Blanc. Sui lieviti 20 mesi e sboccatura recentissima (Dicembre 2017) con una cuvée di due annate: vino diretto e schietto, con floreale bianco bellissimo e note fruttate di ribes bianco e agrumi, sapidità e taglienza, bello e salino. Beneficerebbe non poco di qualche mese in più in bottiglia, ma anche così mostra una grande mano, e sensibilità nel dosare acidità e ricchezza di gusto. 88

Metodo Classico Blanc de Noirs. Da uve pinot nero, tagliente e affilato di un rosa accattivante e leggiadro, lamponi ribes, cedro, bergamotto, pesca noce e tocco mentolato che rende vibrante il sorso e fa scoprire un corpo non banale, per una bellissima bollicina da tavola che seduce in dolcezza e colpisce e stimola con la salinità. 92

Kante - vitovska

Vitovska 2015 Kante. La nuova-antica semplicità portata all’estremo in questo eroico vitigno, ormai di moda: naso schietto e diretto di agrumi e fieno, iodio e sale che si protrae nel palato, dove sapidità e croccantezza sono la parola d’ordine. 87

Vitovska 2007. Una riserva da annata precoce, che mette in evidenza ancora di più il carattere roccioso, ben marcato, in cui si agitano note di agrumi, arancio giallo, mandarino e ginestra, pesca bianca, ad aprire il sorso bellissimo, arioso e avvolgente, dove la sapidità e il sale sono ancora più accentuati grazie al bel frutto. Un vino semplicemente eccezionale su prosciutto al forno e cren. 92

Malvasia 2015. Teoricamente Istriana, ma non riportabile in etichetta: approccio aromatico primario riconoscibile, e incantevole, con dolcezza e finezza di frutto giallo, pesca e ribes, ananas e arancio giallo. Bocca ampia, ricca, dolce e carnosa che dà una bella soddisfazione di gusto, il finale è lungo e saporito, punteggiato di sale, timo, menta ed erbe aromatiche. 91

La Bora “Riserva” Chardonnay 2011. Complessità e rimandi nordici di uvaspina e litchy, completati da burro e nocciola leggerissime, niente grassezza ma sale e solarità di cedro e pesca gialla. Bocca acida e gessosa per un sorso carnoso a tratti, ma sempre finissimo, in cui emerge davvero il territorio a scapito del vitigno. Mette in mostra una lunghezza incredibile, fatta di lime, senape, biancospino e anice che ha nell’equilibrio la sua cifra più rappresentativa. Scolpito in maniera lieve ma indimenticabile. 95

Sauvignon 2015. Ennesima prova d’autore, e presa di distanza dai modelli convenzionali friulani: naso con fiore di campo e gelsomino, rosa thea, ginestra e mela golden, solo una leggera concessione al bosso e al tralcio di pomodoro, poi senape e orzo, tocco vegetale elegante che apre una bocca agile, netta, scandita da grande acidità e sale, in crescendo sorso dopo sorso. 90

Kante - etichette

Sauvignon 2009 “Riserva”. Vino limpido e schietto, asciugato dal tempo fino a scavarne l’essenza, con corpo e struttura in crescendo che avvolgono il palato a più riprese, ma prima il naso che apre su note di sambuco ed erbe aromatiche tipo salvia e rosmarino, arricchite da pere kaiser e senape. Si beve che è una meraviglia tanto è equilibrato e godurioso, tra note balsamiche piccanti, speziate e con un tocco di affumicato che evoca l’atmosfera della barricaia. 92

Teran Terrano Refosco dal peduncolo verde 2011. Vino noto per la sua caratteristica aromatica vegetale che non viene nascosta, anzi baldanzosamente esibita, ma è talmente sfacciata che ti rapisce: frutto rosso tra lampone e fragola e salinità già ben mescolati al naso, leggera riduzione, stile vispo, agile, salino e iodato a rilanciare lampone e ribes rosso anche in bocca. Un vino di struttura agile ma ficcante, naturale e godereccio, che però non riesci assolutamente a collocare nel 2011, ed è certamente un bene. Tannino come sempre nel refosco quasi assente, ma sapidità e freschezza bastano a tenerlo vivo e pulsante. 88

Bonus Track in uscita a primavera 2018
L’ennesima rivoluzione di Edi va contro la solforosa, e la sfida a non usarne affatto porta ad una linea di vini con tappo a corona e sughero insieme con bottiglia ad hoc ed etichetta stilosa. Vini perfetti per i wine bar del momento, e per le richieste dei modaioli winelover di oggi ma che poggiano le sue basi, come scritto in etichetta, su “quarant’anni di storia in natura vino e conoscenza, il Metodo Kante”.

Lo chardonnay è vibrante e gustoso, fruttato e deciso, e avanza nel palato con persistenza aromatica dolce e ritmata, il sauvignon è ancora più trasfigurato ma mantiene tocchi di bel vegetale e balsamicità speziata. Entrambi vini delicati e diretti, forse senza il magico equilibrio dei fratelli con minima solforosa, ma ancora più adatti alla tavola e alle ricette che vanno per la maggiore oggi, tra verdure e spezie orientaleggianti.

Quello di Kante è un mondo fatto da sole 65 mila bottiglie ogni anno ma che permettono di testimoniare una ricerca incessante sul vino e sulla sensibilità nei bianchi italiani in chi la storia di questi vini l’ha fatta sulla propria pelle. Oltretutto con vini proposti a prezzi che invogliano a farne scorta, e a berne in quantità goderecce (in enoteca attorno ai 20 euro i vini annata, sui 30 le riserve, sui 15 i senza solforosa). “Ho avuto tanto dal mondo del vino, oggi è anche il momento di dare e concedere a chi vuole godersi questi vini la possibilità di farlo senza preoccuparsi del prezzo”. La rivoluzione democratica, quella vera.

Andrea Gori

Quarta generazione della famiglia Gori – ristoratori in Firenze dal 1901 – è il primo a occuparsi seriamente di vino. Biologo, ricercatore e genetista, inizia gli studi da sommelier nel 2004. Gli serviranno 4 anni per diventare vice campione europeo. In pubblico nega, ma crede nella supremazia della Toscana sulle altre regioni del vino, pur avendo un debole per Borgogna e Champagne. Per tutti è “il sommelier informatico”.

7 Commenti

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andrea celant

circa 9 mesi fa - Link

non ho letto completamente l'articolo ma mi irrita "l'mmaginario del vino friulano" ! che c'entra friulano? stiamo parlando di Carso: sarò un ottuso campanilista, ma parlando di vini credo che dovremmo stare ben attenti al territorio

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Andrea Gori

circa 8 mesi fa - Link

Andrea sono d'accordo con te ma nel mercato mondiale questi sono percepiti e venduti come vini friulani e ne rappresentano una delle punte d'eccellenza e in grado di attirare attenzione. O i produttori del Carso dovrebbero solo vinificare Malvasia e Vitovska?

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Andrea R.

circa 8 mesi fa - Link

Scusi Gori una domanda: il refosco inteso come terrano non è forse il refosco del Carso? Mi sembra si ritenga differente da quello con il peduncolo verde. Ahimè non né capisco moltissimo.... Grazie come sempre per i suoi ottimi articoli.

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Andrea Gori

circa 8 mesi fa - Link

Edi ce lo ha presentato come Refosco dal Peduncolo Verde che dovrebbe essere quello del Carso a differenziarlo da quello dal Peduncolo Rosso che si trova anche in altre zone del Friuli. Ma a occhio un'analisi genetica approfondita non credo sia stata fatta.

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andrea celant

circa 8 mesi fa - Link

qui c'è una risposta al discorso sul refosco dal peduncolo verde; non so se posso indirizzare a questo link, ma probabilmente non ledo nessun diritto: https://vinidipietra.wordpress.com/ dopo entrati basta digitare nel campo di ricerca " refosco" e appare subito l'articolo in questione

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Federico

circa 8 mesi fa - Link

Articolo interessante, ancor più se fosse stato pubblicato una quindicina di anni fa. 😉

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Andrea Gori

circa 8 mesi fa - Link

non capisco l'ironia, se c'è. Ma quindici anni fa i vini sarebbero stati completamente diversi. La cosa più bella di Edi è che non sta mai fermo...

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