Degustazioni | L’Union des Gens de Métier a Vinitaly

di Jacopo Cossater

Troppo poche, due ore. Troppo poche per riuscire davvero ad immergersi nei loro vini e per ascoltare le loro storie. L’appuntamento era per venerdì 8 aprile in fiera a Verona durante Vinitaly per una panoramica dei loro vini, presenti i produttori. Una sorta di prima, almeno in Italia. Il loro nome è Union des Gens de Métier ed è un’associazione, “un gruppo di uomini liberi dei mestieri della terra, rispettosi degli equilibri del loro ambiente (..) che difende i valori che fondono l’appagamento del corpo a quello dello spirito. Un impegno che si nutre dell’amicizia e della passione“. Due gli italiani che ne fanno parte, Paolo De Marchi con la sua Isole e Olena e Aldo Vaira, la cantina è G.D. Vajra. E’ grazie a loro che oggi siamo qui a raccontare di questa degustazione.

Padre spirituale è Didier Dagueneau, il grande vignaiolo della Loira tragicamente scomparso nel 2008. Sua l’idea di radunare alcuni amici uniti dalla passione, la curiosità, l’approccio naturale alla cultura e all’ambiente. Ma soprattutto dall’amicizia. Ed infatti la sensazione durante la degustazione era quella di avere a che fare con un gruppo di compagni in trasferta e, solo dopo, la realizzazione di quanto siano grandi vignaioli, ognuno riferimento per la propria denominazione di origine. L’approccio, per tutti, è definibile senza incertezze come naturale. La maggioranza pratica la biodinamica ma non è un vanto, quanto un’ovvia conseguenza del loro approccio alla vita, prima che alla viticoltura.

Troppo poche, due ore, per vini così espressivi e spesso profondi. Ventuno assaggi raccontati con le parole del produttore, una breve descrizione della propria cantina, del terroir, dei vitigni e del vino. Meno di cinque minuti a testa, l’unico modo possibile per fare spazio a tutti i presenti. Eccone alcuni, quelli che più hanno colpito il sottoscritto:

Domaine Jacques Selosse, V.O. Version Originale. E’ lui, Selosse. Un blanc de blancs da aspettare ma già sfaccettato, sorretto da un’acidità non comune e da una linearità aromatica incredibile.

Domaine Arretxea, Hegoxuri 2008. La sorpresa della giornata. Petit manseng, gros manseng e petit courbu a raccontare una mineralità vulcanica, un sottofondo affumicato ed una bocca tesa all’inverosimile.

Domaine Daguenau, Pur Sang 2008. A lezione di sauvignon (e non è il Silex, vera perla del Domaine), tipicissimo, equilibrato e composto.

Domaine Roulot, Mersault Luchets 2009. Uno chardonnay in un certo senso adorabile per bevibilità, per quell’immediato richiamo al sorso successivo. Profondo (con un accenno minerale intrigante).

Clos Rougeard, Saumur Champigny “Les Poyeuux” 2007. Mediterraneo, terraceo, salmastro. Un cabernet franc profondo, mai stanco. Ottima acidità, da aspettare.

Chateau Falfas, Cotes de Bourg Le Chevalier 2006. Taglio bordolese a prevalenza di cabernet sauvignon di grande eleganza, sinuoso ed austero al tempo stesso. Tannino equilibrato, appena asciutto su un finale di grande stoffa.

Chateau Tour du Pas Saint Georges, Tour du Pas Saint Georges 2005. Un vino che schiocca, il frutto è croccante e bellissimo. Anche in bocca, largo, avvolgente e scattante di personalità.

Alain Graillot, Crozes Hermitage 2009. L’eleganza della denominazione in uno dei suoi migliori esempi. Paradigmatico per speziatura ed in generale profilo olfattivo. In bocca è ancora giovane ma già profondo.

Domaine De Souch, Jurancon 2007. Evabbè, il miglior vino di tutta la giornata, non solo della degustazione. Dal magico mondo dei vini dolci un’espressione di rara finezza, eleganza, complessità, beva. Salino, mediterraneo nella migliore accezione possibile del termine non aggradisce mai il palato. Sussura, felicità.

Dicevo che due ore sono troppo poche per monumenti di tale statura. Ne vogliamo di più, il prima possibile.

Jacopo Cossater

Comunicazione digitale ed e-commerce, è tutta una questione di vino, di birra artigianale e di trail running. Vive in Umbria, a Perugia, ha un debole tanto per i Paesi del Mediterraneo quanto per quelli scandinavi ma non potrebbe mai fare a meno dei ritmi dell'Italia Centrale. Giornalista, su Intravino dal 2009.

6 Commenti

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Dan

circa 10 anni fa - Link

Concordo: il momento di maggiore emozione tra tutti i giorni veronesi, e l'hai perfettamente descritto. I volti di ciascuno di loro erano in sè parte integrante del piacere di queste troppo brevi ore e della gioia di assaporare o riassaggiare i loro vini. Una piccola precisazione sul Hegoxury Blanc: è uvaggio di Petit Manseng, Gros Manseng e Petit Courbu, e figurati che in Italia riusciamo ad averne solamente 120 bottiglie per anno... Qui la "storia" del roccioso produttore Michel Riouspeyrous http://lescavesdepyrene.blogspot.com/2010/09/il-complesso-dinferiorita-domaine.html

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Jacopo Cossater

circa 10 anni fa - Link

Grazie Dan, ho subito corretto. Una degustazione magnifica, che oltre il vino raccontava di un'umanità vibrante.

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Danilo Ingannamorte

circa 10 anni fa - Link

Ma quanto era bella la signora di Domaine de Souch? Era emozionata come una bimba nonostante potesse trattarci tutti come nipotini...che bella degustazione!

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Daniele

circa 10 anni fa - Link

Giornata indimenticabile. Domaine de Souch..e la signora che si commuove agli applausi..mi inchino, anzi chapeau, di fronte a tanta classe non ostentata E' proprio il caso di dire... I was there

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Alessandro Marra

circa 10 anni fa - Link

E il suo Jurancon?! Da cappottarsi... :)

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