Cose da fare in Liguria quando è primavera. Tipo prendere lo scooter e andare per fiere

Cose da fare in Liguria quando è primavera. Tipo prendere lo scooter e andare per fiere

di Fiorenzo Sartore

La primavera per la normale umanità è la stagione del risveglio dei sensi, dice Donna Moderna. Per noi dell’enogiro si risvegliano le fiere di settore, circa due o tre ogni fine settimana, tra aprile e giugno. Che uno vorrebbe essere ubiquo e dotato di fegati intercambiabili. Io ho risolto la questione nel modo bio, scegliendo il chilometro zero: fiere local, in Liguria, se non a Genova al massimo a Savona, e già mi pareva di timbrare il passaporto, per arrivare laggiù.

Di questa sarabanda dei sensi ridestati restano un po’ di appunti di assaggi insoliti (va be’, accontentatevi) che adesso riporto nel solito criterio randomico.

Priamar

Savona, fortezza del Priamar. L’evento si chiama DrinkEat e come forse si capisce si beve e si mangia. Food quindi, vini e birra: tutti sono contenti. Come da pagina Facebook la cornice è splendida, pure la giornata è bellissima, Savona si raggiunge in scooter e attraversando i ridenti paesini di mare fai slalom tra i turisti pallidi.

altavia

Si entra: per prima cosa mi imbatto nel desk di Altavia, birrificio artigianale a Badani, Sassello, un punto sperduto non lontano dall’Alta Via dei Monti Liguri. Badani è anche il nome della loro keller pils cioè una pils stile tedesco, perfetta per iniziare: equilibrio sottile e fragranza, dissetanza e bevibilità attraente, pure troppo. La birra non si sputa ma si beve: per me è un fatto strano, nell’enogiro l’assaggiatore sputa ma tra le spine allineate al banco di Altavia non c’è niente che assomigli all’attrezzo necessario, quindi benissimo, qui si fa così e io mi adeguo. E non è difficile, nel caso specifico.
Birrificio Altavia
Località Badani, 13 – 17046 Sassello (Savona)
Telefono 349 7392703

San Bartolomeo

Settore vini, due cose almeno: l’assaggio di tre rifermentazioni naturali in bottiglia, bianco rosso e rosato, di San Bartolomeo, mi spiazza (favorevolmente) un bel po’. Questi stanno a Montepulciano, Siena, quindi zona Vino Nobile. Interessanti i loro rossi fermi, a base sangiovese, ma su tutti spicca il bianco a base malvasia e trebbiano, col dovuto tono opalescente e il miele di castagno e il soffio lievitoso. Con la testa comincio uno strano viaggio a ritroso con quelle birre e ripenso ai vini a rifermentazione naturale assaggiati ultimamente, e ora mi sembrano tutti crossover tra due sistemi in fermento (birra e vino), e allora penso che il mondo è pieno di intrecci e intersezioni inaspettate e nulla mai è come sembra, poi il gentiluomo dietro al tavolo mi guarda con l’aria tipo “oh ma che faccia fa questo?” quindi mi ripiglio, e torno sulla terra. Niente sito aziendale, pare, quindi ecco:
Azienda Agricola San Bartolomeo
Via San Bartolomeo, 11 – 53045 Montepulciano (Siena)
Telefono 344 2531611

Azienda Agricola Ronco Daniele, scritto proprio così, prima il cognome poi il nome. Mai sentiti prima, nemmeno cercando su google trovo rece su di loro, quindi si attiva un ulteriore livello di rilevanza: se non li conosce nessuno, tanto meglio, sono qua apposta. Fanno cose liguri a Ortovero (Savona, ma vigne a Ranzo, Imperia), e in particolare fanno un Pigato 2016 che per me è “comprare subito, ma veloci veloci”. Molto preciso, con le sue cose a posto: salino e floreale al naso, erbe aromatiche, tono citrino giusto. Prezzo, pure quello da encomio, direi massimo 12 euro in enoteca. Questi sono avanti e hanno pure il sito.

Mare e Mosto

Altro giro, altro regalo, e altra riviera stavolta, Sestri Levante con Mare&Mosto, altro appuntamento imperdibile (qui e qui storie scritte addietro). Nuovamente cose di Liguria, che erano fuori dal mio radar.

Possa, nelle Cinque Terre (si trova nel catalogo Velier) aveva, tra l’altro, due Sciachetrà 2015 in assaggio. Tutti e due notevoli ma il cuoricino io l’ho messo alla sua versione anfora, dal colore tipo pietra preziosa (ambra), era prossimo alla perfezione: carattere da vendere, intenso, con un bilanciamento della dolcezza da manuale, il genere di assaggio che ho riassaggiato il giorno dopo (la fiera era su due giorni) così, per pura libidine, che tanto ormai sugli appunti avevo già scritto 89/100.

Rossese

Dall’altra parte della riviera, a Dolceacqua, assaggio il Rossese di Dolceacqua Posau 2015 dell’Azienda Agricola Rosmarinus. Dire che ci sono note di rosmarino pare troppo scemo ma insomma le erbe aromatiche sì, assieme ad un corredo serissimo di ferro-e-sangue che è la cifra tipica di certi Rossese allo stato dell’arte. È composto, complesso, quasi austero e di sicuro elegante. Sono così sedotto che dimentico di chiedere i prezzi. Per chi ha voglia di farsi un giro, qui c’è quel che serve.

naturalmente

Ultimo giro (in ordine di tempo, altri ne verranno) sul cavallo d’acciaio, va be’ in scooter, a Chiavari. Vino Naturalmente Vino è un altro classico di primavera per me. Interessante (micro) selezione di piccoli-e-belli con accento particolare sulla naturalità delle produzioni.

Cornelissen

Sempre nella modalità assaggi memorabili, che non vuole essere una classifica come del resto non lo era finora, ci sarebbe da dire qualcosa del Munjebel 2015 di Frank Cornelissen. Su questo produttore, forse saprete, il dibattito è sempre molto aperto, succede di confrontarmi con chi trova la sua idea di naturalità del vino troppo estrema. Per quanto mi riguarda, io sono tra quelli che non amano le declinazioni punk, e ogni volta che assaggio cose borderline al punto di diventare difficoltose, passo e dico: no grazie, non fa per me. Tuttavia su Cornelissen mi capita una coincidenza curiosa: nella mia carriera ho fatto (oggettivamente) pochi assaggi, meno di cinque credo, e ogni volta ho trovato il suo vino dannatamente buono. Anche qui per esempio c’è una nota floreale di rosa molto bella, tensione tannica ben definita, un sorso fatto di bevibilità mista ad importanza. Succede anche che nelle chiacchiere in libertà che si fanno ai banchi di assaggio io mi lasci andare a dichiarazioni avventate, con Luigi Fracchia che si occupa della distribuzione: “ma che è, pare di bere un Ruché di Castagnole…” – ma è il genere di cose che non si scrivono sui blog, quindi fate finta che non l’ho detto.

Chiudo, infine, con un’altra cosa siciliana, il Grillo 2015 di Domina Miccina, azienda in Sambuca di Sicilia. Di questo bianco forse un po’ più tecnico rispetto ad altre cose naturali assaggiate ho amato la nota salina e quasi speziata, l’intensità del finale, e un notevole prezzo qualità se pensiamo che si trova in enoteca sotto i dieci euro.


Postfazione in nome della legge sul conflitto di interessi: io non vendo nemmeno uno dei vini elencati, non vuol dire che non li venderò in futuro ma adesso proprio no, quindi dovete comprarli da un’altra parte, non da me, capito? Dovete andare dalla concorrenza, lasciatemi perdere. Così qui il conflitto di interessi l’ho risolto. Non so, cosa devo fare ancora? A parte citare Elio, la scopa e la stanza da ramazzare (cuoricino).

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Fiorenzo Sartore

Vinaio. Pressoché da sempre nell'enomondo, offline e online.

2 Commenti

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Luigi Fracchia

circa 2 anni fa - Link

La somiglianza al Ruchè me la sono spesa dopo la tua citazione almeno un altro paio di volte! Avrò fatto bene?

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marco m.

circa 2 anni fa - Link

Quante cose ci sarebbero da fare in Liguria a primavera.... Nemmeno io vendo vino, non sono un enologo, né un giornalista specializzato o sponsorizzato, e nemmeno un sommelier. Sono soltanto un affezionato consumatore, di lunga esperienza e ormai con i capelli bianchi. Però uno di quelli che hanno assaggiato di tutto, in Italia e altrove, e sempre disponibile - di tasca sua e nel suo pieno libero arbitrio- a provare la bottiglia da pochi euro come quella da 100 e più. Insomma, un semplice consumatore di buon gusto, ma di quelli che molti vorrebbero avere tra i propri clienti . Cosa farei allora in Liguria a primavera ? Beh, sceglierei un bel ristorante vista-mare dove mangiare un piatto classico (ma ben fatto) della cucina ligure, accompagnato dal miglior vino del posto... un pigato, una bianchetta, un ciliegiolo. E lo stesso farei -con le debite variazioni- in qualunque altro bel posto d'Italia. Banale? No, il buon gusto non è mai banale. Almeno da quanto spesso capita di vedere in giro.

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