Corbon Champagne | L’insolito abbinamento con Matisse svela un grande terroir

di Andrea Gori

Non sarà la prima volta che il vino viene accostato ad opere d’arte. Ma fa davvero piacere che Agnès Corbon decida di presentare i suoi Champagne, in Italia, organizzando una bella degustazione a Milano, e che riesca a farlo in maniera giovane, competente e soprattutto portando stimoli nuovi alla discussione sulle potenzialità dei territori che generano quei vini. I Corbon nascono come vignaioli ai primi del secolo, ma non sempre è stata la loro passione o il loro mezzo di sostentamento principale. Certo possedere ettari in Champagne, almeno da 150 anni, garantisce un livello di sussistenza adeguato. Ma è solo dagli anni ottanta che l’azienda sperimenta una via personale alla bollicina. Agnès poi aspetta di compiere trent’anni prima di affiancare il padre Claude nella gestione dell’azienda, e lo fa scontrandosi (da Leone contro Leone) ogni giorno su tanti aspetti dello Champagne. Ma da tali scontri nascono, col tempo, interpretazioni coraggiose, leali, e spesso entusiasmanti del terroir di Avize, uno dei più acclamati della Côte des Blancs.

L’idea è quella di dividere la produzione in due, vendendo parte della produzione di uva, e lavorando direttamente solo un equivalente di 15 mila bottiglie, il numero ideale per fare praticamente tutto a mano ed avere il controllo assoluto di ogni fase della produzione – ed avere una forma di sostentamento adeguato: in una regione nella quale  l’uva si vende a 5 euro al kg non è difficile. Successivamente, applica l’arte dell’assemblaggio su due prodotti molto diversi: il dosaggio zero, ovvero un sorprendente Absolutement Brut; ed il Prestige Brut, che accontenta chiunque cerchi la classica idea di Champagne. Infine i millesimati, vero vanto della Maison e risorsa preziosa per chi voglia capire davvero cosa vuol dire la sfida dei millesimi in Champagne.

Corbon infatti produce un millesimato ogni anno, compresi gli infausti 1984 o 2003, e vengono prodotti nella maniera più semplice possibile: uva, spremitura, fermentazione senza malolattica e poi in bottiglia per la seconda fermentazione. Non ci sono assemblaggi, parcelle, legno o altro, è puro terroir  ma soprattutto puro millesimo che si traduce in Champagne sorprendenti come il 1992 che è stato portato a Milano, semplicemente prodigioso. O il 1982, ossidativo ma non evanescente, pulsante e vitale. Poi la perla della produzione, il Brut d’Autrefois ottenuto con una cuvée continua simile al metodo Soleras, uno Champagne che rappresenta l’unione tra cielo e terra ovvero l’avvicendarsi degli anni fusi in una danza di profumi e gusto impossibili da ottenere con un assemblaggio standard, e che rappresenta la sintesi del gout maison, a mio modo di sentire la sintesi della storia dei Corbon e il loro modo di interpretare Avize.

Ecco l’assaggio dei vini. Tutti in etichetta hanno data di imbottigliamento, di degorgement e percentuale delle uve: qualcosa che vorremmo vedere su ogni bottiglia di Champagne.

Absolutement Brut
Fresco e sapido già dal naso, scattante, semplice, diretto: mirabelle, timo, salvia, bocca immediata. Limone, nessun dosage, gusto semplice ma non banale. Nell’interpretazione di Chiara Giovoni e Agnès, se fosse un Matisse sarebbe la celebre figura blu racchiusa nello spazio geometrico, quel Nu Bleu II del 1952 “essenziale ma volumetrico, armonico dell’occupare lo spazio e ricco di slancio ed espressività”. 84

Cuvée Prestige
Ginestra, floreale maturo, pesca e nota tropicale intrigante; caldo, iodio e brezza marina, in bocca è più rotondo ma sempre freschissimo con il floreale in evidenza (classico di Avize), miele di zagara, arancio giallo, finale piuttosto ricco e maturo. Quindi ecco ben spiegato il quadro con il vaso di fiori, lo sfondo marino e la sensazioni di relax e grazia dell’insieme che Matisse  ci trasmette con il quadro (Vase de Fleur, 1924). 85


Avize
Chardonnay 2002
Intenso, diretto, classico 2002 : frutta bianca matura, croccante, zenzero, marmellata d’arancio, magnolia, acacia, poi burro di nocciola, bocca freschissima, nessuna morbidezza. Un vino che stupisce ad ogni assaggio, figlio di un’annata perfetta e di una mano che è meno interventista possibile, e tira fuori da Avize l’odalisca con magnolie di Matisse: grazia, opulenza, forza femminea; il quadro abbinato risale al 1923-24. 89

Brut D’autrefois
Pesca, zenzero e arancio poi torrefazione spinta, legno avvertibile ma mai esagerato, mascolino, teso, qualche frutta rossa, con progressione instacabile. Quadro molto appropriato: i danzatori di Cezanne ( La Danse del 1909), a sottolineare il continuum del territorio che si avvicenda nei vari millesimi e trova una sua espressione completa solo nella circolarità. 94


Avize Chardonnay 1982 dégorgement 2010
Miele, rabarbaro, cumino, rafano e albicocca secca. Note ossidative, rum e vermouth, zenzero, bocca più evoluta ma con acidità impressionante e freschezza , appena debole di corpo ma bella bevuta. 81

Avize Chardonnay 1992
Floreale, roccioso, sapido e grandemente iodato, ma è la bocca che impressiona: nocciola, pesca , iodio, fragola quasi, agrumato; stupendo pompelmo giallo. 95

Avize Chardonnay 1995 (magnum)
Naso marino e d’ostrica, floreale splendido, spezia bianca, appena caseico. Bocca dal bel corpo ma incredibilmente ancora compresso ed estremo, da aspettare, con gioia, tra 5-6 anni. 91

Un incontro particolare, grazie anche al servizio impeccabile e puntuale del Chic ‘n Quick di Sadler, perfetto come sempre per informalità e competenza, che spiega tanto della magia della Champagne e soprattutto mostra quanto sia esaltante il mondo del vino, quando la tradizione ed il rispetto della natura e del territorio si fondono con idee e sensibilità nuove, quando un padre ed una figlia, pur nelle loro differenze, amalgamano le loro caratteristiche fino a dare vini lontani dalla perfezione formale (per fortuna) ma vicinissimi al cuore di chi li beve.

Andrea Gori

Quarta generazione della famiglia Gori – ristoratori in Firenze dal 1901 – è il primo a occuparsi seriamente di vino. Biologo, ricercatore e genetista, inizia gli studi da sommelier nel 2004. Gli serviranno 4 anni per diventare vice campione europeo. In pubblico nega, ma crede nella supremazia della Toscana sulle altre regioni del vino, pur avendo un debole per Borgogna e Champagne. Per tutti è “il sommelier informatico”.

2 Commenti

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Vendita Champagne

circa 6 anni fa - Link

Corbon è diventato famoso con l'Avize Chardonnay, penso sia la figlia che ha spinto verso le cuvée di assemblaggio. A me è piaciuto molto anche il millesimo 2003 che ho assaggiato l'altra sera.

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gianluca bianucci

circa 6 anni fa - Link

SELOSSE DOCET

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