Bollicine di Natale | Prova d’assaggio: il Moscato d’Asti


Statene certi: se in Francia, o in qualsiasi altra nazione, avessero trovato il vino definitivo da abbinare al panettone e agli altri dolci a pasta lievitata, questo verrebbe prodotto in centinaia di milioni di bottiglie. La verità è che gli Champagne con residuo zuccherino veramente di qualità sono rari ed episodici, e la maggior parte dei passiti sono troppo pesanti e complessi perché, al palato delle masse, si esaltino a vicenda con i nostri classici dolci di Natale. Insomma, sotto le feste l’uva di riferimento, a fine pasto, è solo una: il Moscato bianco di Canelli, protagonista del Moscato d’Asti DOCG e del suo gemello diverso in quanto spumantizzato, l’Asti DOCG.

Peraltro, in una riflessione che in alcun modo ha qualcosa a che vedere con le parole più cercate su Google nel 2011, il Moscato d’Asti è un ottimo abbinamento per cheescake, cupcake (ed altri dolci decorati con la pasta di zucchero) e macaron; si può anche azzardare con il tiramisù alle fragole e il rotolo alla nutella.

Nello scegliere l’argomento di questa prova d’assaggio, ho scelto il Moscato d’Asti per poter attingere da una più ampia selezione di aziende. Sette etichette di facile reperimento in enoteca, per poter dare un consiglio intorno al vino che piace anche a chi non ama il vino, di cui si può finire una bottiglia senza stare fuori con l’etilometro*, che costa poco e sa farsi apprezzare.

Una nota sulle annate: in genere, le aziende cercano di uscire con il Moscato d’Asti d’annata ragionevolmente prima di Natale, ma sugli scaffali delle enoteche troviamo una situazione più variegata. Acquistando le bottiglie tra il 20 e il 21 dicembre, ho notato ancora molti 2010, anche di aziende blasonate; non è un grave problema, anche se il Moscato d’Asti è indubbiamente vino da consumarsi giovane, in ogni caso vedremo come i 2010 usciranno dalla prova. La degustazione è stata condotta rigorosamente alla cieca, un solo vino era immediatamente identificabile anche a bottiglia coperta ed è stato assaggiato per primo e riassaggiato per ultimo.

CONTENDENTI

#7 BERA VITTORIO 2010

Identikit: Uno dei vinoveristi del lotto, l’azienda si trova a Canelli, è certificata bio ma si spinge oltre, non effettuando alcuna concimazione e astenendosi dall’uso di lieviti selezionati. Le vigne hanno tra 10 e 40 anni e la resa è intorno ai 50 quintali per ettaro. Produzione intorno a 30.000 bottiglie l’anno, il produttore è di culto e vinifica il Moscato con il rispetto che si deve a un vino di razza.

Giudizio: Mi aspettavo molto di più, sia come complessità che come precisione. Bottiglia probabilmente sfortunata.

Packaging: Bottiglia albeisa ed etichetta classica, di stile piemontese.

Aspetto visivo: Dorato pieno, molto più scuro degli altri. Si incunea il timore di una bottiglia un po’ ossidata.

Analisi olfattiva: Mela cotta, miele, nespola, cotognata, fiori secchi e qualche nota eterea; non ha la freschezza normalmente associata alla tipologia, anche se è decisamente intenso.

Gusto: La struttura è importante, ma è un po’ sgraziato e disarmonico; acidità e zucchero scisse e qualche sentore di ossidazione, chiude ancora sulla mela cotta.

Prezzo: 12,00 €

Rapporto prezzo/felicità: il peggiore, è tra i più cari del lotto.

In breve: se non bocciato, rivedibile.

Voto: 72/N.G.

#6 SARACCO 2011

Identikit: Azienda di Castiglione Tinella, ha vigne tra le Langhe e il Monferrato e il Moscato d’Asti è probabilmente il suo vino più celebre. L’azienda produce anche il Moscato d’Autunno, selezione considerata ai vertici della tipologia ma che non ho reperito a scaffale al momento della scelta dei vini; va anche detto che la produzione del Moscato d’Autunno è decisamente limitata.

Giudizio: piuttosto ordinario e semplice, aurea mediocritas insomma.

Packaging: Albeisa classica, etichetta tipica “da Moscato” parzialmente occupata da un’immagine a colori.

Aspetto visivo: Giallo paglierino estremamente chiaro, schiuma molto persistente.

Analisi olfattiva: Molto tenue, pesca bianca, limone, mela, pera, zagara e un po’ di cartone bagnato.

Gusto: la corrispondenza è soprattutto sulla mela verde, più semplice che al naso e non particolarmente elegante, seppur abbastanza lungo. Qualche retrogusto un po’ plasticoso, l’ho trovato un vino più costruito di quanto avrei voluto.

Prezzo: 9,30 €

Rapporto prezzo/felicità: Adeguato, per il vino più economico del lotto.

In breve: un “base” modesto anche se non sgradevole.

Voto: 75

#5 CASCINETTA 2011 VIETTI

Identikit: Azienda arcinota per i suoi Barolo ma che produce anche Barbera, Barbaresco e Dolcetto; questo Moscato d’Asti viene da vigne di proprietà a Castiglione Tinella, di età media intorno ai 35 anni. 135.000 bottiglie prodotte.

Giudizio: Classico, semplice, senza infamia e senza lode.

Packaging: Bottiglia Albeisa, etichetta bianca con un disegno; caratteristica distintiva dell’azienda, del resto, è l’artwork delle etichette, che per il vino più importante (il Barolo Riserva Villero) cambia ad ogni uscita.

Aspetto visivo: Giallo paglierino da manuale, limpido.

Analisi olfattiva: Inizialmente ha qualche nota erbacea e di fieno non pulitissima, poi si apre sulla pesca bianca, l’albicocca, il limone e un po’ di fiori.

Gusto: Escono fuori gli agrumi, discreta acidità, semplice e non molto espressivo.

Prezzo: 9,40 €

Rapporto prezzo/felicità: Adeguato.
In breve: Moscato d’Asti medio che piace al bevitore medio.

Voto: 75+

#4 FILARI CORTI 2010 CARUSSIN

Identikit: L’altro nome “naturale” del lotto. Le vigne di Moscato sono a San Marzano Oliveto, si estendono per poco più di un paio d’ettari e sono condotte in regime di agricoltura biodinamica, anche se l’azienda è certificata “solo” biologica. Il grosso dei vigneti aziendali è allevato a Barbera, uva per la quale si sta iniziando a parlare abbastanza di Bruna Ferro, che è anche membro dell’associazione Donne del vino.

Giudizio: inaspettatamente meglio di Bera, un Moscato d’Asti biodinamico intenso e di carattere.

Packaging: Bottiglia albeisa, etichetta bianca con un paio di piccoli disegni, a metà tra Piemonte e Loira.

Aspetto visivo: Giallo paglierino di media intensità.

Analisi olfattiva: Semplice ma intenso, con note di pesca, mela golden e rosa bianca.

Gusto: Buona corrispondenza con l’olfatto, di inaspettata vigoria, non elegantissimo ma ha personalità da vendere. Forse il più persistente del lotto.

Prezzo: 9,40 €

Rapporto prezzo/felicità: Buono.

In breve: Primo per personalità, ma non per complessità e finezza.

Voto: 77

#3 LA MORANDINA 2011

Identikit: Azienda storica che si identifica con il Moscato d’Asti, che viene da vigne di 57 anni site nel comune di Castiglione Tinella. Prodotte circa 70.000 bottiglie frazionate in cinque o sei imbottigliamenti l’anno, in modo da avere a scaffale un prodotto il più fresco possibile.

Giudizio: Quello che ci si aspetta da un Moscato d’Asti: semplicità, finezza e bevibilità.

Packaging: Classicissimo, bottiglia Albeisa ed etichetta con disegno a colori.

Aspetto visivo: Giallo paglierino molto chiaro.

Analisi olfattiva: Assai floreale, con accenni di germogli, erbe aromatiche, lime e mela verde. Alcune fra le note erbacee non particolarmente eleganti.

Gusto: Fresco e agrumato, semplice ma con una bevibilità da codice penale. Anche se con la prima bottiglia si è ancora nei limiti di legge*…

Prezzo: 9,40 €

Rapporto prezzo/felicità: ottimo.

In breve: Va giù come pochi.

Voto: 78

#2 VIGNAIOLI DI SANTO STEFANO 2011

Identikit: Cantina di proprietà di Ceretto, che impiega una cura da barolista (grande attenzione alle operazioni in vigna e interventi in cantina ridotti al minimo) per produrre 160.000 bottiglie di Moscato d’Asti l’anno dai 40 ettari (di cui 8 di proprietà e il resto facente parte della Tenuta San Maurizio del Conte Carlo Vittorio Incisa Beccaria) di vigneti siti in Santo Stefano Belbo.

Giudizio: dolce, polposo e pulito.

Packaging: Balza all’occhio per la particolare forma della bottiglia, variazione sul tema della renana, oltre che per il vetro scuro e per l’etichetta decisamente più moderna rispetto agli altri. In questo caso la degustazione non era veramente alla cieca, per coperta che fosse la bottiglia.

Aspetto visivo: Giallo paglierino brillante e limpido.

Analisi olfattiva: Naso piuttosto pulito di mela, petali di rosa, melone invernale e albicocca, con qualche accenno erbaceo. Molto tipico e di apprezzabile intensità.

Gusto: Intenso, tutto sulla polpa, forse un po’ sdolcinato ma è quel vagamente stucchevole che piace alla gente che piace. Vista la struttura me l’aspettavo un po’ più lungo.

Prezzo: 12,80 €

Rapporto prezzo/felicità: Adeguato; è il più caro ma è anche fra i migliori.

In breve: Dolce paradigma di Moscato d’Asti.

Voto: 79

#1 BIANCOSPINO 2011 LA SPINETTA

Identikit: L’azienda della famiglia Rivetti è, nel bene e nel male, arcinota per i suoi Barbaresco e Barolo, costosi esempi di modernismo; le etichette con rinoceronti e leoni esulano dallo stile langarolo che prediligo, e mi appaiono come residuati dell’enologia à la page dei decenni passati. Un altro paio di maniche la situazione con i Moscato d’Asti: la cantina si trova a Castagnole Lanze, e i primi vigneti di proprietà furono proprio a Moscato e Barbera. L’altro Moscato d’Asti aziendale, il Bricco Quaglia, esce intorno a febbraio-marzo e incontra il plauso pressoché unanime della critica: la stagionalità, tuttavia, esclude il panettone a tutto beneficio della colomba, e per le festività natalizie bisogna ripiegare su quest’altra etichetta. Le vigne hanno in media 25-30 anni, e le bottiglie prodotte sono circa 90.000. La gradazione alcolica è del 4,5%, mentre tutti gli altri vini degustati hanno il 5,5% di alcool svolto, oltre a un residuo zuccherino mediamente tra i 110 e i 150 grammi al litro.

Giudizio: Il Moscato d’Asti come ce lo aspettiamo.

Packaging: Bottiglia albeisa, etichetta disegnata con richiami allo stile grafico degli altri vini aziendali.

Aspetto visivo: Giallo paglierino, limpido.

Analisi olfattiva: Non intensissimo ma assai pulito e fine, sa di agrumi, di melone invernale e di fiori bianchi, seguiti da una lieve scia minerale che invoglia al sorso.

Gusto: Fresco e pulito, ha una bella polpa, gioca tutto sui richiami fruttati e si mostra ben fatto, dolce ma non sdolcinato, trovando equilibrio e coesione. La beva è clamorosa, la persistenza buona.

Prezzo: 10,40 €

Rapporto prezzo/felicità: eccellente.

In breve: Il migliore.

Voto: 82

COSA IMPARARE DA QUESTA PROVA D’ASSAGGIO

Innanzitutto una riflessione: in altri territori, da uve della famiglia dei Moscato si ottengono vini da invecchiamento. Ma sono passiti. Il Moscato d’Asti viene prodotto per essere consumato fresco, quando quella cascata di fiori e di frutta polposa è più intensa. Il fatto che sul podio ci siano tre dei quattro 2011 è piuttosto indicativo.

Carussin, il migliore dei 2010, mostra che è possibile ottenere validi Moscato d’Asti anche seguendo i dettami dell’agricoltura biologica o (come nel caso specifico) biodinamica, tuttavia i due vini migliori sono di grandi aziende il cui core business sono Barolo e Barbaresco, e che -a ragione o a torto- negli ultimi tempi sono state viste dalle eno-avanguardie come il babau.

In ogni caso fa piacere constatare come la tipologia continui a proporre vini ben fatti, piacevoli e di facile beva a prezzi contenuti, e senza problemi di reperibilità.

E voi, bevete Moscato d’Asti con panettone e pandoro? Se sì, quali sono i vostri preferiti? E se no, cosa preferite abbinarci? C’è qualche produttore più o meno esoterico che avreste assolutamente incluso in questa prova d’assaggio? A voi la palla, e buon Natale.

*Dati puramente indicativi, relativi a un maschio adulto del peso di 78 Kg che abbia anche ingurgitato del panettone. Bevete con responsabilità, anche quando la gradazione alcolica è bassa!





27 commenti a “Bollicine di Natale | Prova d’assaggio: il Moscato d’Asti”

  1. Giovanni Corazzol Giovanni Corazzol commenta:

    Wunderbar! Sento saudade per Ca’D’ Gal.

  2. Simone e Zeta Simone e Zeta commenta:

    Ottima degustazione natalizia. Ne manca uno che per qualità ci stava bene :-)

  3. DOSON DOSON commenta:

    Saracco, il mio preferito, mai stucchevole, ne ho sempre una bottiglia in fresco ;)

  4. Massimiliano Montes Massimiliano Montes commenta:

    Che ne pensi del “Moscato d’Autunno” di Saracco?
    E’ quello che a me piace di più.
    Lo avrei selezionato per questa degustazione al posto del base, che oggettivamente è scarsino.

    •  Fabio Cagnetti risponde:

      Ho dovuto ahimé ripiegare sul base dopo l’ennesimo buco nell’acqua, in giorni in cui passare da un’enoteca all’altra è una via crucis. In genere è sempre tra i miei preferiti, una certezza.

    • salva salva risponde:

      concordo…e del Moscato “Tenuta del Fant” del Falchetto, cosa pensi? Non credo sarebbe fuori da un ipotetico podio….

    • gp gp risponde:

      Il Moscato d’Asti di Saracco è tutt’altro che “oggettivamente scarsino”: semmai soggettivamente, per chi non apprezza la sua notevolissima sapidità e quella vibrazione di menta che lo fanno uscire dallo stereotipo del vino da dessert (a differenza per esempio dei moscati di La Spinetta, almeno per come li ricordo anni fa).
      Data la complessità del vino, la regola (molto approssimativa) “più giovane è meglio è” in questo caso di sicuro non vale: questo può spiegare il risultato del confronto di Cagnetti, oltre al possibile effetto annata (eccetera). Per chi conosce e apprezza Saracco (vini fermi a parte…), a volte il confronto tra Moscato d’Asti e Moscato d’Autunno finisce sul filo di lana.

  5. Paolo Paolo commenta:

    Temo che stagnolare la bottiglia di santo stefano sia, ahimé, precauzione inutile.

  6. GiacomoPevere commenta:

    Mi son appena reso conto di un buco nella mia lista vini!
    Corro a rimediare!

  7. alexer3b alexer3b commenta:

    A me mmmme ce piace un fracco Cascina Fonda , il vendemmia tardiva ! :-)

  8. Fabrizio Giorgi Fabrizio Giorgi commenta:

    Bella Fabiè! Per te i De Miranda Contratto-Rivetti sono fuori categoria?

  9. esp esp commenta:

    Innanzitutto una riflessione: in altri territori, da uve della famiglia dei Moscato si ottengono vini da invecchiamento

    A questo proposito, una curiosità da sottoporre alla’ attenzione degli esperti che qui abbondano: secondo voi, cosa ci fanno tante autobotti targate AT a Baixas??? :)

  10. Montosoli Montosoli commenta:

    La foto delle bottiglie scoperte con tanto di numero davanti non corrisponde al numero assegnato a vino nella classifica di degustazione…..

  11. Gionni Bonistalli commenta:

    In ritardo… Ma secondo me Vajra e Ca d’gal ci stavano bene..
    Domani infatti mi stapperò um Lumine 2010 di Ca D’Gal… Ho comprato anche un Vigna Vecchia, ma è un 2010 e sarebbe un peccato così giovane!!!

  12. Elia Cucovaz Elia Cucovaz commenta:

    Per chi nei prossimi giorni volesse provare un abbinamento diverso con il panettone delle feste consiglierei anche un Recioto di Gambellara Spumante DOCG, prodotto sia in versione Martinotti che MC. (Sempre che riusciate a trovarlo!)

    Ebbro natale.

  13. Francesco Marchio Francesco Marchio commenta:

    La Caudrina, di R.Dogliotti?

  14. Non è mai tardi per capire Non è mai tardi per capire commenta:

    [...] con i nostri classici dolci di Natale [...] cheescake, cupcake (ed altri dolci decorati con la pasta di zucchero) e macaron [...]

    Maddechè ahoo… :-(

  15. Enogea 24 si occupò di una ampia selezione di Moscato d’Asti dell’annata 2008, con punteggi mai sotto gli 80 e con punte sopra i 90. Non capisco se il differente range sia più dovuto all’annata o ai parametri di riferimento. Che ne pensi, Fabio?

    La triste rincorsa al consumo del vino 4 gg dopo l’imbottigliamento ha nel Moscato una vittima prediletta. Certamente ottimale quando è fragrante, direi che berne dopo uno o due anni di bottiglia ha più pro che contro. Ricordo un recente Moscato d’Asti de La Morandina 2000 in ottimo stato, pimpante su note di Fanta e clorofilla, ma anche una bottiglia di metà anni ‘80 bevuta questa estate da Carussin. Il liquido ormai ossidato e piatto lasciava intravedere come un giusto mix di zucchero, carbonica e maturazione ottimale possa reggere il tempo senza timori. Non è nel Moscato d’Asti che si cercano terziarizzazione e affinamento in bottiglia ma di qui a rincorrere l’annata 2011 prima ancora che finisca l’anno, purtroppo, ce ne passa.

    •  Fabio Cagnetti risponde:

      Direi che il differente range è senz’altro dovuto ai parametri di riferimento, le annate che ho degustato non mi appaiono scarse in sè. Per me i benchmark restano il Moscato d’Autunno di Saracco e il Bricco Quaglia de La Spinetta, che sul mio taccuino possono arrivare a 83-84 punti.

      Concordo sul fatto che il Moscato d’Asti potrebbe tranquillamente farsi un paio d’anni in cantina senza colpo ferire, e più se questa fosse l’intenzione, ma il problema è proprio quello: in cantina si punta a uscire con un prodotto il più fresco ed esuberante possibile tralasciando la capacità di tenere nel tempo. Del resto i passiti da uve similari sono a volte vini che terminano la loro evoluzione positiva solo quando vengono bevuti… :)

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