Batàr 2005 Querciabella | Legno e limone, eppure perfezione

di Fiorenzo Sartore

Quando si parla di bianchi in Toscana si fa la solita premessa: terra di rossi, i bianchi sono l’eccezione. A parte la costiera tirrenica, nella Toscana centrale vai a caccia di sangiovese (o di merlot, se hai voglia di far arrabbiare gli accigliati enotalebani). Ecco perché ho sempre voluto bene al Batàr di Querciabella, che in mezzo a quei rossi monumentali troneggia alla pari. L’azienda dal 2000 ha completato la conversione al bio, ma Batàr è molto (molto, molto) distante dalle declinazioni vinoveriste che comprendono corredi aromatici puntuti, ossidativi, o colori che richiamano il tè – a riprova del fatto che la biodinamica applicata al vino è imprevedibile.

Il Batàr 2005 promette bene già alla vista: oro lieve, brillante. Saranno i profumi a sorprendermi di più: perché le note legnose, certo presenti, sono intrecciate alla frutta tropicale. Potrebbe essere un bouquet noioso, già visto, se non fosse percorso da una vena citrina, quasi di lime, che lo colora di verde e lo rende vivido, bizzoso. Poi in bocca si allarga, ma la grassezza è tenuta a bada dalla freschezza, cioè da quegli elementi riconducibili alla gioventù. Ecco, a questo punto si apre il dibattito: fino a quando continueranno a piacermi questi vini? Questo piglio internazionale non mi annoia, quando è sorretto da personalità, carattere – eppure molti miei amici enofili hanno mollato da tempo queste release enoiche. Non io, non ancora. Il Bàtar 2005 è godurioso, ludico, voluttuoso. Meglio non dare punteggi, per non esagerare con le iperboli. Ma se questo vino l’avessi fatto io, me la tirerei da morire.

[Immagine: Querciabella.com. Bottiglia pagata 58 euri qui, ma i prezzi per le ultime annate potrebbero essere maggiori]

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Fiorenzo Sartore

Vinaio. Pressoché da sempre nell'enomondo, offline e online.

51 Commenti

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Burde

circa 9 anni fa - Link

Bevuto un mese fa il 2001, ha demolito senza problemi un Borgogna dal prezzo doppio e stessa annata. Bravo a tirare in ballo la personalità , non saprei come meglio definire la sua classe superiore

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Franco Ziliani

circa 9 anni fa - Link

Fiorenzo, ma come diavolo può essere la "perfezione" se, come titoli, il vino é "legno e limone"? Se c'é legno avvertibile e protagonista, secondo me siamo ben lontani da ogni idea di piacevolezza, tanto più di... "perfezione"...

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Fiorenzo Sartore

circa 9 anni fa - Link

perche' a me piace ancora il boise' da legno. sono un proto-enofilo, almeno in questo.

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Francesco Fabbretti

circa 9 anni fa - Link

Bevuto tre mesi fa... è molto buono ma, secondo modestissimo parere, manca di un carattere ben preciso (non mi spingo a parlare di tgerritorialità); come se si cercasse più la sensazione (gradevolissima) che la "direzione". Nella stessa occasione ho avuto modo di assaggiare il FOINTARCA 2008. Senza entrare nei dettagli l'ho trovato molto più incisivo sia nel concetto che nella forma gusto-olfattiva.

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Francesco Fabbretti

circa 9 anni fa - Link

p.s. Recte FONTARCA

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Fiorenzo Sartore

circa 9 anni fa - Link

su questo sono d'accordo, o forse non conosco abbastanza gli elementi territoriali di quell'area, perche' comunque non c'era toscanitudine riconoscibile. cerchero' quello che segnali, per farmi un'idea migliore.

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giulio

circa 9 anni fa - Link

Allora cerca e bevi lo chardonnay collezione de marchi di isole e olena. Direi l'unico grande bianco toscano.

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Sebastiano

circa 9 anni fa - Link

Ipse dixit!

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giulio

circa 9 anni fa - Link

Stimolato dal post, ieri sera ho aperto un Batar 2004...notevole!

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Cristiano

circa 9 anni fa - Link

eppure anch'io amo questo vino, pur con tutte le perplessità di "rappresentatività" di territorio, che indubbiamente suscita.E sono certo che maturando in bottiglia possa anche crescere e parecchio.

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TERROIR

circa 9 anni fa - Link

Ho avuto la fortuna di conoscere il dr. Castiglioni che frequentava il ristorante per cui lavoravo con continuità tanto da "eleggerci" a riferimento per le sue cene sia formali che informali...la sua passione e dedizione traspariva in ogni secondo in cui parlava dei suoi vini dei quali non era mai contento fino in fondo(curiosità : li degusta "ghiacciati" anche i rossi ,secondo lui a quelle temperature escono subito i difetti,mai capito ma sempre eseguito).Stiamo parlando di un grande business-man non certo di un proprietario di una piccola azienda familiare,importante specificarlo perchè vedo che spunta la parola "territorialità" che per lui passava in secondo piano o meglio era convinto che uscisse sempre e comunque definendone il carattere ma l'obiettivo primario è sempre stato produrre nell'alta valle della greve uno chardonnay dalle caratteristiche totalmente borgognone tanto che a degustazione con i borgogna a confronto per lui era quasi quotidiana.Business man in primis tanto che adesso si è convertito alla bio-dinamica e la sensazione è che sia più il marketing che l'amore per la natura ad aver dettato una scelta comunque apprezzabile.Batar è sempre stato un suo vanto ,ci ha investito tantissimo,lo testimoniano le tonnellate di differenti legni sperimentati negli anni (dal "fumè" vanigliato di metà-fine anni novanta è andato via via elegantendosi) all'elevata tecnologia e cura nei vigneti(che sembrano giardini) con consulenze altisonanti,un autentico perfezionista.Per esperienza vi invito a ricercare vecchie annate in magnum,ho avuto la possibilità di degustare batar decennali nei due formati e posso testimoniare che l'evoluzione in grande formato (ne è convinto anche sebastiano) sia la quadratura del cerchio per questo chardonnay legnoso e vanigliato in gioventù ma elegante e raffinato in allungo (anche se ancora lontano dai francesi,lo devo dire).uno dei pochi bianchi toscani con il quale si possano organizzare soddisfacenti verticali.

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TERROIR

circa 9 anni fa - Link

se riuscite a trovarlo provate il suo vinsanto dedicato al figlio Orlando...awesome...

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ALAN

circa 9 anni fa - Link

Sta mo' da vedere che torna di moda lo chardonnay di Planeta

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Fabio Cagnetti

circa 9 anni fa - Link

Un vino che non mi ha mai detto nulla, se non che è aterritoriale e costruito. Ben fatto, per carità, ma alle mie papille tremendamente noioso e telefonato. Se devo bere bianco in Toscana plaudo all'orgogliosa espressività della Vernaccia di Montenidoli, alla complessità e alla beva dell'Ariento di Massa Vecchia e non trascurerei qualche espressione insulare di Ansonica. Mancarone il Vermentino de Le Macchiole.

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Sebastiano

circa 9 anni fa - Link

Che piacere e che onore leggere questi interessanti commenti sul Batàr. permettetemi dunque di chiarire alcuni dubbi. Innanzitutto a "Terroir" (che ringrazio e forse identifico pure), tengo a precisare che non si tratta di marketing, quando si parla della nostra adesione alla biodinamica, ma di profonde convinzioni personali. Io sono vegetariano da trent'anni. Da sempre mi occupo di protezione dell'ambiente e degli animali, e milito in alcune delle più attive (e agguerrite) associazioni ecologiste del mondo. La nostra scelta di adottare il biologico nel 1988, e poi di passare alla biodinamica dal 2000, sono scelte inevitabili per chi come me si batte su mille fronti per la difesa della biodiversità, della natura e degli animali. Poi, che coltivare l'uva senza veleni chimici - e con tutti i benefici che sapienti sovesci e cure ossessive possono dare al frutto - dia migliore qualità mi sembra ormai ovvio. Come si può pensare che una vite spruzzata di veleni, che cresce in un terreno morto, nutrita di fertilizzanti chimici derivati quasi sempre dal petrolio, possa infondere nel frutto e nel vino tracce del proprio terroir? Non prendiamoci in giro. All'amico Zuliani, dico di leggere tra le righe. Quando Sartore dice legno e limone, dice cosa giusta, ma è la stessa cosa che dico io quando bevo l'immenso Clos Ste Hune e dico che è il miglior succo di limone del pianeta. Una certa acidità (naturale vorrei sottolineare, non corretta chimicamente come va di moda), è senz'altro presente nel Batàr, ed è bene che ci sia. Ma non è che il vino sappia di limone e legno e basta. E le note legnose (poche, e sempre meno percettibili, man mano che il vino matura) sono bene integrate in un vino che ha molti altri pregi. Le note legnose, se vogliamo, le troviamo anche in un grande Borgogna bianco, ma né il Batàr né i grandi Borgogna soffrono delle note di vaniglia stucchevoli e preponderanti di certi bianchi californiani. Veniamo al carattere territoriale. Innanzitutto, difficile fare confronti o trovare punti di riferimento, semplicemente perché di vini fatti come il Batàr, con Chardonnay e Pinot Bianco, in zona non ce ne sono altri. Vorrei anche dire che non ho certo remore a produrre un vino come questo nel mezzo del Chianti Classico, e che credo che faccia parte dei tipici complessi di inferiorità italiani pensare sempre che si debba chiedere il permesso o rifarsi a qualcun altro quando si fa qualcosa di diverso. Non ho bisogno del permesso dei Francesi per fare un vino bianco in Toscana, e chi ha ancora dei dubbi sulla legittimità di crescere uve 'diverse' in Toscana si studi la storia delle denominazioni (Pomino e Carmignano avanti a tutti); come pure la storia del Sangiovese come vitigno principale della Toscana, che ha in realtà un ruolo così preminente solo nella storia più recente; per non parlare del Pomerol, che fino all'Ottocento era quasi tutto coltivato a uve bianche. Insomma, basta fare il gioco dei Francesi, che coltivano quello che vogliono dove vogliono, e se lo fanno da più di due mesi si chiamano Château, mentre noi ci fasciamo la testa perché cresciamo il Cabernet in Toscana da 'soli' 400 anni! Vero che da anni cerchiamo di rivelare, nel Batàr, più dettagli del terroir da cui proviene. Non è facile. Ma la biodinamica ci sta aiutando molto. Le annate più recenti hanno acquisito, in crescendo, note minerali molto profonde, e stanno acquistando addirittura certi caratteri tipici del Riesling vero: addirittura qualche nota elegante e leggera di petrolio. Per chi come me ama l'Alsazia, è una meraviglia vedere un vino che riesce sempre di più a catturare l'essenza più profonda dei caratteri minerali del terreno in cui nasce. Che poi un bianco così possa essere l'emblema dei sapori tipici del vino toscano, non credo, ma che sia toscano, sempre più sia legato agli aromi del suo terroir, e sempre più diverso dai bianchi del resto del mondo, posso dirlo con certezza. A Fabio Cagnetti posso solo dire che è il benvenuto in azienda, se vuole vedere di persona come si fa un vino bianco che è tutto tranne che 'costruito'. Dopo che avrà visto come coltiviamo i nostri vigneti, e la cantina con un livello di intervento esterno che rasenta lo zero, potrà solo ricredersi. Grazie ancora, Sebastiano Cossia Castiglioni Querciabella

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Sebastiano

circa 9 anni fa - Link

Scusate. Aggiungo, caro Alan, che ho recentemente bevuto uno Chardonnay di Planeta del 1996, che era meraviglioso a dir poco.

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ALAN

circa 9 anni fa - Link

Ebbene lo ammetto (fa un po' riunione degli alcolisti...)lo chardonnay di planeta è un dei miei vecchi amori e a dirla tutta ho ancora una bottiglia del 2004 in cantina.

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Francesco Fabbretti

circa 9 anni fa - Link

mi si consenta una aggiunta in calce. Credo che il mio intervento sia stato travisato: non ho, volutamente, affrontato il tema territorialità (da cui noto esser scaturito questo piacevole confronto), quanto quello dell'intenzione gustativa. Quando bevo un vino non mi basta che sia buono (e il suo lo è di sicuro): ho bisogno di una prospettiva, di una direzione filosofica che da potenza si faccia atto gustativo, in una parola: di emozione. Ecco, nonostante la perfetta esteriorità del Suo vino, scavando con naso, palato e cuore (eh sì) nei meandri della densità gusto olfattiva non trovo spunti di riflessione che mi invitino ad andare oltre la semplice (si fa per dire...) bontà.

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Sebastiano

circa 9 anni fa - Link

Quello che dice è molto interessante, ma faccio fatica a immaginare come un vino, assaggiato a prescindere dalla sua storia e dal suo contesto, possa sollecitare le emozioni di cui lei parla. Per essere chiari, non prediligo l'assaggio alla cieca di un vino che potrebbe essere di qualsiasi varietà e provenire da qualsiasi angolo del pianeta. Quando assaggio, voglio sapere di cosa si tratta, di chi fa il vino e dove, e in che modo. Il contesto, la storia, il terroir e la personalità del vino e di chi lo fa sono fondamentali. Se lei mi dice che trova una prospettiva o una direzione filosofica quando assaggia un vino, anche senza sapere cos'è e da dove viene, faccio fatica a seguirla, perché trovo che il vino sia sempre un'esperienza multidimensionale, dove conta non solo ciò che si assaggia (con tutta la sua storia), ma perfino il contesto e la storia dell'assaggio siano importanti. Non nego che certi vini 'parlino' anche da soli, al primo assaggio, ma che questo non possa essere che il punto di partenza di un approfondimento necessario mi pare scontato. Altrimenti la degustazione del vino sarebbe un triste esercizio solipsistico.

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Francesco Fabbretti

circa 9 anni fa - Link

Sforzandomi di essere meno criptico, anche per gli appassionati che ci leggono, penso che il problema sia quello di comunicazione del se. Mi preme molto più conoscere l'idea alla base di un prodotto che non il suo terroir per un motivo molto semplice: proviamo a paragonare la produzione di due aziende di chiara fama, nella medesima enclave, con lo stesso vitigno e, 9 su 10, avremo due prodotti simili in superficie ma irrorati da una serie infinita di venature gusto-olfattive che le differenziano. Quell'insieme di venature sono anche, direi soprattutto, il concetto di quel vino che ne ha il suo produttore: ne rappresentano il riflesso dello spirito più intimo, che si serve di uno specifico terroir, e di uno o più specifici vitigni, per esprimere nient'altro che se stesso. Bevendo il batàr, così come altri vini delle regioni più disparate, incappo della fastidiosa sensazione di un vino che si faccia un "mazzo tanto" per piacermi a tutti i costi senza una ricerca di intimità più spessa.

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Sebastiano

circa 9 anni fa - Link

Mi dispiace che lei non colga le molte venature interessanti del Batàr, che ne ha da vendere, ma l'elemento soggettivo nella degustazione del vino è imprescindibile. Per esempio, io non riesco a emozionarmi col pur ottimo Fontarca, del quale mi infastidisce la palese correzione dell'acidità, prima ancora di addentrarmi nelle sue indubbie qualità. Posso solo dirle con certezza che la mia azienda non ha mai fatto vini sforzandosi di piacere a tutti ad ogni costo. Non avrebbe senso la biodinamica, e sarebbe più semplice fare come fanno molti, giocando con lieviti, enzimi, polveri e additivi fino a fare vini standardizzati e verificati nei focus group della grande distribuzione. Gli Australiani lo fanno da decenni, e ormai in Italia lo fanno quasi tutti. I vini di Querciabella sono fatti con l'intento di soddisfare la mia eterna tensione alla perfezione (dalla quale siamo ben lungi, sia chiaro), e rispecchiano il mio gusto, non quello che immaginiamo sia il gusto degli altri. Allo stesso tempo sono fatti senza trucchi, dalla coltivazione della vite fino all'imbottigliamento. Direi dunque che sono di fatto il contrario di quello che le sembra, vini fatti per piacere a tutti ad ogni costo. Mi conceda almeno di chiarire che non è certo questa l'intenzione. Se poi le interessasse approfondire le idee alla base dei miei vini, sarò felice di parlargliene anche in privato, magari davanti a una bottiglia interessante, di quelle che stimolano questo tipo di conversazione.

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Francesco Fabbretti

circa 9 anni fa - Link

La ringrazio per la cortese risposta. Ferme restando le mie convinzioni sarò ben lieto di approfondirle con lei quando dovesse passare per quel di Roma (a tale proposito non esiti a contattarmi tramite il suo agente, nonchè carissimo amico) o, viceversa non dovessi passare io per quel di chianti. Cordialmente

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TERROIR

circa 9 anni fa - Link

Carmignano è un esempio che porto anch'io spesso nei "discorsi" su vitigni e territorialità...non hanno mai fine...ed è anche bello.La ringrazio per aver precisato la sua posizione riguardo la bio-dinamica smentendo la mia "sensazione" ammettendo che vederla intervenire qua mi piace molto...molti rifuggono il confronto diretto e mi complimento di nuovo per il suo lavoro che ha portato i suoi vini ad una crescita inarrestabile( anche se non frequento più le "sue zone") seguo con piacere l'evoluzione dei suoi vini che ogni anno muovono un passo in avanti verso "la perfezione" e mi permetto di menzionare il Camartina ultimamente a livelli strepitosi...un saluto affettuoso...

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Francesco Fabbretti

circa 9 anni fa - Link

sinceramente già a suo tempo, durante una degustazione della Heres, feci notare, come il Camartina 2006 risultasse già prontissimo e piacevolissimo (il famoso sforzo di "Levigatura" a tutti i costi) seppur dotato di una profondità non sconvolgente. Soprattutto confrontato con un Camrtina 1996 che lo sovrastava di spanne, nonostante dimostrasse ancora una piacevole incompiutezza che lasciava presuppore ulteriori e più "ghiotti" sviluppi. Ricordo perfettamente che nell'occasione feci presente, con garbo, il mio punto di vista all'interlocutore al di là del tavolo di servizio chiedendo se in sala ci fosse la proprietà per scambiare due chiacchiere. Purtroppo, nonostante la risposta affermativa, non sono riuscito a reperirla. Confidando nella generosità con cui il Sig. Castiglioni ha risposto a molti nostri dubbi, sarei curioso di conoscere il suo punto di vista su questa specifica questione che ricordo come fosse ieri (beh, in fondo era appena 2/3 mesi fa).

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Sebastiano

circa 9 anni fa - Link

Gentilissimo Signor Fabbretti, alla degustazione a cui lei si riferisce io non c'ero. E se qualcuno le ha detto di sì, si è sbagliato. Figuriamoci (lo vede da solo) se mi sottraggo al confronto, o a una domanda interessante come la sua. Venendo al punto, trovo i suoi giudizi eccessivamente 'tranchant'. Innanzitutto mi permetta di correggerla: il Camartina non è levigato "a tutti i costi", perché l'espressione "a tutti i costi" implica un costo, e quindi o che si sia consapevolmente sacrificato qualcosa (per esempio la profondità), oppure che ne abbia risentito l'integrità della produzione. Nulla di meno vero. Non so come convincerla, ma se lei assistesse alle nostre sedute di assemblaggio si renderebbe conto che l'unica persona della cui felicità ci si preoccupa è il sottoscritto. Querciabella non fa vini al silicone per compiacere il prossimo. Se, applicando con rigore raro una viticoltura che non esito a definire estrema, riusciamo a ottenere vini morbidi, senza usare trucchi di alcun genere, siamo bravi, e non lo facciamo certo "a tutti i costi". Potremmo dire, casomai, che lo facciamo senza risparmiare alcuno sforzo. Se poi i nostri vini risultano piacevoli, che bene! Ma chi l'ha detto che un vino con grande potenziale di crescita non possa essere piacevole anche da giovane? Ma lei ha mai assaggiato un grandissimo Pomerol in barrique? Parlando del più grande, è talmente piacevole, anche appena imbottigliato, che uno se lo berrebbe subito. Ci si farebbe anche il bagno. Però, poi, cresce per altri trent'anni o più. La sua piacevolezza immediata non è affatto indice di scarsa complessità: il vino cambia nel tempo, e momenti diversi rivelano aspetti diversi. Anche per questo io non oserei mai esprimere giudizi definitivi su un vino, magari avendolo assaggiato una volta sola. Quanto mi imbestialisco quando, assaggiando certi vini bianchi italiani, alcuni critici si scandalizzano che non siano pronti da bere il giorno stesso. Gli stessi critici, quando assaggiano un Corton Charlemagne, si sciolgono in mille rivoli per spiegare perché il vino meriti un'attesa incondizionata di dieci anni, prima che si possa esprimere un giudizio in ogni caso positivo. La solita sudditanza psicologica. I vini italiani non possono attraversare fasi diverse, senza che dobbiamo per forza trovarvi dei difetti? O senza che dobbiamo attribuire loro una fisionomia definitiva? Io trovo, e non sono il solo, che il camartina 2006 abbia una profondità più che interessante. A meno che Antonio Galloni, e con lui altri critici come lui bravi e non solo famosi, sia un incompetente... La differenza fra questo Camartina e il 1996 è notevole, ma avendoli assaggiati entrambi innumerevoli volte non sono necessariamente convinto che uno sia così decisamente superiore all'altro (e scusi se i miei giudizi non sono così lapidari). Se proprio dovessi scommettere, punterei sul Camartina 2006 tra dieci anni, rispetto al camartina 1996 bevuto dieci anni dopo. Ma questa mia, come la sua, sono valutazioni assolutamente personali. Prenderei piuttosto in considerazione altri aspetti. La composizione del Camartina, dal 1996 al 2006, è diametralmente cambiata. Mentre nel '96 prevaleva il Sangiovese, ora prevale il Cabernet Sauvignon. Mentre un tempo i legni erano più austeri, ora sono meno incombenti. Mentre una volta il frutto era biologico, ma meno minerale, ora il frutto è biodinamico, e alla superiorità fenolica assomma anche l'essere più maturo dal punto di vista zuccherino. Ergo, più morbido e pronto, ma non necessariamente meno profondo. Una cosa che mi piace dei nostri vini, è che cambiano col tempo. Di solito, evolvono positivamente. Crescono, maturano, a volte rivelano caratteri che non si sarebbe potuto immaginare assaggiandoli in gioventù. Concederei al Camartina 2006 per lo meno il beneficio del dubbio. E sarei felice di assaggiare insieme a lei il 1996 accanto al 2006, stavolta accertandomi, documenti alla mano, che siamo davvero nella stessa sala.

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Francesco Fabbretti

circa 9 anni fa - Link

grazie per la sua cortese risposta; riconosco che i toni usati nel mio precedente post potevano apparire eccessivamente tranchant e me ne scuso. Smorzando i toni confermo comunque la mia opinione aggiungendo che non ho nulla contro una bevibilità più immediata, salvo il fatto che spesso è caratteristica di vini "pronti" (anche grandi) che dopo meno di un quinqnuennio hanno ben poco da dire oltre quanto presentato da giovani (quando non si siano già incamminati sulla strada di una tanto leggera quanto spiacevole maderizzazione). Non avendo intravisto aspetti gustativi "in divenire", nè asperità da appianare nel suo vino, incantato da una splendida orizzontalità ma altrettanto poco convinto da una verticalità poco pronunciata, ho provato un brivido lungo la schiena, quello del deja-vu. Non vivo certo di assoluti per cui se e quando avrò modo di scambiare qualche opinione di persona con lei sarà un piacere rivolgerle le mie perplessità con lo stesso garbo con cui lei ha voluto gentilmente rispondermi. p.s. la rincuoro, qualche pomerol sulle spalle ce l'ho. Ciononostante quest'anno mi sono permesso di avanzare quache perplessità su cepparello 2006, galatrona 2007, Bruello Salvioni la Cerbaiola 2004 e (tanto per fare un po' gli esterofili), l'annata 2006 di Verget e di Chandon de Briailles. Quanto a Bordeaux ho avuto più di una perplessità sul pichon comtesse 2005 e su una serie di nomi noti della medesima "spettacolare" (???) annata (pontet canet, loeville poyferre, petit village e feur de Gay)....... come dire, credo che sia in ottima compagnia :-)

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Sebastiano

circa 9 anni fa - Link

Caro Terroir, grazie a lei per le gentili parole. Posso assicurarle che non solo la nostra ricerca della perfezione è più appassionata che mai, ma anche che stiamo per annunciare dei progetti molto interessanti incentrati proprio sul tema della territorialità e sull'espressione di individualità che possono dare certi terroir toscani. Cose favolose. Grazie a lei e speriamo di incontrarci presto. Il mio indirizzo email diretto è sul sito di Querciabella.

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Nelle Nuvole

circa 9 anni fa - Link

Che bella conversazione internettiana, e lo dico sul serio, senza sarcasmo. Questo mi piace leggere su Intravino, il confronto civile e l'approfondimento di temi così interessanti, fatto da persone che possono avere posizioni diverse, ma sempre curiose dell'"altro". Riguardo al tema della discussione, mi viene in mente uno dei tanti libri di Ian Fleming, in cui James Bond è impegnato in una partita di golf con il nemico (forse "Goldfinger") e così commenta il risultato di un colpo decisivo "era come la differenza fra il viso di una donna banale e quello di una donna bella... questione di millimetri" Ecco, per me il vino e la sua percezione sono in fondo questo, pochi millimetri fra il semplice apprezzamento e l'emozione.

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ALAN

circa 9 anni fa - Link

tante volte l'emozione non sta tutta dentro il vino...

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Nelle Nuvole

circa 9 anni fa - Link

No certo, anche dove, quando e con chi lo bevi.. ma se dopo anni ti ricordi più del vino che del resto vuol dire che l'emozione te l'ha data proprio quella bottiglia ed é stata lei la protagonista.

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Sebastiano

circa 9 anni fa - Link

Caro Fabbretti, grazie a lei per il chiarimento. Mi rincuora il suo commento, perché sono talmente convinto che il Camartina 2006 avrà lunghissima vita (altro che un quinquennio!), che mi auguro davvero di riassaggiarlo con lei tra dieci anni. Mentre un tempo avrei condiviso il suo punto di vista - e non incontrando almeno qualche tannino forte, o qualche asperità (come perfettamente lei le definisce), anch'io avrei messo in dubbio le potenzialità a lungo termine di un vino - ora non più. È dei nostri tempi, ma ci viene da certi insegnamenti di Bordeaux, la capacità di vinificare senza mettere in rilievo le asperità, ma allo stesso tempo creando vini di ottima longevità. Per misurare il potenziale di lungo termine, ormai non bado più tanto a quegli aspetti, quanto all'acidità (fondamentale), poi all'equilibrio e alla presenza dei tannini, non tanto alla loro ruvidità. Se ci fa caso, sono tannini più terrosi e meno amari, più rotondi e meno astringenti, ma non sono da meno. E l'assenza delle asperità, grazie al cielo, non prelude più a vini di longevità scarsa. Anzi, certi esempi degli anni Ottanta sono oggi e in futuro ancor più maestosi. E non posso che condividere i suoi dubbi sul Bordeaux 2005. Tanta fanfara, prezzi folli, e poi? Sempre più mi concentro sul Rodano per trovare delle vere e profonde soddisfazioni. Anche perché chi può permettersi di bere ottimo Borgogna tutti i giorni?

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ALAN

circa 9 anni fa - Link

avevo assaggiato il batar anni fa ad una degustazione dove fra l'altro erano presenti alcuni importanti vini bianchi francesi. Mi aveva in quache modo colpito questo vino, ma non avrei saputo dire con precisione il perchè. Ora che ho conosciuto il produttore ho qualche elemento in più.

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Francesco

circa 9 anni fa - Link

Complimenti a tutti per la qualita' di quanto avete detto. Sopratutto complimenti a Querciabella, conosco i prodotti dal 1988. Sono d'accordo su quello che dice Sebastiano, non e' assolutamente vero che se un vino piace da giovane non ha strada da fare, anzi... Direi che e' al contrario, se non nascono buoni, nel vero senso della parola difficilmente lo diventano. In particlar modo sono concorde sulla sua idea di cosa e come sono i tannini necessri e interessanti Comunque complimenti a tutti

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kenray

circa 9 anni fa - Link

BATAR: SCHEDA PRODOTTO Profumi di burro fuso, pesca gialla e banana matura, buon finale fresco e durevole. ABBINAMENTI Gnocchi alle erbe aromatiche e ortica seguiti da coniglio al tegame in bianco con patatine novelle. Il commento del sommelier Il Supertuscan bianco, sarebbe meglio aspettarlo, ma se lo aprite ora, come dire, il buon giorno si vede dal mattino; mi raccomando in pochi che altrimenti ve lo litigate e vi tocca "strizzare" la bottiglia... Prezzo 40 euro circa signori, per 40 euro e anche meno c'è di molto molto meglio enosegaioli:) (assaggiato, ottimo davvero ma...40 euro son troppi)

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Sebastiano

circa 9 anni fa - Link

Gentile Signor Kenray, Lei offre diversi spunti di dibattito interessanti. Peccato che non abbia citato l'annata, per avere un'idea migliore di cos'abbia assaggiato. Ma veniamo al punto nodale, il costo. Quando dice che il prezzo è troppo alto, sarebbe bello che citasse dei prodotti, per poterci fare un'idea anche noi. Non è detto che a me o ad altri piaccia quello che lei ritiene 'superiore'. In ogni caso, vorrei farvi riflettere su alcuni aspetti. Intanto, immaginatevi la differenza di costo che passa tra una vigna lavorata manualmente: dall'impianto, alle lavorazioni annuali, come cimatura, potatura, semina dei sovesci, alcuni trattamenti (sto parlando di tisane, ovviamente, non di schifezze chimiche), e poi la raccolta. Posso dirvi, dati alla mano, che lavorare tutto a mano costa circa quattro volte la lavorazione a macchina. Perché lo si fa? perché il frutto che ne nasce è migliore. Poi, parliamo di rese. Per esempio, il Batàr rende circa 25 hl di vino per ettaro. Perché la produzione è limitata da vendemmia verde e scelta fanatica del frutto alla vendemmia. E anche perché se si sceglie il solo fiore quando l'uva passa alla pressa pneumatica a bassa pressione, la resa uva/mosto si abbassa ulteriormente. Poi parliamo di legni, dove avvengono sia la fermentazione che la maturazione. Si possono evitare (costo zero). Oppure si possono usare chips e segatura, o addirittura estratti chimici che impartiscono 'profumo' di legno (non strabuzzate gli occhi: è la norma!). Oppure si possono scegliere legni da poco, e riutilizzarli all'infinito. Oppure, come succede per il Batàr, usare soltanto barriques meravigliose, solo dei migliori tonnelier francesi, da foreste controllate e con provenienza certificata, di rovere a grana fine, e rinnovare la metà del parco ogni anno. Poi ci sono le lavorazioni durante l'affinamento, come il batonnage, che può essere fatto a mano, anziché fatto a macchina, o evitato del tutto e sostituito con delle belle correzioni di acidità fatte colle polverine o con degli intrugli chimici: non credo ci sia bisogno di dirvi cosa succede al Batàr. All'atto del blend, si può mescolare tutto, oppure selezionare barrique per barrique, concedendosi il lusso di scegliere anche soltanto il 50% della produzione per l'imbottigliamento finale. Il meglio del meglio, senza limite. Parliamo poi di quantità? 12.000 bottiglie all'anno di Batàr. Mi dice, perfavore, quante bottiglie produce uno dei vini migliori, allo stesso prezzo, di cui parla? Infine, spero sia chiaro a tutti gli adulti e vaccinati lettori di questo blog quanto del prezzo pagato dal signor Kenray sia finito nelle tasche del produttore, e quanto (per altro meritatamente) nelle tasche di tutti quelli che hanno fatto da tramite tra la cantina e l'acquirente finale. Ora, se lei mi trova un produttore biodinamico, con rese infinitesimali, che faccia solo lavorazioni manuali, che abbia rese così basse, con la qualità di lavorazione che le ho descritto, che non usi lieviti esogeni, enzimi, correttori di acidità o solforosa industriale, e che infine selezioni la metà della produzione per dare solo il meglio ai propri consumatori, magari anche con la lunga storia di Querciabella, riuscendo a costare "molto, ma molto meno", oppure a fare allo stesso prezzo un vino "molto, ma molto migliore", sarò lietissimo di assaggiarlo. probabilmente ce l'ho già in cantina, ma li contiamo sulle dita di una mano. Però, scusatemi, ne ho piene le tasche di sentire gente che parla di prezzi senza sapere cosa costa fare le cose per bene, e che si permette di fare paragoni tra vini industriali e vini fatti come si deve come se fossero la stessa cosa (non sto parlando di lei, signor Kenray, perché non la conosco; sto facendo un discorso generale). Siamo d'accordo che un produttore di Parmigiano Reggiano artigianale - che magari alleva anche le sue mucche, e le nutre nei pascoli - meriti un prezzo più alto di chi fa il formaggio sintetico col latte in polvere e gli aromi artificiali? E perché per il vino invece si presume che, una volta in bottiglia, l'unica discriminante sia quella del gusto apparente? Sarebbe ora che tutti i consumatori di vino iniziassero a porsi delle domande, e a chiedere ai produttori industriali - che rappresentano la maggioranza - perché i loro vini costano quanto quelli fatti per bene. E perché continuano ad usare pesticidi e altri veleni, che sono dannosi per le persone (www.medscape.com/viewarticle/727225) e per l'ambiente, anche se ormai è chiarissimo che si può farne a meno. Invece di rimproverare chi fa le cose per bene perché non vende il vino ai prezzi della Coca-Cola.

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kenray

circa 9 anni fa - Link

grazie per la pronta risposta sig. Sebastiano. non me l'aspettavo. la sua è classe, dico davvero Intanto preciso una cosa importantissima. sono un consumatore medio con un buon reddito che si concede a volte sfizi che per lo più sono negati alla massa (lo dico perchè la realtà è questa, la massa di cui anch'io facevo parte tempo fa, prima guarda il prezzo poi beve il vino ammesso che sia vino) con una normale conoscenza "enologica che si riassume brevemente in: si raccoglie l'uva si pigia si mette nei tini e il mosto poi in botte per fnire in bottiglia prima o poi. confidando che chi produce vino siffatto non aggiunga "schifezze" chimiche oppure usi trucchi enologici per rendere il vino più gradevole. lei mi parla di legni pregiatissimi di raccolta fatta a mano (esiste un metodo diverso?) e di scarti della produzione e mi spiega un sacco di cose alle quali credo ciecamente ma che trovo assolutamente incomprensibili. sicuramente hanno il loro costo, chi dice il contrario. come non so se chi produce altri vini e li vende agli stessi prezzi si comporta come lei. i presume yes. fino a prova contraria. i sentori di frutta li sento anch'io ma non come scrive questo signore e in questi termini per un semplice spumante aromatizzato nemmeno tanto buono e cito : "è giustamente dolce e intrigante con note di rosa, frutta di bosco (lamponi e fragoline) poi mela golden e melograno maturo e succoso, in bocca ha un agrumato da arancia inzuppata nel Martini Rosso e speziatura delicata mista alla sapidità del finale. Tocco rustico del raboso che chiude benissimo l’esperienza." che fa sembrare nettare d'ambrosia un vinaccio alla frutta. sento se un vino è "struturato" perchè me l'hanno spiegato 100 volte e adesso anch'io so! (e me ne sbatto) quindi ho chiamato enosegaioli i frequentatori di questo blog, e spero si sia compreso il tono scherzoso, perchè loro sanno tutto e comprendono tutto quello che lei dice. e descrivono cose mirabolanti che io non riesco a trovare in un vino. mio estremo limite. io non sono un enotalebano e nemmeno un iperesperto. i vini li bevo. stop. o mi piacciono molto o poco. e mi diverto a confrontarne i prezzi perchè, cresciuto con le pezze al culo, guardo quanto spendo e per cosa, pur non avendo nessuna necessità di farlo oggi. abitudine. le cito l'annata del suo, 2005 tanto decantata dal mio amico beone e un poco fighetto che me l'ha fatto ordinare. le cito i suoi concorrenti: vie de romans (alcuni vini non tutti) elena walch (beyond the clouds) e in particolare un vino di cui conosco solo il nome, cervaro della sala (credo) il suo batar è davero ottimo ma, come le spiegavo due righe fa, metto sempre in relazione il costo. ho trovato alcuni vini altrettanto buoni se non di piu' e meno cari. grazie senza acrimonia alcuna. devo crescere lo so. e lo ripeto ancora. sono un consumatore medio, non un sommellier non un espertissimo. uno che si affida a chi ne sa di piu' (i sommelier appunto e ai consigli del ristoratore amico). spero di conoscerla, prima o poi e mi perdoni, forse sono andato fuori tema e in modo sconclusionato

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Sebastiano

circa 9 anni fa - Link

Gentile Signor Kenray, grazie a lei della risposta. Apprezzo il suo stile e la sua chiarezza assoluta. Oso immaginare che lei si occupi di informazione, perché sarebbe ideale se i giornalisti scrivessero come lei e fornissero le informazioni in maniera chiara e concisa. Venendo al contenuto. innanzitutto mi permetto di disilluderla amaramente: "confidando che chi produce vino siffatto non aggiunga “schifezze” chimiche oppure usi trucchi enologici per rendere il vino più gradevole". Purtroppo, e per disgrazia del mondo enologico, la maggior parte dei produttori (senza ombra di dubbio più del 95%) usa abbondantemente 'schifezze chimiche': si va dai pesticidi, ai fungicidi, agli erbicidi, fino agli orridi prodotti sistemici, veleni che penetrano nella pianta e ne emanano a vita. E che in parte restano nel vino, sia chiaro. Poi, ci sono tutte le altre porcherie, quelle che si usano in cantina. Anche qui, senza tema di smentita, posso dirle che più del 95% dei produttori usa lieviti coltivati, enzimi, e magari altri prodotti vari che vanno dai tannini, ai prodotti coloranti, fino a certi 'aromi naturali' (immagini come sono naturali), tutto con la benedizione delle autorità perché è tutto legale. In Australia si possono aggiungere anche aromi artificiali (sapore di lampone o di fragola) e coloranti. In Italia non si può... Hmmm. Poi c'è il mostro per eccellenza, il concentratore a osmosi inversa, che, attraverso l'uso di membrane e avvalendosi del principio dell'osmosi, permette di manipolare, truccare e 'dopare' il vino in maniera un tempo impossibile. Se ne ha voglia, si legga come descrivono questo processo gli specialisti californiani di Vinovation (www.vinovation.com/custequip.htm), oppure gli iper-specialisti della società Wine Secrets (www.winesecrets.com): provi a indovinare perché si chiamano così? E provi a chiedere ai vari produttori che usano queste macchine perché non lo scrivono in etichetta: è come chiedere ai fautori degli OGM (Organismi Geneticamente Modificati) perché, se gli OGM sono così innocui, spendono miliardi all'anno come lobby per impedire che venga scritto sulle confezioni di alimenti se li contengono. Comunque, pensi che si annida una di queste macchine in quasi tutte le cantine italiane che possono permetterselo... Non so se ha notato quanti vini rossi ci sono, dal colore così intenso e così sciropposi che uno si domanda come sia possibile. Ecco come. La raccolta, nella stragrande maggioranza dei casi, è fatta a macchina. Esistono macchine sofisticatissime che scuotono più o meno con violenza la pianta, e delle dita meccaniche rivestite di gomma raccolgono i grappoli. Certe macchine addirittura diraspano (tolgono gli acini dal raspo) e pressano al volo, indirizzando il mosto in una cisterna, colle 'opportune' aggiunte di conservanti. Inutile dire che la raccolta a mano è migliore, checché se ne dica, ma costa di più. Caro Kenray, che lei non sappia quanti segreti e quante schifezze finiscono nel vino medio, purtroppo è solo segno del fatto che l'industria cela bene i suoi segreti. Ma il consumatore attento può scegliere. Come immagino che lei non compri il formaggio grattugiato della Kraft pensando che sia Parmigiano Reggiano, così dovrebbe scegliere i propri vini badando che quello che c'è dentro sia vino, e non cocktail chimici. Peccato che sulle etichette dei vini non ci sia scritto: "Contiene: residui di pesticidi; residui di fertilizzanti derivati dal petrolio; residui di fungicidi; enzimi di laboratorio; lieviti industriali; tannini di sintesi; aromi artificiali", e poi "Vino dopato con concentratore a osmosi inversa". Su una cosa vorrei essere chiarissimo. Se lei pensa che chiunque vende ai miei prezzi produca come me, si sbaglia di grosso. Le consiglierei di fare l'assunzione opposta: a meno che lei non verifichi visitando l'azienda che le cose si fanno in un certo modo, può scommettere che si fanno nel modo più industriale possibile. Mica per nulla esistono le certificazioni per i vigneti biologici. Noi abbiamo gli ispettori ogni due per tre, che visitano i vigneti uno per uno, analizzando tutto, dalla terra, alle foglie, al frutto. Secondo lei è più facile essere certificati, oppure non esserlo? E posso assicurarle che siamo senz'altro l'eccezione, e non la regola. In generale, posso dirle che io, a parità di prezzo, preferirei senz'altro bere un vino senza pesticidi e altri veleni dentro, prodotto senza enzimi e polverine, che non è passato da un concentratore, e che non ha dentro aromi e conservanti strani. E che un vino prodotto industrialmente da un abile enotecnico possa essere piacevole, non c'è dubbio: rimane il fatto che se è un prodotto industriale, dopato, truccato e sofisticato, non vale certo come un vino vero, qualunque ne sia il prezzo. Per quanto riguarda i noti produttori che lei cita, non è certo affar mio giudicarne la qualità. Sono tutti bravi, noti e meritevoli della fama che hanno. Ma la inviterei a chiedere a ciascuno, per propria curiosità, quali pratiche viticulturali applica, e come vinifica. Quante bottiglie produce, e come. Se usa prodotti chimici, e perché. Vedrà che ognuno produce in modo diverso, ma certamente delle differenze ci sono. Per esempio, uno di quelli che cita produce circa 200 000 bottiglie all'anno: si scordi la raccolta a mano e il batonnage manuale... Per concludere, a me piace essere informato, e di quello che mangio e bevo voglio sapere come è fatto, se è un prodotto naturale o industriale, e se per produrlo si avvelenano la gente e l'ambiente, oppure no. Ma questi sono i miei parametri. In ogni caso, grazie del piacevole scambio. Spero di averle instillato almeno un pochino di diffidenza, e di avere stimolato in lei il dubbio legittimo che non tutti i vini, a parità di prezzo, valgono lo stesso. E per carità, nessuna acrimonia da parte mia, ma l'estremo piacere di vedersi offerta la possibilità di approfondire il tema delle differenze. Che sono fondamentali.

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kenray

circa 9 anni fa - Link

commento moderato dallo staff di Intravino

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Sebastiano

circa 9 anni fa - Link

Caro Kenray, trova il mio indirizzo di email personale al link www.querciabella.com/contacts Credo che dovremmo continuare questa conversazione in privato. Quando vuole mi scriva, e sarò felicissimo di contattarla e approfondire il tema. Magari davanti a un buon bicchiere di vino vero... Un saluto cordiale, Sebastiano Cossia Castiglioni

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ALAN

circa 9 anni fa - Link

Scusate e allora un cristiano per bere quacosa di "potabile" deve spendere almeno 40 euro la bottiglia? Amici di Intravino possiamo fare un post al riguardo?

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Sebastiano

circa 9 anni fa - Link

Niente affatto! Il mio Chianti Classico lo trova in enoteca a 20 Euro. Si parlava di bianchi di grande qualità. Lì, mi dispiace, ma non ci sono dubbi: sotto un certo prezzo non si può andare, se non a costo della qualità e dell'integrità. Però, continuo a invitare alla riflessione. Secondo voi, un formaggio artigianale, d'alpeggio, fatto col latte di mucche che mangiano solo erba fresca o fieno vero, senza antibiotici e schifezze chimiche, fatto a mano dal casaro su scala familiare, può costare come il Formaggino Mio? Ma dico, non viviamo nel Paese dei Balocchi. Se un vino costa 3 Euro, vale 3 Euro. E state tranquilli che dentro c'è tutto il repertorio della chimica mondiale, e ancora abbastanza margine per guadagnarci sopra. Se a uno non dà fastidio bersi pesticidi e prodotti sistemici, polverine e porcherie varie, ce n'è di scelta. Io, francamente, credo che tutti dovrebbero giocare a carte scoperte, e dire con chiarezza quello che fanno. E poi lasciar scegliere al consumatore. Ma no, ovviamente bisogna celare tutto, e far finta di niente. E ingannare il consumatore che non ha modo di difendersi. Anni fa, chiesi al Maestro Veronelli di inserire nella sua guida una chiarissima dicitura che indicasse le aziende che hanno o usano il concentratore a osmosi inversa. Accolse l'idea con entusiasmo, ma dovette rinunciare per l'omertà e le pressioni dei produttori. Sapete quanti concentratori ci sono in Italia? Migliaia. E quanti produttori ammetterebbero pubbblicamente di usarlo? Una manciata. A voi le conclusioni.

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Fiorenzo Sartore

circa 9 anni fa - Link

sul rapporto prezzo/prestazioni si sono scritti fiumi di inchiostro, pure digitali. del resto intravino ha recensito ugualmente etichette sotto i cinque euri: eri distratto? cio' non toglie che si possa tornare sull'argomento. e' una specie di eterno ritorno, il topic non si consuma mai.

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ALAN

circa 9 anni fa - Link

Il mondo del vino è in continua evoluzione: cambiano le tecniche e le filosofie produttive,cambiano i gusti... Ogni tanto un aggiornamento sugli argomenti guasta.

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ALAN

circa 9 anni fa - Link

"NON" guasta

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kenray

circa 9 anni fa - Link

a quanto pare nemmeno 40 euro son sufficienti. un sentito grazie agli amici di intravino per aver fatto sparire dall'home page la pagina "barat".

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Fiorenzo Sartore

circa 9 anni fa - Link

la pagina "batar" sparisce quando sostituita da altre meritevoli della prima pagina. ma resta online, non deperisce. un accrocchio di wordpress, la spectre non c'entra. tranqui.

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Pamelo

circa 9 anni fa - Link

A mio modestissimo parere(parere di appassionato esperto degustatore),in Toscana esiste UN SOLO ED UNICO BIANCO degno di nota:è la Vernaccia di San Gimignano,edizione Giovanni Panizzi,versione Riserva.....semplicemente INARRIVABLE!!!

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Barbara

circa 9 anni fa - Link

Ho letto lo scambio tutto d'un fiato, fin dall'inizio. Mi sono ritrovata a sorridere e ad annuire al monitor nel leggere le risposte di Sebastiano, persona che ho avuto occasione di incontrare una volta, anni fa, e di cui conosco diciamo abbastanza da vicino la tensione verso la perfezione. Batàr è un signor vino. Altroché. Sentir nominare nella stessa discussione persino il Cervaro della Sala mi fa venire i brividi. Se Sebastiano è troppo di parte per saltar giù dallo scanno pubblicamente, lo faccio io: cribbio Kenray! Io al contrario di lei non ho le possibilità di acquistare vini di qualità quanto vorrei e quanto -a suo dire- invece può lei. Accidenti la invidio, ma solo per questo. Per il resto, mi tengo volentieri le mie papille povere, ancora in grado però di percepire le differenze. Dalle mie parti, io sono di origine molisana, si dice "o Pateterno da li ceci a chi 'nte dient".

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barbara

circa 9 anni fa - Link

Perdonate i refusi e gli orrori (soprattutto tu Sebastiano!), è l'emozione.

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Sebastiano

circa 9 anni fa - Link

Refusi più che perdonati. Quello che conta è il contenuto, e quello è inequivocabile. Grazie. Dove ci siamo conosciuti, se posso chiedere? SCC

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Barbara

circa 9 anni fa - Link

Ciao Sebastiano, perdona ma solo ora vengo a conoscenza, grazie ad Alessandra, della tua risposta (non mi è mai arrivata alcuna notifica). Ci siamo conosciuti personalmente nel 2006, anno in cui ho affiancato Alessandra nel lavoro. Mi occupavo prevalentemente di redazione dei testi. Ricordi? Quella Barbara. Un abbraccio.

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