Autoctoni | Il ritorno del Nero di Troia in terra Dauna

di Antonio Tomacelli

 

Io e Nero di Troia siamo vicini di casa anche se lui, scorbutico, preferisce starsene tutto il tempo in campagna. “Nel Tavoliere delle Puglie sono nato e qui intendo rimanere” dice, ma il bugiardo si concede ogni tanto una scappattela sulle Murge. Nero di Troia di professione fa il vitigno autoctono, un mestiere che, mi dicono, va alla grande di questi tempi. E in effetti, dopo un periodo di crisi, vedo che le cose ricominciano a girare per il verso giusto. Nonostante il carattere scontroso, acidulo e per nulla piacione, Nero di Troia ha successo tra le cantine della zona che lo hanno adottato come vitigno simbolo.

Il motivo è facile da immaginare: NdT, se trattato con le pinze, è capace di grandi perfomance, tipo restare chiuso in bottiglia 30 anni senza fiatare e poi, una volta aperto, ti ringrazia pure, con una serie di profumi che vanno dal lampone alla ciliegia, senza fare una piega. Le suo origini sono oscure, dal cognome lo si direbbe un immigrato proveniente dalla Grecia, ma qualcuno sussurra a mezza voce sia arrivato in provincia di Foggia al seguito di un Principe spagnolo nel ‘700 e che il suo vero nome sia Rioja, italianizzato in Troia.

La realtà è più semplice e riporta alla città pugliese omonima Già che ci siamo voglio darvi un paio di dritte per riconoscerlo, caso mai lo trovaste tra le vigne: è basso di statura, porta sempre con sè due o tre grappoli d’uva dagli acini grossi e spargoli. Veste senza dare nell’occhio e non usa mai colori troppo scuri, in genere rosso scarico, ma non è difficile vederlo in rosato durante l’estate. Io, per conoscerlo meglio, ho chiesto a tre produttori che lo frequentano da tempo, di presentarmelo personalmente: quella che segue è l’impressione che mi sono fatto di lui:

Alberto Longo – Le cruste Nero di Toia IGT Puglia 2007: si sale verso nord-ovest fino a incontrare Lucera. Ai piedi del castello Federiciano, c’è la splendida cantina di Alberto Longo, con le vigne che sembrano entrare in ufficio. Da qualche anno Alberto produce un Nero di Troia che un po’ gli somiglia. Elegante e massiccio insieme, Le Cruste è il più intenso dei quattro campioni. Il rosso è di quelli intensi, quasi nero, e il profumo è cioccolatoso, a tratti di prugna appassita. Lo diresti un pò cotto, ma in bocca è croccante e affilato, per nulla stanco. Tonneau per un anno, per metà in botte nuova e metà di secondo passaggio. Massiccio. 86

Tenuta Fujanera – Arrocco Nero di Troia IGT Puglia 2008: giovanissima azienda (è alla sua seconda annata) di Giusy Albano, che ha ristrutturato alle porte di Foggia, un gioiello dell’800 riportandolo alla sua antica destinazione. Vigna nuova ma già decisa e pronta per dare il meglio di se. Il suo Nero 2008 è quasi arrogante considerata l’età dei vigneti. Lampone e ciliegia prendono subito il volo e ti spingono a un assaggio di bella potenza. In bocca la ciliegia si fa più rossa, ma la spinta acida è intatta, senza spazio per toni marmellatosi. Niente legno (ma in casa si preparano le botti) e finale succulento e piacevole. Belle speranze. 84

Teanum – Alta Nero di Troia IGT Puglia 2008: siamo a San Severo e la Cantina Teanum è in realtà una cooperativa con qualche centinaio di soci. Il Nero Alta è colorato il giusto e appena trasparente. Il naso delude un pò e si intuiscono solo note di tostatura. L’assaggio è nervoso, quasi scomposto e difficile da interpretare. L’esecuzione è tutta in acciaio ma la frutta che ti attendi, è pochina. Tutto sommato però, il palato è gradevole e vinoso. Semplice e diretto. 78


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Antonio Tomacelli

Designer, gaudente, editore, ma solo una di queste attività gli riesce davvero bene. Fonda nel 2009 con Massimo Bernardi e Stefano Caffarri il blog Dissapore e, un anno dopo, Intravino e Spigoloso. Lascia il gruppo editoriale portandosi dietro Intravino e un manipolo di eroici bevitori. Classico esempio di migrante che, nato a Torino, va a cercar fortuna al sud, in Puglia. E il bello è che la trova.

9 Commenti

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Franco Ziliani

circa 11 anni fa - Link

molti interessanti questi Nero di Troia, Antò, ma io avrei messo in lizza anche il Nerone della Marchesa e quelli, eccellenti davvero, di Cefalicchio...

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Antonio Tomacelli

circa 11 anni fa - Link

Cefalicchio è al di là dell'Ofanto, quindi fuori provincia, mentre per la Marchesa ho avuto difficoltà a reperire i campioni. Pare ne facciano poche migliaia.

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Vitruvio

circa 11 anni fa - Link

Caro Antonio e Rasciatano? E' "fuori provincia" ma mi sembra il top in zona....

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Antonio Tomacelli

circa 11 anni fa - Link

E meno male che l'ho scritto nel titolo "terra Dauna"! :-)

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Franco Ziliani

circa 11 anni fa - Link

hai ragione Anto', avevo dimenticavo la tua opportuna collocazione dei vini in una ben precisa area geografica. Faccio ammenda

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Sabino Marera

circa 11 anni fa - Link

Great outcome! Grazie Mille per aver degustato il Nero Di troia Della daunia. Well done Di Tuccio ! E come al solito good on you Alberto. In Audtralia piace il ndt. A presto

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salvelix

circa 11 anni fa - Link

Antonio il Nerone ce l'avevo a casa, a saperlo.....

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Alberto G.

circa 11 anni fa - Link

Abbiamo provato a commercializzarlo gia' qualche anno(2004-5)IN zona Salerno e prov..insieme al greco della Daunia,a dispetto di chi ci rideva dietro, iniziava ad andare alla grande (qualche migliao di bott. in un paio di mesi anche per il prezzo-qualita'in particolare i vini di Di Tuccio se non ricordo male) con uno dei piu' competenti degustatori mai conosciuti il grande buonanima Don Antonio M.di Vinarna che diede l'ok.Ciao avevi visto giusto come quasi sempre.

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