Aglianico del Vulture | Le piccole vigne del vulcano spento

di Antonio Tomacelli

Quello che vedete nell’immagine di Google Earth è un vulcano, o meglio ciò che resta del Vulture dopo l’ultima eruzione avvenuta tot mila anni fa. Tanto per capirci, l’Adriatico è a sinistra e il Vesuvio a destra. I due cerchietti scuri sono i Laghi di Monticchio che, dopo aver preso il posto del cratere, dilettano i turisti delle gite domenicali (a proposito, meritano la visita). Sulla sinistra si vedono le città dell’Aglianico del Vulture, esclusa Venosa che è un pò più in là. Per uno strano gioco della natura, lava, cenere e lapilli sono finiti tutti su questo lato del vulcano e da lì dritti nel bicchiere di un vino unico nel suo genere. Questo piccolo ripasso di geografia è un pretesto per parlare della degu in quel di Melfi, chez Mauro Erro e le sue “Piccole Vigne”. Location da urlo nella bottaia di Sara Carbone, 15 metri sottoterra nel centro di Melfi. Oddio, terra: meglio sarebbe dire roccia scavata col piccone e pareti che sembrano un libro di geologia.

Sara mi ha mostrato la storia del vulcano strato di cenere dopo strato di lapilli, per poi guidare i miei occhi su di un cielo di pietra azzurrina. La ringrazio, ora ci penserò 10 volte prima di dire “mineralità”. Promossa dal comune di Melfi, la degustazione raccoglieva una serie di vini da cantine piccole e vigneti piccolissimi, quasi dei cru di Aglianico. Impressione generale? Buona se non ottima. In questi etichette senti l’aglianico e il bicchiere è un libro aperto. Poche fisime, tannini a gogò e una tale materia che ci faresti il doppio delle bottiglie in regioni meno fortunate della Basilicata. L’unica nota dolente riguarda una certa rigidità nelle esecuzioni. Questi aglianico peccano un pò di carattere e cuore. Troppo rigidi, perfettini e tecnici, con tutti i tannini in fila a mostrare il petto e in qualche caso i denti. Se i produttori permettono un consiglio, suggerirei di lasciare spazio all’interpretazione: la Nona di Beethoven va a memoria e suona anche bene ma forse è il momento di uccidere metaforicamente il Padre(nostro). Il Vulture rischia di appiattirsi troppo sullo stile enologico di Paternoster e del suo Don Anselmo. E lo dico con il rispetto che si deve a un monumento sacro. E ora, i vini.

Camerlengo 2006, Camerlengo | Da ospite fisso di “Trendy oggi, big domani” di Luca Maroni alla biodinamica, il passo è lungo, ma l’architetto Cascarano è folle quel tanto per poter saltare. Il suo Camerlengo è uno Steineriano di transizione, ma s’intuiscono sviluppi. Intrigante, potente e scattoso nel finale, con quel pizzico di sale che da i brividi. Naso di prugna e marasche che virano già verso i terziari e poi cannella a rifinire. Centrobocca potente, fruttato con (l’ho già detto) finale salmastro.  85

Stupor Mundi 2006, Carbone Vini | Ci piace assai. Naso lineare, pulito e diritto. Materia da vendere in bocca e tannini tutti da vivere. I frutti sono piccoli e rossi, il cioccolato è appena accennato, ma il bicchiere è scorrevole. Sara è giovane, ma la grinta c’è e si sente. 87

Masqito 2004, Colli Cerentino | Umano nella beva, semplice nei profumi e via dritto in gola. Un aglianico forse un po’ vecchio stampo (si, la puzzetta c’è) ma che scatena ricordi peggio di una madeleinette. Materia grezza, ma in fondo piacevole. 81

Eleano 2005, Eleano |È come mandare il naso a Disneyland! Dalla marasca fruttosa alla cannella speziata c’è veramente di tutto, fiori compresi. Il tannino è morbido, per nulla aggressivo, anche se in bocca la noce moscata spadroneggia. Il finale terminerà dopo alcuni lunghissimi minuti. 88

Roinos 2006, Eubea | Naso che promette e bocca che delude. La viola c’è, ma sarà l’unico piacere di questo bicchiere difficile. La bocca si asciuga in un amen, è quel che resta è una sensazione di acido/amaro per nulla piacevole. Finisce con la bocca che sa di mallo di noce. La materia c’è, ma è tanta, forse troppa e senza grazia. 78

Bosco del falco 2005, Grifalco | Ancora giovanissino, praticamente un bimbo. Prugna e viola subito, un’idea di cannella e poi lingua aggredita dai tannini. È ancora allappante, ma qui c’è frutto da vendere e chiodi di garofano misti a cannella. Potente e aggressivo, lascia una traccia di sale difficile da scordare. Da bere fra 4/5 anni, se va bene. 85

Le Drude 2006, Laluce | Qualche traccia di viola per un aglianico non brillantissimo. Bocca amara, salina, quel tanto di ciliegia che non guasta. Il finale amaro guasta un po’ tutto. Nient’altro da segnalare. 80

Macari 2006, Macarico | Cioccolatoso, forse eccessivo ma bicchiere che va via in piacevolezza. Note di pepe e cacao e tannino meno aggressivo degli altri. Eccentrico, ma it’s Rino Botte’s style. 84

Pian del Moro 2007, Musto Carmelitano | Azienda giovane, vigne come sopra e un aglianico ancora inespresso. È magro, tannico e i profumi si possono solo intuire. La stoffa però c’è, basta attendere. 79

Basilisco 2006, Basilisco | Un vero fuoriclasse. Vino di verticalità assoluta, tra i migliori mai assaggiati. I profumi esplodono mentre lo versi e la viola è potente come non mai. La festa continua bevendolo e impressiona per l’equilibrio tra frutto e tannini, per l’eleganza senza ostentazioni. Assurdo il finale, di lunghezza mai sentita. Quasi un canone da seguire. 93

avatar

Antonio Tomacelli

Designer, gaudente, editore, ma solo una di queste attività gli riesce davvero bene. Fonda nel 2009 con Massimo Bernardi il blog Dissapore e, un anno dopo, Intravino e Spigoloso. Lascia il gruppo editoriale portandosi dietro Intravino e un manipolo di eroici bevitori. Classico esempio di migrante che, nato a Torino, va a cercar fortuna al sud, in Puglia. E il bello è che la trova.

7 Commenti

avatar

Mad

circa 9 anni fa - Link

L'Aglianico del Vulture è il nostro orgoglio... Alcune cantine sono davvero straordinarie! Piuttosto, cosa ne pensate dell'Aglianico campano?

Rispondi
avatar

Vitruvio

circa 9 anni fa - Link

Caro Antonio ho appena degustato un Eleano Dioniso 2006 e forse siamo ancora più in alto di quello assaggiato da te. Naso delicato e di frutti rossi, di bella fragranza piena, corposo sina dal naso. In bocca tannini finissimi, delicati e poco aggressivi, lungo e accattivante, forse un pò troppo piacione, ma da comprare (non ho sentito la noce moscata). Per me sui 90. Piccola azienda (per adesso) ma che promette molto bene e di ragazzi giovani che insieme ad altri 5 o 6 produttori della stessa età, sono il vero futuro della zona.

Rispondi
avatar

Giorga Nasini

circa 8 anni fa - Link

E' vero, Eleano è una azienda molto dinamica, sono bravi i titolari oltre che giovani. Poi, questa azienda ha la fortuna di essere ubicata in uno dei posti più belli e rinomati, non a caso, vicini di casa hanno colleghi come Cantine del Notaio, Feudi di S.Gregorio, Eubea. La nuova cantina Eleano è molto bella, io l'ho visitata a giugno, a primo colpo sembra di essere entrati a visitare una grande azienda, ( 1800 mq di cantina fanno pensare a questo ) poi ci si accorge che siamo di fronte a tanta passione ed a molta bravura. Viste poi già le premiazioni che già rassegnano, questa è la cantina di domani. Ciao P.s. in anteprima ho assaggiato l'Eleano 2006, strepitoso.

Rispondi
avatar

Rinaldo Marcaccio

circa 9 anni fa - Link

Grandi vini da quelle parti. Veramente formidabili. La grande incisività tannica è sempre bilanciata dalla ricchezza estrattiva. Stupor Mundi ottimo. Il Roinos del Vinitaly pure...però non mi ricordo l'annata.

Rispondi
avatar

Alberto G.

circa 9 anni fa - Link

Concordo piu' o meno,non stiamo a guarda' il centesimo.Solo mi spiace es. per Laluce di cui conosco gli altri due vini S'Adatt (vino base per modo di dire) e Zimberno eccellente e mi erano piaciuti anche per il suo stile "genuino" Dicasi lo stesso per Musto carmelitano, avevo assaggiato un bel vino lo scorso anno con un buon potenziale ,aspettiamo.Eleano, grande.Carbone lo stesso.Tutti mi sembrano sganciarsi dagli eccessi di legno e materia degli ultimi anni.Mi ricordo poi un bell'aglianico di Madonna delle Grazie di Venosa di cui pero'vorrei un parere di altre persone.Era stanchezza o no durante i miei assaggi(?),visto che non ne parla mai nessuno e non lo trovo in vendita da nessuna parte.

Rispondi
avatar

Vitruvio

circa 9 anni fa - Link

Alebrto il vino di Madonne delle Grazie è il Sagaris? Io ho assaggiato il 2008 che sinceramente non mi è piaciuto: naso spento, bocca amara e senza corpo, materia quasi nulla abbastanza piatto, non l'ho mai trovato in vendita .....

Rispondi
avatar

Alberto G.

circa 9 anni fa - Link

Ciao Vitruvo ,ho controllato nei miei appunti(molto disordinati).Fortunatamente l'aglianico di Madonna d.Grazie da me degustato non e' quello da te citato.Questo si chiama Bauccio ed ho anche assaggiato il loro Liscone.Le vigne addirittura ho scritto arrivano fino ai 50 e 60 anni(sicuramente per il Bauccio).E addirittura nelle note ero contento anche del loro base liscone.Rileggendo questi appunti,segnalo (per chi mi crede) anche Colli di Cerentino di cui assaggiai solo il base (usano anche barriques).io l'aglianico in barrique lo schifo in genere perche' molti non lo dosano affatto bene ,o perche' usano tostature spinte o perche' e' meglio che cambino mestiere.Ma questo mi stupi' per il contrario.Tra l'altro anche loro hanno vigne molto vecchie sino ai 70 ed oltre (almeno cosi' mi dissero)e sinceramente era molto ben fatto.Ripeto su Musto Carmelitano la scorsa annata non male affatto.Ciao a tutti.

Rispondi

Commenta

Sii gentile, che ci piaci così. La tua mail non verrà pubblicata, fidati. Nei campi segnati con l'asterisco, però, qualcosa ce la devi scrivere. Grazie.