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Commenti degli utenti

  1. Il Leoncavallo contro Davide Paolini: semplicemente guerra?

    “Semplicemente uva, rassegna dei vini COSIDETTI naturali”

    Ma non ha dato fastidio proprio a nessuno il nome della manifestazione?

  2. Elisabetta Foradori, adottami | La biodinamica spiegata ad un figlio

    Bei pensieri… Elisabetta Foradori con coerenza si è sempre impegnata per ottenere il massimo, non accontentandosi mai degli obiettivi raggiunti, ha continuamente rimesso in discussione il suo operato. Una donna intelligente e sensibile. Brava!

  3. Sui vini naturali sto con Gravner, Dettori e Valentini

    la professionalità del vignaiolo si riconosce nel saper interpretare con maestria la propria materia prima, ovvero l’uva.
    Le vendemmie, tutte diverse possono o meno richiedere l’uso della solforosa. Nella mia modesta esperienza ciò dipende da una moltitudine di fattori, ad esempio dalla qualità delle uve, dal grado zuccherino, la durata dell’affinamento ecc… Con un uva perfetta in un’annata favorevole la solforosa può essere usata solo all’atto dell’imbottigliamento.

    Omettendo del tutto l’uso della solforosa, una volta imbottigliati i vini devono essere conservati a temperatura controllata o consumati a breve. L’importante è sapere cosa si fa, come farlo e comunicarlo nel modo corretto.

  4. Penso alle viti ogm e ho tanti perché

    Alle dosi stabilite il rame non è tossico per la salute. Con la corretta pratica agricola, posto che le coltivazioni abbiano luogo negli ambienti adatti, le concentrazioni di rame possono essere mooolto al di sotto dei valori minimi oggi ammessi dall’Unione Europea. Sono invece tossiche le CENTO e più sostanze chimiche REVOCATE dall’uso in agricoltura perché cancerogene, seppure a suo tempo autorizzate (non in biologico) dopo attenta preventiva valutazione tecnico-scientifica dei rischi sanitari, ambientali e fitoiatrici al fine di garantire (così dice il Ministero della salute), quale elemento prioritario, la sicurezza alimentare. Con un occhio al passato e ritornando agli OGM che potrebbero rappresentare un punto di non ritorno, non ritiene Dottor Defez che andarci con i piedi di piombo sia dovuto?

    In agricoltura biologica la concimazione d’eccellenza è considerata il LETAME, in alternativa concimazioni effettuate con la pratica del sovescio (semina, svalcio e interramento di specie leguminose, graminacee e crucifere). Quegli altri fertilizzanti che lei scrive, non sono altro che un riciclo dell’industria farmaceutica alimentare o scarti di concerie che un bravo agricoltore non usa nei suoi terreni, così come non userà compost inquinati di dubbia provenienza.

    Esiste ad oggi una certificazione per prodotti vegetariani e vegani, con le seguenti definizioni.
    Prodotto vegetariano: prodotto che esclude in ogni fase della propria realizzazione l’impiego di sostanze di derivazione animale ottenuti con il sacrificio e/o il maltrattamento di animali.
    Prodotto vegano: prodotto che esclude in ogni fase della propria realizzazione
    l’impiego di qualsiasi sostanza di derivazione animale anche se ottenuti senza sacrificio e/o il maltrattamento di animali

    Vedo che nel suo curriculum la sigla OGM ricorre per ben 29 volte. Non sarà per questo che si accanisce con si tanta veemenza verso l’agricoltura biologica che per inciso non ammette alcun prodotto geneticamente modificato?

  5. Penso alle viti ogm e ho tanti perché

    La fonte da lei citata è riferita agli effetti della contaminazione da rame delle acque potabili: “This evaluation was based solely on studies of gastrointestinal effects of copper-contaminated drinkingwater”, come dire, ognuno tira l’acqua la suo mulino.

    Il mio riferimento è stato http://fnic.nal.usda.gov/nal_display/index.php?info_center=4&tax_level=4&tax_subject=256&topic_id=1342&level3_id=5141&level4_id=10590

    Ho commesso un errore nel calcolo dei decimali, e me ne scuso, sperando tanto che nessuno si sia intossicato a causa mia :-) . La dose di rame al giorno è di 3,5 milligrammi/giorno, così come nel vino è 0,30 milligrammi/litro.

    N.B. Il dato relativo al vino l’ho estratto delle analisi effettuate sui miei vini ottenuti da viti trattate con solfato di rame, indicando la concentrazione più alta (range da 0,04 a 0,30).

    saluti

  6. Penso alle viti ogm e ho tanti perché

    Buonasera,

    riguardo la sua ultima considerazione…

    il rame in parte precipita durante la fermentazione e in parte viene assorbita dai lieviti e dalle fecce che poi vengono allontanati dal vino. la concentrazione di rame nel vino a fine fermentazione è di 0,3 milligrammi/litro, ovvero pressoché assente, un adulto può assumerne sino a 35 milligrammi/giorno di rame senza rischio di intossicazioni. Tra gli alimenti più ricchi di rame verdure a foglia verde, i molluschi, i crostacei, e uova.
    Il rame agisce con il ferro nella formazione dell’emoglobina, i sintomi dovuti ad una sua carenza comprendono anomalie della formazione ossea, osteoporosi e disturbi vascolari. Il rame viene assunto anche come integratore alimentare.
    La tossicità per i terreni del rame usato nelle colture agricole, dipende non solo da fattori intrinseci al metallo stesso, ma anche dalle scelte agronomiche e dalle quantità di impiego. L’agricoltura biologica e biodinamica favorendo l’aumento o la conservazione della sostanza organica riducono i rischi di tossicità per le colture e l’attività microbica, questo perchè il rame viene ad essere assorbito dalle sostanze umiche. Le analisi del terreno effettuate sui vigneti della mia azienda mi dimostrano che dopo 11 anni di agricoltura biologica le cose stanno proprio così. Le svelo poi un segreto, quel bel blu che colora le vigne non dipende dal rame bensì dai coformulanti del prodotto rameico commerciale usato dai vecchi agricoltori che se vedevano le loro vigne tingersi di blu erano tranquilli di averle ben trattate.

  7. Penso alle viti ogm e ho tanti perché

    Giampaolo,
    ti ringrazio per voler cercare abbattere i miei pregiudizi ;-)

    L’applicazione delle tecniche agro-biotecnologiche non è una questione unicamente scientifica, ma è anche una questione etica. Al momento per me i dubbi superano le certezze ed il senso di responsabilità prevale sulla logica.

  8. Penso alle viti ogm e ho tanti perché

    “Penso che sia molto pericoloso – culturalmente, e per il futuro della nostra viticoltura – abbandonarsi ad un modello ideale e romantico basato sul rifiuto di qualsiasi innovazione.”

    non me ne voglia ma qui non si parla di rifiuto di qualsiasi innovazione, ma di modificazione genetica, e sull’uso degli OGM in campo agro-alimentare la comunità scientifica oggi è divisa.

    Possibile che intervenire per cambiare il modo di produrre gli alimenti e le relazioni tra le specie non le faccia sorgere alcun dubbio etico?

    saluti

  9. Penso alle viti ogm e ho tanti perché

    gli antibiotici sono stati usati in modo eccessivo e sconsiderato, come i prodotti sistemici nelle colture. Il che non è in agricoltura biologica.

    Passo e chiudo perchè non mi va di rispondere alle sue argomentazioni in modo così ovvio scrivendo cose che anche i bambini sanno.

  10. Penso alle viti ogm e ho tanti perché

    Con la non trascurabile differenza che in agricoltura biologica, sul vigneto si usa una volta a stagione, ed ha una persistenza d’azione di circa 36 ore e non per tutta la durata del ciclo vitale della pianta. Nei confronti della tossina BT nel transgenico si sono attualmente già sviluppate delle delle resistenze, questo probabilmente significherà che le tossine presto utilizzate saranno altre, e poi altre… La natura sa difendersi da sola ma a che prezzo?

  11. Penso alle viti ogm e ho tanti perché

    l’incrocio naturale delle piante avviene con semi naturali della stessa specie, mentre la manipolazione genetica OGM avviene mediante introduzione di geni di altre specie vegetali, batteri, virus o animali, taluni dei quali non hanno mai fatto parte dell’alimentazione umana! Qualcuno ricorderà la BSE (mucca pazza), causata dall’aver introdotto alimenti di origine animale nei mangimi di quelli erbivori.

    Le piante geneticamente modificate sono resistenti agli insetti poiché capaci di produrre esse stesse dei veleni, cioè delle sostanze tossiche che verranno infine mangiate dagli animali di allevamento e dall’uomo stesso.

    Gli insetti uccisi dal veleno prodotto dalle piante OGM, non saranno solo quelli effettivamente dannosi per la coltura in atto, ma anche gli insetti predatori (utili). Gli insetti possono col tempo sviluppare una resistenza al veleno e gli insetticidi risulterebbero inefficaci.

    La contaminazione degli OGM, che inevitabilmente s’incroceranno con le varietà presenti in natura, porterà ad una perdita del patrimonio genetico naturale non recuperabile in alcun modo.

    Syngenta e Bayer e Monsanto poi producano sementi OGM, fitofarmaci, e farmaci con un fortissimo conflitto di interesse.

    Mi sforzo di vedere gli aspetti positivi, ma non ci riesco, preferisco la via collaudata del rame e lo zolfo.

  12. L'andamento vendemmiale 2010 autoprodotto

    Colli Euganei -- Baone

    l’andamento stagionale è stato caratterizzato da piogge costanti e mantenere sana l’uva ha richiesto diligenza e sacrificio. In compenso le piogge hanno favorito i suoli poco profondi, normalmente tendenti alla siccità, che hanno ancora pareti fogliari verdissime funzionali alla maturazione.
    Nei vigneti con terreni più ricchi, la vegetazione indotta dalle piogge ha reso particolarmente impegnativa la gestione del verde costringendo a ripetere più volte il lavoro di sistemazione dei tralci. In sostanza un’annata in cui i lavori in campagna non sono mai finiti. Diradamenti non necessari.

    Per ora bene i bianchi, bella acidità e bei profumi favoriti dall’escursione termica. Maturazione regolare per le uve rosse, ma è presto… se non si sistema il tempo son dolori.

  13. Tutto quello che avreste voluto sapere sulle guide del vino e che non avete mai osato chiedere

    A ben guardare l’incremento delle cantine presenti nelle guide aumenta ogni anno, immagino che ci sia anche un limite fisico es. numero di pagine.
    Se per una cantina essere in guida rappresenta un traguardo o un’ambizione, non vedo difficoltà, si tratta eventualmente di avere pazienza. Vero che la guida A.I.S. non raccogliendo campioni attraverso i consorzi è di più difficile accesso, ma nessuno vieta di spedire i vini in degustazione.

  14. Slow Food dicci che cavolo di vini bevono certi produttori

    Nelle Nuvole sei un tesoro,

    pace fatta.

    Allora si pranza insieme, tu porti il vino e io cucino, ok?

  15. Slow Food dicci che cavolo di vini bevono certi produttori

    @ Francesco
    Ma che produttori frequenti???

    @ Nelle Nuvole
    classista ;-)

    Io sono un produttore di prima generazione e faccio meglio che posso quello in cui credo.
    Ridurre in categorie tipo “nato nella vigna = produttore vero”, “di prima generazione = ignorante mistificatore” trovo sia quantomai ottuso.

    Ho due figli adolescenti ai quali ho sempre insegnato a guardare il mondo con mente aperta e sotto diverse prospettive. Nelle Nuvole, mi sento di consigliarti di fare lo stesso.

    Da produttore di prima generazione ti informo che a casa bevo una bottiglia per volta e che se apro la seconda lo faccio dopo aver finito la prima.

    Adoro il vino e adoro la buona tavola, cerco perciò di mangiare e bere meglio che posso.
    Qualche volta dico a mio marito che la tavola è il piacere della vita, lui mi corregge dicendo: è uno dei piccoli piaceri della vita…
    Nel vino come nel cibo mi piace cambiare, sono una brava cuoca e una buona bottiglia è il giusto complemento del mio desinare.
    Il vino quotidiano non fa parte delle mie abitudini, la birra mi piace proprio.

    I vini li compro in enoteca, raramente in cantina a volte li scambio con altri produttori.
    Nelle enoteche mi piace farmi consigliare, quando mi propongono di vini del territorio, magari non troppo conosciuti selezionati con attenzione vado in brodo di giuggiole. Se un vino non mi piace, non riesco a berlo.

    Non ho un vino del cuore, amo la Borgogna (sopratutto rossa), Valentini, il nebbiolo e il verdicchio!

    Il mio vino lo bevo con gli amici a casa mia, mai al ristorante. Cerco di non berlo troppo spesso, lo faccio per mantenere un giudizio obiettivo sul mio lavoro.

    p.s. all’enologo, quando l’avevo, non ho mai chiesto di imitare il vino di un altro. Per la mia azienda le consulenze sono state volte ad accelerare un percorso col fine di rendermi autonoma velocemente.

    p.p.s la mente aperta è dubbiosa…

  16. Slow Food dicci che cavolo di vini bevono certi produttori

    Ciao Gianpaolo,
    concordo in parte.

    Giudicare un’azienda a 360 gradi è bene. Vedere che aria tira in campagna e in cantina, cogliere le motivazioni e il pensiero di chi produce mi sembra fondamentale, l’assaggio dalla botte non so.

    L’approccio del cantiniere è troppo teso alla degustazione critica e alla ricerca del difetto rispetto a quello di un appassionato.

    L’ideale sarebbe che il giudizio nascesse dal confronto tra appassionati e addetti con un approccio aperto e curioso.

    Alla fine il vino lo si fa per tutti ed il giudizio su di esso non dovrebbe prescindere da questa considerazione.

  17. Slow Food dicci che cavolo di vini bevono certi produttori

    di tutto e più non posso e se non è bono giù per il lavandino

  18. Bignami | 5 cose essenziali da sapere sul vino biologico

    http://www.ifoam.org/about_ifoam/around_world/eu_group-new/workareas/regulation/revision/pdf/COM_draft_wine_EN_04.2010_rev1new.pdf

  19. Bignami | 5 cose essenziali da sapere sul vino biologico

    La proposta del disciplinare di produzione del vino biologico, comprendeva tutto quanto ammesso, o quasi, in un vino convenzionale. La mancata approvazione non mi sembra perciò una grande perdita.

  20. Buon compleanno, Intravino! E ora?

    Vi leggo sempre con gioia -avanti così!
    Auguroni

  21. Enoteche e ristoranti contro il prezzo sorgente sbagliano

    sei grande!

  22. Alessandro Dettori e l'etichetta trasparente del vino

    Ancora una cosa: mi considerei un’hobbista se non fosse che quello che faccio mi impegna mediamente 10 ore al giorno. Quel che è certo è che ho avuto il privilegio di scegliere questo lavoro e di costruire la mia azienda come meglio ho creduto senza condizionamenti alcuni.

    Buona domenica

  23. Alessandro Dettori e l'etichetta trasparente del vino

    Benedetto ragazzo,
    mi sa che lei s’è preso un granchio.

    Il vino è prodotto con le mie uve. Da dieci ettari di vigneto produco 27.800 bottiglie di vino con una resa media per ettaro di 35 quintali d’uva. I lieviti sono stati selezionati nella mia azienda sul mosto d’uva solfitato in ragione di 10 grammi di S02 per quintale. I lieviti sono conservati a mezzo del freddo e reidratati nel mosto dell’uva all’inizio della vendemmia. Le scorze –di lievito, non di limone! le acquisto e sono 100% scorze. I vini hanno acidità naturale e sono stabilizzati per mezzo del freddo (nel senso che in cantina la temperatura in inverno si abbassa parecchio), non sono filtrati. Acquisto 15 barriques ogni anno.

    Mi scuso se sono stata offensiva, non voleva essere quello il mio scopo. Continuo a dissentire sulla sua retroetichetta. Se permette!

  24. Alessandro Dettori e l'etichetta trasparente del vino

    Alessandro,
    le sue risposte sono tutte un “io qua io la”. Non replico per non continuare a ripetermi come un disco rotto, tuttavia la ringrazio per avermi chiesto come sto facendo il mio vino.
    In campagna: solfato di rame e zolfo rispettivamente per peronospora e oidio; bacillus thuringiensis per la tignola e piretro naturale per la cicalina, concimo con sovescio di leguminose.
    In cantina: lievito indigeno proveniente dalle mie uve (isolato tramite selezione), scorze di lievito a fine fermentazione. Fermentazione in tino aperto, acciaio e barriques (verticali scoperchiate). Nei Colli Euganei le varietà bordolesi ed in special modo il camenere, sono presenti sin dal 1870 per affinarli uso con soddisfazione la barrique (ovviamente quale strumento e non come ingrediente). SO2 totale nei vini mediamente 35 mg/lt.
    Saluti

  25. Alessandro Dettori e l'etichetta trasparente del vino

    Gentile Alessandro,
    nonostante io condivida le sue motivazioni relativamente le scelta di produrre vini rispettosi delle tradizioni, della tipicità e rispettosi verso l’ambiente, continuo a ribadire che non mi trovo assolutamente d’accordo sul modo di divulgarle. Ci sono tanti modi per difendere le proprie scelte e le proprie opinioni, per fare e per dire le cose. Certo è che in questo settore oggi la prima legge sembra essere “mors tua vita mea” Non le sembra?

    Ora lei scrive che da cinque anni indica gli “ingredienti” nelle sue etichette, io penso che se fosse reso obbligo di legge elencare gli eventuali additivi utilizzati nel vino, vi sarebbe vantaggio per il consumatore e anche per i produttori virtuosi. Solo lei non si limita a scrivere quello che c’è nel suo vino, lei scrive o descrive quello che potrebbe esserci con mero intento denigratorio -mi sbaglio??? Non credo.

Hai qualcosa da dire? dillo@intravino.com